L’ammiratore – Roberto Carboni // Il libro e l’intervista

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Ciao occhi di bambola. Le tue parole sono per me il nettare più puro. Niente è l’ambrosia, al confronto. La mia vita era vuota, fredda, e senza senso, prima del tuo arrivo. Ti ho attesa, sai. Attesa, attesa… e adesso ci sei. E ti sono vicino. Nessuno ti farà mai del male, a parte me. Ma non ora. Abbiamo ancora tante cose da fare insieme.
Con amore, il tuo Ammiratore.

Federica Ansaloni, scrittrice salita alla ribalta dopo la pubblicazione di un crudo e controverso romanzo noir, ed ex paziente psichiatrica affetta da schizofrenia paranoica, per trovare l’ispirazione per la sua nuova storia acquista un appartamento in via del Pratello, a Bologna, che era stato lo studio della sua psichiatra, la dottoressa Elisa Tonelli, trovata morta proprio lì dentro, in circostanze misteriose. E da quel momento la vita di Federica non le apparterrà più. Si troverà sballottata tra vicini invasati, minacciose lettere anonime, psicopatici che la perseguitano, aggressioni, tentativi di rapimento, visite di vecchi pazienti della sua psichiatra, fan influenti che le si stringono attorno come zombie e altri efferati omicidi. E una figura misteriosa che abita nell’appartamento sotto il suo. Che non si fa vedere e non esce mai di casa. Ma grida, la spia e la perseguita. Che esiste… o forse no. Ma allora perché Federica accetta tutto in silenzio? Nasconde le lettere anonime e non parla delle aggressioni ad Alberto, il suo fidanzato. Non si rivolge alla polizia. Anche Federica nasconde qualcosa. Il suo segreto la sta portando a picco. Glielo ricorda sempre, il suo Ammiratore. Le dice di non preoccuparsi. Nessuno le farà mai del male. Nessuno. A parte lui.


L’AUTORE:

Roberto Carboni, classe 1968, autore bolognese al suo settimo romanzo. Ritratto-2Dopo il successo di Bologna destinazione notte. La fase Monk, e il Dentista. Delitti alle Sette Chiese, torna con un romanzo noir che non dà tregua al lettore. Tassista per diciassette anni, ora scrittore a tempo pieno e insegnante di scrittura creativa, cambia personaggi a ogni romanzo. La protagonista invece rimane la stessa: la morbida, accogliente, elegante e paciosa Bologna. Che la notte sa trasformarsi in qualcosa di misterioso e cupo. Minacciosa, oltre l’immaginabile.

Per chi volesse conoscerlo meglio, ecco la mia breve intervista a Roberto Carboni che ringrazio ancora per la disponibilità.

Com’è nata l’idea del libro?
Nessuno scrittore conosce veramente il luogo mentale in cui germogliano le idee, ma se è fortunato gli rimane il barlume del ricordo di quando è arrivata l’ispirazione, che poi si è mescolata, omogeneizzata, distanziata, centrifugata con tutte le sue esperienze precedenti. Di vita e immaginarie. Sono uno scrittore noir, nei miei scritti albergano tutte le paure mie (e quelle archetipe), soprattutto quelle che mi tenevano in ostaggio quando ero piccolo. Il lettore deve proprio sentirsi così, un po’ in ostaggio della storia.

Cosa è cambiato nella sua testa quando da tassista, ha deciso di diventare scrittore?
Che ho avuto più tempo per concentrarmi sul mio attuale lavoro, sia la parte che riguarda la stesura dei romanzi, che quella che riguarda l’insegnamento della scrittura creativa. La vera differenza, comunque, è che adesso posso scrivere a mente fresca e non più stanco dopo dieci ore alla guida. Qualitativamente è un’altra cosa. E non potrei desiderare un’esistenza più felice.

I personaggi che ha inserito nel libro in questione, sono nati da pura fantasia o sono ispirati, almeno in parte, alla realtà?
Il noir, per come lo intendo io, cioè nella sua qualità priva di compromessi, è uno sguardo appena deformato del mondo reale. Mi spiego, la storia sarà naturalmente molto forte in termini di intensità, ma il colore stesso della storia sarà riconoscibile dal lettore, che quindi si calerà nello scenario di un mondo che gli appartiene, solo infinitamente più spaventevole. Il lettore deve percepire che la storia invade la sua quotidianità, si deve sentire esposto. Una piccola precisazione, nei dizionari di psicologia viene spiegato che l’ansia deriva dall’affetto verso una persona e anche dall’impotenza che proviamo nel non poterla aiutare. Ecco, è ciò che accade in questa storia. Come ho detto sopra, ogni romanzo è la somma delle esperienze dello scrittore. E’ tutto vero e tutto falso. Un delirio lucido. Questo romanzo in particolare.

Una buona motivazione per addentrarsi nelle pagine de “L’Ammiratore”?
Il ritmo. Non consente di respirare. L’Ammiratore è stato concepito per inquietare e non avere cali di tensione. E’ immediato e continuo. Il lettore è chiamato subito a domandarsi cosa sia vero e cosa no, all’interno della storia. Non è un giallo, non è politicamente corretto, per cui non fa quello che ti aspetti. E’ la storia a comandare, e la storia fa quello che deve fare: va avanti e travolge ogni tuo pensiero. Il lettore è investito da una tale mole di informazioni e accadimenti che presto deve abbandonare le congetture e arrendersi al ritmo, alla storia, alle sue pieghe folli e ai continui sviluppi inaspettati. Scriverlo mi ha divertito e a volte (ora mi fa ridere pensarlo) persino un po’ inquietato. Sono soddisfatto di questo lavoro, sono certo che metta i brividi.

Serena Saponaro

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