Nature morte a Firenze – Simone Togneri // Il libro e l’intervista

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Firenze. C’è un nuovo artista in città. Un pittore. Si aggira per i vicoli con i suoi colori, in cerca di soggetti da dipingere. Vittime. Perché lui sceglie attentamente le persone da ritrarre e prima di farlo le uccide e le mette in posa. Infine lascia la sua opera sulla scena del crimine. Lo scopo ultimo di un atto creativo che è solo distruzione. Sfida, follia o estro espressivo portato oltre limiti invalicabili, le “nature morte” costringeranno il commissari Franco Mezzanotte e Simòn Renoir a percorrere una strada tortuosa che ha origini lontane nel tempo. Chi si nasconde dietro quei dipinti? E perché l’assassino pittore sembra conoscere tanto bene Simòn, da far credere agli inquirenti che sia lui stesso il misterioso artista di morte? L’indagine spaccherà in due perfino la questura e metterà in dubbio tutte le certezze. Anche le più solide.


L’AUTORE:

Simone Togneri, nato a Barga, si è diplomato Io2in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha pubblicato i romanzi Dio del Sagittario, Cose da non dire, Arnoamaro-un’indagine di Simòn e Mezzanotte, Loop. Insieme all’amico chef e decoratore Claudio Menconi ha pubblicato il romanzo/ricettario Caterino, romantico duello in punta di forchetta. Suoi racconti sono apparsi in Tutto il nero dell’Italia, Racconti nella rete 2008, Carabinieri in giallo 2, Toscana in giallo e su Cronaca Vera, Sherlock Magazine, Il carabiniere e Il Manifesto.
Vive, ascolta le voci e scrive le sue storie in una grande casa ai margini di un bosco, ai piedi dell’Appennino Tosco-Emiliano, insieme a un manipolo di gatti che, a suo dire, tengono lontani lupi e briganti.

Per chi volesse conoscere meglio questo autore, ecco qui la mia intervista. Ringrazio ancora Simone Togneri per la disponibilità.

Com’è nata l’idea del libro?
E’ nata mentre lavoravo al mio primo progetto, “Dio del Sagittario”. In quel caso raccontavo di uno psicopatico che andava in giro per Firenze giustiziando le sue vittime secondo i rituali di martirio dei Santi Cristiani e riproducendo nella realtà i dipinti famosi che ne avevano ritratto la passione. Uno su tutti il “San Sebastiano” del Mantegna. Durante la stesura, ho pensato che sarebbe stato interessante scrivere, un giorno, anche il processo inverso: invece di rappresentare l’arte crudele nella realtà, rappresentare la realtà crudele nell’arte.
Può descrivermi meglio la grande casa ai margini di un bosco, ai piedi dell’Appennino Tosco-Emiliano, in cui scrive e vive con un manipolo di gatti? Il bosco la ispira?
Il bosco mi ispira tantissimo. Il silenzio, la natura, l’isolamento, mi aiutano a concentrarmi per scrivere. Ma ho bisogno della città per ricevere gli stimoli. Scrivo storie comunque urbane e non potrei farlo se ogni tanto non abbandonassi il mio bosco.
La casa dove vivo è quella dove vivevano i miei nonni. E’ una grande casa di pietra e legno, rimasta come era una volta. Proprio qui passava la Linea Gotica, durante la Seconda Guerra Mondiale, e nella cucina si era installato un piccolo campo medico degli Alleati. Sono nato e cresciuto qui, tra queste mura, tra questi alberi che hanno un sacco di storie da raccontare. Ci sono tornato a vivere dopo tanto tempo. I miei nonni purtroppo non ci sono più, e ci vivo insieme a una gruppo di gatti, tutti trovatelli. Da me hanno trovato cibo, affetto e ospitalità e ricambiano tenendo lontani lupi, briganti e spiriti negativi.
I personaggi che ha inserito nel libro in questione, sono nati da pura fantasia o sono ispirati, almeno in parte, alla realtà?
Sono personaggi di fantasia, ma adesso sono diventati amici che ogni tanto mi vengono a trovare. Di reale hanno, o almeno lo spero, la capacità di vivere le emozioni in modo diverso l’uno dall’altro. Mezzanotte è ruvido, solido, disincantato, a volte può sembrare anche cinico e forse in qualche occasione davvero lo è. Simòn è più fragile, insicuro, ma anche più sensibile e forse più attento a quello che succede attorno a lui. Direi che si completano a vicenda, l’uno smussa gli angoli più estremi dell’altro. Si aiutano, insomma, a sopravvivere.

Una buona motivazione per addentrarsi nelle pagine de “Nature morte a Firenze”?
Firenze è una città in cui c’è la luce accecante di Michelangelo, Dante, Lorenzo il Magnifico, ma c’è anche il buio profondo del Mostro. L’arte è l’espressione più alta dell’animo umano. Il delitto quella più bassa. Questa storia non solo si muove sul confine tra luce e oscurità, ma unisce le due facce.

Serena Saponaro

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