Odiare amare baciare – Ella Gai // Il libro e l’intervista

odiare-amare-baciare_4307_x600Anna Monforti ha vent’anni, studia architettura, gioca a pallavolo e passa il tempo libero con la sua migliore amica, Emanuela, che lei chiama Nunù.
Andrea Preziosi è un uomo sui quaranta, imprenditore di successo e playboy incallito. Si accontenta di relazioni di una notte, prive di coinvolgimento, che lo fanno stare bene senza creargli problemi. Non si lascia mai andare ai sentimenti, che gli procurano, secondo lui, solo guai.
Un giorno, mentre Anna sta facendo jogging insieme alla sua amica, Andrea rischia di investirla. È così che si conoscono e basta un attimo per iniziare a detestarsi. Lo spiacevole episodio sembrerebbe concluso e invece il destino beffardo li farà incontrare una seconda e poi una terza volta… E quel senso di fastidio che hanno cominciato a provare l’uno per l’altra, presto lascerà il posto a ben altro sentimento…

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Intervista ad Ella Gai

Quando e come hai scoperto la tua passione per la scrittura? Prima di essere scrittrice, sei stata una lettrice?
Ho sempre letto fin da bambina,in particolare la narrativa per ragazzi. Poi, all’università mi sono avvicinata al romance. In realtà non ho mai scritto, nel senso che non è che abbia pensato da piccola “Ok, da grande farò la scrittrice” Anche se io preferisco definirmi “inventa storie” E’ una passione che tenevo per me. Poi, grazie al self publishing ho trovato il modo di mostrarla.

I tuoi personaggi sono ispirati alla realtà o nati da pura fantasia?
Diciamo che di base c’è sempre la realtà. Loro sono il frutto  di persone che vedo  tutti i giorni, o che conosco anche se per 5 minuti. Sono il frutto di un insieme di caratteri e stili di vita, mischiati alla mia esperienza di vita. Se dovessi dirti se esistono nella realtà i miei personaggi, ti dico subito di sì. Nel mio libro racconto la realtà, due persone con una grande differenza d’età, ma che alla fine sono ritrovabili in tutti noi. Ogni ragazza puoi immedesimarsi in Anna e noi possiamo trovare Andrea in ogni uomo. Anche se frutto delle mia fantasia, loro sono assolutamente reali.

Quali aspetti dei personaggi che hai creato ti piacciono di più? Quanto c’è di te in loro?
Di me nei miei personaggi c’è sempre poco. Diciamo che se tendo a inserire qualcosa del mio carattere e del mio modo di essere in genere lo faccio con i personaggi maschili e mai femminili. Ma è sempre un piccolo accenno di me. Chi mi conosce e legge il romanzo può trovare delle similitudini appena accennate, ma niente di più.

Tra Anna e Andrea ci sono ben vent’anni di differenza. Come mai hai scelto di far appartenere i personaggi a due generazioni così distanti?
Mi piaceva l’idea che due generazioni distanti potessero confrontarsi. Anna impara tanto da Andrea e Andrea impara tanto da Anna.  Non è sempre detto che il giudizio sia una caratteristica dell’esperienza. A volte è Anna ad essere giudiziosa, altre volte è Andrea a essere un po’ infantile, a essere un ragazzino.

Nel tuo libro si parla di coincidenze e destino, quanto ci credi?
Ecco… questo è un aspetto che rispecchia  me. Io credo tantissimo alle coincidenze, al destino che manovra tutti noi come delle pedine. Sarà forse che nella mia vita la maggior parte delle cose sono accadute per uno strano scherzo del destino. Oppure semplicemente perché mi piace credere nell’idea che ci sia qualcosa che manovra tutto. Anche se molto spesso dico “che ognuno è artefice del proprio destino e non è certo il destino a scegliere per noi.”

Hai un luogo speciale per scrivere?
In cucina. Mi ricordo di quando ero bambina e facevo i compiti sul tavolo della cucina. Mi piace scrivere e sentire gli odori della cena e del pranzo che in quel momento mia madre sta cucinando. Diciamo che stimola la mia fantasia . E poi sono a un soffio dalla credenza con i biscotti al cioccolato. E ti posso assicurare che non  è poco.
Ah, adesso che ci penso c’è una cosa di me che mi caratterizza nel libro. La protagonista mangia biscotti al cioccolato. Ebbene, in quel punto del libro, sono io.

Che consiglio daresti a un’aspirante scrittrice?

Consigli? Per carità. Come ho già detto io non mi reputo una scrittirce. Gli scrittori per me sono altri…

L’unica cosa che posso dire è di crederci fino in fondo. E di non mollare alle prime critiche. E’ una passione e come tale deve rimanere anche se dovesse diventare un lavoro. Perché nel momento in cui lo si prende come un lavoro, si smette di essere creativi.

Serena Saponaro
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