Recensione “Un disastro chiamato amore” e intervista a Chiara Giacobelli

Hello readers,

mettetevi comodi perché sarà un luuungo post.
“Un disastro chiamato amore” di Chiara Giacobelli, libro ironico che mi ha fatto ridere fino al mal di pancia, mi ha fatto compagnia in una domenica non fredda, di più. Davvero, non potete capire il vento della Puglia, il gelo che c’è quando ti trovi a due passi dal mare e vestita con una tutina non più spessa di una fetta di prosciutto (metafora liberamente tratta dal film Wild Child).

E quindi mi son messa lì, sulla sedia a dondolo, con il libro davanti e ho divorato pagina dopo pagina. Poi stavo per scrivere la recensione e all’improvviso, come un’illuminazione, ecco che mi si presenta la possibilità di intervistare per voi l’autrice. Ovviamente ho preso la palla al balzo.

Bando alle ciance, parliamo di questa meraviglia. Prima di andare avanti sappiate che avete la possibilità di vincere una copia di questo libro andando sul mio profilo Instagram (@serisop), c’è tempo fino al 20 luglio.


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Titolo: UN DISASTRO CHIAMATO AMORE
Autore: Chiara Giacobelli
Editore: Leggereditore
Prezzo: 14,90€
Pagine: 328

Trama

Francese con un lavoro a Parigi e un appartamentino a Montmartre, Vivienne Vuloir è una ragazza buffa e imbranata che colleziona una figuraccia dopo l’altra, fa i conti con una fallimentare carriera di scrittrice e soffre di un numero indefinito di fobie. A trent’anni ha dimenticato il sapore di un bacio, si è adattata a essere identificata come “quella che si occupa di gossip”, ma soprattutto ha perso completamente fiducia nel genere umano, specialmente se maschile. Quando un giorno riceve un’inattesa telefonata da un certo Mr Lennyster, figlio di un’importante attrice italiana su cui ha da poco redatto un dossier, è certa di stare per subire una grossa lavata di capo. Invece, l’uomo vuole commissionarle la biografia della madre. Così, ben presto Vivienne si troverà a dover affrontare un’avventura a cui non è affatto preparata: un viaggio in Italia, un libro da scrivere, un uomo affascinante, dolce ma oscuro, e una villa piena di misteri da risolvere. Tra gaffe, tentativi maldestri di carpire i segreti della famiglia Lennyster, amori e altre catastrofi, Vivienne, inguaribile pessimista, capirà che la vita le sta per riservare una sorpresa inaspettata…

Biografia dell’autrice


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Chiara Giacobelli è nata ad Ancona il 18 maggio 1983. Si è laureata con lode in Scienze della Comunicazione con una tesi sul cinema di Michelangelo Antonioni e Luchino Visconti e in seguito si è specializzata sempre con lode in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, vincendo il Premio Raeli dedicato ai migliori studenti dell’Ateneo di Roma Tor Vergata.

 

I luoghi

 


Recensione

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“Un disastro chiamato amore” è un romanzo perfetto per l’estate, vi farà ridere di gusto e conoscere personaggi che entreranno nel vostro cuore.
Vivienne è una giornalista francese al quale viene proposto di scrivere la biografia di un’attrice famosa, per questo va in Liguria e conosce Alex e la sua famiglia.
La protagonista è una ragazza un po’ imbranata, ipocondriaca, simpatica e assolutamente perfetta: la adorerete. Magari voi stessi vi immedesimerete in lei, nelle sue avventure e sventure totalmente fuori dal comune… o penserete che Vivienne è proprio uguale a qualcuno che conoscete. Questo libro parla di normalità: chi non ha mai fatto una figuraccia?
Io per prima, proprio durante la lettura di questo libro, sono caduta e mi sono sbucciata il ginocchio sinistro. Tutto regolare 😉

La cosa che mi ha colpito di più, nel personaggio di Viv, è che ormai si è rassegnata. Se magari all’inizio poteva versare qualche lacrima per le cose bizzarre che le capitavano, ad oggi è totalmente rassegnata ad essere un completo disastro. La prende con il sorriso: meglio ridere che piangere.

Concentriamoci, ora, sul personaggio di Alex: bello, ricco, intelligente, simpatico, premuroso e chi più ne ha, più ne metta. Ha solo un difetto: è troppo misterioso.
Vivienne è una giornalista, ha l’investigazione nel sangue, perciò non smetterà neanche un secondo di fargli pesare i segreti. Ecco che entra in gioco un altro aspetto comico di questa storia: Viv e il maggiordomo si alleeranno, diventeranno come Sherlock e Watson, nelle indagini dei misteri della famiglia di Alex. Ma si può essere così bizzarri? Evidentemente sì.

Angy è un personaggio che mi è piaciuto moltissimo: è la migliore amica di Viv, è premurosa e a volte si prende carico di decisioni che neanche la nostra stramba protagonista riesce a prendere. Un’amica così dovremmo averla tutti.
Anche Alex ha qualcuno che le sta vicino in questo modo: sua sorella Alice. Una ragazza stupenda e dolce.

La trama è ben costruita, gli avvenimenti si susseguono tutti nel giusto modo e, anche se i due protagonisti passano molto tempo a rincorrersi, si è saputa dare la giusta intonazione ai sentimenti. A mio parere Chiara Giacobelli è stata davvero bravissima a creare situazioni reali e bizzarre allo stesso tempo e questo non fa che rendere il libro bellissimo.

Se avete voglia di romanticismo, comicità, di una storia perfetta per l’estate che vi porti via da tutti i vostri problemi, “Un disastro chiamato amore” è il libro che fa per voi.

L’ho adorato.

Voto: 8 e mezzo.


L’intervista

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Parlaci di te: chi è Chiara Giacobelli?

Prima di tutto una sognatrice, poi una scrittrice e una lettrice, oltre che giornalista; amo tutto quanto ruota attorno alla cultura, leggera e divertente, o più profonda e impegnata. Sono una persona molto eclettica e infatti nella vita ha svolto tanti lavori diversi e ho viaggiato parecchio. Ho sempre sognato di pubblicare un romanzo, e a dire la verità ho scritto sin da quando sono stata in grado di prendere in mano una penna. Ma in realtà non credevo che sarebbe successo sul serio, tanto meno con una casa editrice così importante. Speriamo andrà bene!

Cosa ti piace di più del tuo lavoro di scrittrice e giornalista? C’è qualcosa che ti fa pensare “non cambierei il mio lavoro con nulla al mondo”?

Sì, ed è una sensazione che non posso spiegare. Esistono alcune cose – pochissime – che quando le incontri non le conosci, le riconosci. A me è capitato con la scrittura: non saprei dirti perché, ma so benissimo che questo è il mio mestiere e non potrei farne nessun altro. Mi è successo anche con la città in cui vivo: Firenze (nonostante io abbia un richiamo atavico per la California).
Della scrittura mi piace calarmi nei personaggi e nelle storie, adoro la fantasia e ciò che essa riesce a fare, a creare, a superare: è la cosa pià bella e importante che tutti noi esseri umani possediamo. Mi affascina volare via in un mondo parallelo che per un po’ diventa vero, mentre quando scrivo legandomi a fatti, luoghi o persone reali amo scoprirne i retroscena, il contesto, i sentimenti, l’interiorità. Scrivere ti dà la possibilità di vivere tante esistenze ed essere molte persone diverse restando sempre te stessa.

“Un disastro chiamato amore” è il tuo romanzo d’esordio ed è, bisogna dirlo, un esordio super riuscito. Cosa ti ha spinta verso la stesura di questa storia? C’è stato un episodio, o qualcosa in generale, che ti ha fatto scattare un interruttore speciale o è ti è venuto in mente in modo graduale?

Non credo che avrei mai scritto una commedia del genere se non fosse stato per le circostanze. Qualche tempo fa mi sono ammalata per circa tre anni ed è stato un periodo molto duro: per superare la malattia, non lasciarmi prendere dallo sconforto e continuare a sorridere vedendo il tutto sotto una chiave ironica, i medici mi hanno consigliato di scrivere un libro umoristico, in un certo senso terapeutico.
Ho poi scoperto che nel frattempo i miei ragazzi e le mie amiche si erano appuntati tutte le figuracce che avevo fatto nella vita (e sono molte), così metterle insieme è stato semplice… anzi, ne ho a sufficienza per scrivere un seguito! Insieme alla casa editrice e alla mia agenzia abbiamo poi lavorato sulla storia per renderla più profonda e accattivante possibile, andando un po’ oltre il semplice divertimento.
Il messaggio che il libro vuole dare è quello per cui l’ironia alleggerisce la vita e aiuta a prendere la quotidianità come pure le avversità in un modo diverso: non necessariamente migliore, ma forse più semplice.

La protagonista, Vivienne, è un’imbranata totale. Le sue avventure sono davvero esilaranti e al di là di quanto una persona possa sopportare. Poveretta. Tu, nella vita, quanto hai in comune con questo aspetto del suo carattere? Se sei anche tu un’imbranata, ti prego di raccontarci qualche episodio divertente.

Vivienne è semplicemente il mio alter ego letterario ed è incredibile quanto io mi riconosca in lei adesso che il romanzo è scritto e concluso. A volte mi capita di fare discorsi catastrofici tra me e me e di pensare: caspita, sono proprio Viv!
Quanto a gaffe e figuracce, come già detto sono il mio forte. Se ne vuoi una fresca fresca, pochi giorni fa sono arrivata alla prima presentazione ufficiale del libro a Firenze in ritardo e, mentre sgambettavo su un paio di zeppe vertiginose trasportando dei libri, sono volata a terra sbucciandomi completamente un ginocchio e procurandomi una distorsione alla caviglia. Mi sono presentata con il vestito nuovo bianco macchiato di sangue e il pubblico rideva divertito dicendo: “Ecco, è arrivata l’autrice!”. Non so come, ho retto tutta la presentazione in trance e alla fine sono crollata dal dolore. Mi sentivo svenire, quindi due cari amici mi hanno portata a casa in braccio, dopo aver speso due ore prima cercando la mia auto che era stata parcheggiata da un altro amico in una via segnata su un bigliettino volante e poi alla ricerca dell’Arnica  in farmacia nel pieno della notte. Devo dire che chi mi sta vicino ha molta pazienza e senso dell’umorismo…

Alex, il personaggio maschile, è l’uomo ideale di molte ragazze… soprattutto se imbranate. Secondo te esiste una remota possibilità di trovare qualcuno che sopporti tutte le nostre figuracce, tutte le nostre ipocondrie ed il nostro arrenderci facilmente alla forza di gravità?

Sono sicura che esista, e in un certo senso il mio ex ragazzo – che mi ha sopportata per dieci lunghi anni – si avvicina molto a lui caratterialmente. Si è preso cura di me con amore e tenerezza, gli piaceva il mio essere artista imbranata e tenera da proteggere e coccolare. Certo che se poi lo si vuole anche bellissimo come il mio protagonista, ricco, con una pazienza infinita e praticamente senza la quotidianità di un lavoro che lo porti ad avere degli impegni fissi o a viaggiare tanto, la questione si complica… Il punto, però, non è tanto se esiste, quanto piuttosto incontrarlo.

Mentre ero immersa nel romanzo, ed in particolare nei dialoghi, provavo a leggere, mentalmente, con la voce di Vivienne. Sbagliavo a pronunciare certe parole con la r moscia? Per me una francese parla così. Pensavo al suo tono di voce come soave, basso e dolce. Tu come lo hai immaginato? Vispondi a qvesta domanda in qvesto modo.

A dive il vero è la pvima volta che ci penso, ma devo dive che la r moscia non mi fa impazzive. I fvancesi che conosco e che pavlano italiano hanno una cadenza molto dolce, in effetti. Io, pevò, evo più concentvata sull’accento di Alex 🙂

Per quanto riguarda l’ispirazione, nei ringraziamenti del tuo libro possiamo capire a chi assomiglia qualche personaggio. Tra questi non c’è Angy, la migliore amica di Vivienne, ma è assolutamente un personaggio degno di nota. Lei vuole il bene della protagonista, la consiglia e la tira fuori dai guai. Tutti vorremmo una persona così nella nostra vita, tu ce l’hai? Ti sei ispirata a qualcuno, almeno nel descrivere i comportamenti della ragazza?

Se leggi con attenzione i ringraziamenti c’è scritto tutto su Angy: è una delle mie amiche più care. Non è americana, vive a Roma, ma caratterialmente le assomiglia molto. Lei è ottimista e solare, coraggiosa, pronta a provarci sempre: tutto il contrario di me!

Liguria, Parigi, California… il tuo è un romanzo multietnico. Per il tuo lavoro, sicuramente, avrai visitato molti posti. Quali ti sono rimasti nel cuore più di altri?

Parigi, altrimenti non l’avrei scelta per essere la città d’origine della mia protagonista. La adoro e non vedo l’ora di tornarci, come un po’ tutta la Francia. La sua atmosfera è molto in sintonia con me. Firenze è il posto in cui vivo e che amo da impazzire, non per niente l’ho scelto. Considero un privilegio il fatto di poter scegliere città e regione in cui vivere, e io ho potuto farlo: la Toscana è la mia casa. Anche la Liguria e i luoghi che ho descritto mi sono rimasti fortemente dentro, specialmente quando li ho visitati fuori stagione proprio con Angy. In merito alla California, non ci sono mai stata, ma è il mio sogno da quando ero bambina. Sto cercando di recuperare le forze per affrontare un volo di tante ore, e intanto conto le Xamamine a mia disposizione…

So che è una domanda difficile, ma la mia è una curiosità che non si placa facilmente. Qual è il tuo libro preferito?

Per me non è una domanda difficile, perché si lega a quella sensazione inspiegabile di qualcosa che non potrebbe essere altro di cui ti parlavo prima. Mi piacciono tantissimi libri e potrei citarti una marea di autori, ma niente rappresenterà mai per me ciò che è Cime Tempestose. Catherine Earnshaw è il personaggio della letteratura mondiale che più ho amato e sentito mio sin da quando ero bambina. Chiamali legami cosmici, se vuoi J

Saluta i lettori con una frase del tuo libro.

«Non sono bucolica, Viv. Sono ottimista. E dovresti imparare a esserlo anche tu.»
«In un’altra vita forse sì, imparerò a farlo. In questa preferisco essere catastrofica. Terribilmente catastrofica.»

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