Recensione: Maze Runner. Il labirinto – James Dashner

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Trama

Quando Thomas si risveglia, le porte dell’ascensore in cui si trova si aprono su un mondo che non conosce. Non ricorda come ci sia arrivato, né alcun particolare del suo passato, a eccezione del proprio nome di battesimo. Con lui ci sono altri ragazzi, tutti nelle sue stesse condizioni, che gli danno il benvenuto nella Radura, un ampio spazio limitato da invalicabili mura di pietra, che non lasciano filtrare neanche la luce del sole. L’unica certezza dei ragazzi è che ogni mattina le porte di pietra del gigantesco Labirinto che li circonda vengono aperte, per poi richiudersi di notte. Ben presto il gruppo elabora l’organizzazione di una società disciplinata dai Custodi, nella quale si svolgono riunioni dei Consigli e vigono rigorose regole per mantenere l’ordine. Ogni trenta giorni qualcuno si aggiunge a loro dopo essersi risvegliato nell’ascensore. Il mistero si infittisce quando – senza che nessuno se lo aspettasse – arriva una ragazza. È la prima donna a fare la propria comparsa in quel mondo, ed è il messaggio che porta con sé a stupire, più della sua stessa presenza. Un messaggio che non lascia alternative. Ma in assenza di qualsiasi altra via di fuga, il Labirinto sembra essere l’unica speranza del gruppo… o forse potrebbe rivelarsi una trappola da cui è impossibile uscire.

Recensione

Ho conosciuto questa saga grazie ai film, ma ho visto solo il primo e poi mi sono fermata. In ogni caso, è passato tanto tempo tra la visione dell’adattamento cinematografico e la lettura di “Maze Runner – Il labirinto”, perciò neanche ricordavo bene la sequenza delle scene.

Non ero mai stata particolarmente interessata a leggere questa storia ma, approfittando di offerte varie, questo mese mi sono concessa di comprare tantissime serie… e quindi eccomi qua.
Questo primo volume mi è piaciuto da pazzi e non vedo l’ora di continuare a leggere gli altri libri.
In alcuni punti mi ha ricordato tantissimo la scrittura della Rowling, la magia di Harry Potter, e vi spiego anche perché.
A parte la narrazione in terza persona, le somiglianze sono nelle sensazioni che prova Harry appena arrivato ad Hogwarts ed in quelle che prova Thomas quando esce dalla scatola e giunge nella radura.
Entrambi sono sperduti, mentre tutti gli altri sembrano sapere esattamente ogni cosa.
A volte Thomas si concede di essere emotivo, proprio come Harry, si fa prendere dalla rabbia o dallo sconforto. Entrambi non sono perfetti e non sono degli eroi, anche se sono destinati a compiere delle azioni gloriose.
Insomma quello di James Dashner è un mondo che è ben chiaro nella mente, quando si legge. Riusciamo a visualizzare ogni cosa, ogni personaggio, ogni pensiero. Non ci sfugge nulla, non abbiamo confusione e combattiamo con i combattenti.
Siamo sospettosi e curiosi di scoprire cosa c’è dietro il labirinto e sappiamo che presto tutto sarà chiaro.

Sarà una bellissima serie, secondo me, e la continuerò al più presto!

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