Recensione: Eurídice Gusmão che sognava la rivoluzione – Martha Batalha

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Trama

Rio de Janeiro, anni quaranta. Nel quartiere di Tijuca, tutti conoscono le stranezze di Eurídice e Guida Gusmão. Bellissima e ribelle, Guida è fuggita di casa per coronare il proprio sogno d’amore con il rampollo di una famiglia che si opponeva al fidanzamento. Mentre Eurídice, figlia modello rimasta a consolare i genitori, è una moglie devota e attenta, salvo poi, di tanto in tanto, lanciarsi in qualche bizzarro progetto per passare il tempo.
Ma che sperimenti fantasiose ricette a base di curcuma e latte di cocco, avvolgendo la cucina in una nuvola seducente di aromi che mai si erano sentiti in una casa rispettabile, o trasformi il salotto in un atelier di sartoria all’ultima moda, ogni sua iniziativa è destinata al fallimento. La società carioca non è ancora pronta per dare spazio alle donne intraprendenti e nessun uomo è interessato ad avere una moglie che pensa, meglio accontentarsi di una vita tranquilla e senza scossoni. E Antenor, il marito di Eurídice, non è da meno.
Finché, un giorno, Guida si presenta alla porta della sorella. Infelice e sventurata, è disposta a tutto per sopravvivere. Con o senza un marito al proprio fianco. Sullo sfondo di una città che brulica di passione e di vita, tra personaggi indimenticabili come la vicina pettegola Zélia e suo padre Álvaro, alle prese con il malocchio di un potente stregone, l’ex prostituta Filomena e il cartolaio Antônio, costretto a vivere con la madre ipocondriaca mentre cerca invano di attrarre l’attenzione di donna Eurídice, si dipana il rocambolesco percorso di emancipazione delle due sorelle e il loro tentativo di scendere a patti con il ruolo imposto dalla società dell’epoca.
Perché ogni grande rivoluzione comincia tra le mura domestiche.
Da sapiente narratrice, Martha Batalha fonde drammaticità e humour in un romanzo ricco di atmosfera e di verve, che ben si inserisce nella migliore tradizione narrativa latinoamericana.


Recensione

Eurídice Gusmão è vittima del suo tempo, degli usi e costumi del luogo in cui vive (per la precisione Rio de Janeiro, anni quaranta), ma non si rassegna ad essere “solo” una donna di casa.
La sua rivoluzione non è rumorosa, non è fatta di cartelli giganti con scritte giganti che incitano al cambiamento, ma è fatta in ogni più piccola cosa.
È sposata, ha dei figli, ma questo non significa che la sua vita debba essere dedicata completamente a loro.
Allora Eurídice comincia a cucinare, inventa ricette e le testa sui componenti della sua famiglia e su se stessa, poi scrive tutto in un quaderno. Quando il quaderno è finito, si accorge di voler pubblicare le sue ricette in un vero e proprio libro… ma suo marito le ride in faccia.
Non passa molto tempo prima che Eurídice trovi una nuova passione: il cucito. Compra una Singer e crea vestiti per lei e per le donne del quartiere. Quando suo marito lo scopre, per poco non si fa uscire il fumo dalle orecchie.
Passa un po’ di tempo, nel quale la protagonista sembra essersi rassegnata alla sua vita da casalinga e sembra trovare piacere solo nella compagnia di sua sorella Guida… ma quando quest’ultima si trasferisce da un uomo, Eurídice ricomincia a sentirsi sola, inutile, senza uno scopo.
Guarda la sua libreria, la contempla per un tempo lunghissimo, prende dei libri e un’altra idea si fa strada nella sua mente.
Compra una macchina da scrivere e comincia a battere le parole.
“Sto scrivendo un libro, è sulla storia dell’invisibilità.”
E mentre tutte le rivoluzioni di Eurídice vanno avanti, la gente di quartiere continua a vivere come deve. C’è chi spera che la famiglia Gusmão abbia difficoltà economiche, chi pensa che ci sia qualcosa di strano nella relazione di Guida e Antonio e chi, comunque è sempre, non si fa gli affari propri.
Noi li conosciamo tutti, questi bizzarri personaggi, e tutti ci entrano un po’ nel cuore. Alla fine di tutto, però, Eurídice finisce il suo libro e, come scritto nelle note dell’autrice, chi troverà e leggerà “Storia dell’invisibilità” capirà che è un libro troppi importante per appartenere soltanto a una biblioteca.

Voto: 8 e mezzo

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