Non tutti i sequel riescono col buco: una rubrica di delusioni esponenziali. Episodio #1

disegno-homer-simpson-coloratoCari readers, ho pensato una cosa.
Lo so che questa frase spaventa parecchio, perché quando io mi metto a pensare è la fine, però è successo davvero e non posso fare a meno di parlarvene.
Ho perso il conto delle serie librose che ho iniziato e che, libro dopo libro, mi hanno profondamente delusa. Complice il marketing e la voglia di business (Tina Cipollari tu mi capirai), ad oggi sono pochi gli autori che scrivono libri a bizzeffe perché ce n’è davvero bisogno. È di moda scrivere milioni di pagine sugli stessi personaggi solo perché si ha la certezza che venderanno.
Quanto valgono però, realmente, queste serie?
In questo primo episodio parliamo di MAZE RUNNER.

 

Come foto vi metto solo queste tre perché “Il labirinto”, “La fuga” e “La rivelazione” sono i libri di James Dashner che io ho effettivamente letto.
Non posso parlarvi di quelli dopo perché, essendo già arrivata esasperata a leggere il terzo capitolo, di certo non era il caso di continuare la serie.
La serie, per me, era partita benissimo.
Nella recensione dedicata vi avevo spiegato quanto mi era piaciuto “Maze Runner. Il labirinto”, ma poi tutto è andato a scemare con i seguiti.
Dal secondo libro, infatti, lo scenario cambia completamente e si perdere un po’ di vista la questione della sopravvivenza. Si nota anche come i personaggi non siano più “attivi”, ma subiscano tutto ciò che viene loro imposto.
La voglia di liberarsi che avevano Tom e i suoi compagni era una delle mie caratteristiche preferite nella lettura: mi piaceva tantissimo osservare le ribellioni interne e gli scontri, attendere il momento della libertà e avere quella sensazione di irrisolto e di curiosità.
In “Maze Runner. La fuga” troviamo delle parti che ancora conservano la bellezza de “Il labirinto”, ma purtroppo si dirigono già verso “La rivelazione”. Quest’ultimo, purtroppo, l’ho letto davvero a fatica ed ero tentata di abbandonarlo ad ogni pagina.
Ovviamente tutto ciò che sto scrivendo è soggettivo, quindi non sto assolutamente attaccando le persone che lo hanno apprezzato.
Ciò di cui proprio non mi capacito, purtroppo, è la questione “cambiamento”. Non capisco perché se il primo libro era così meraviglioso, l’autore ha sentito il bisogno di cambiare lo stile dei personaggi e anche un po’ di scrittura.
Ci sta l’evoluzione della storia, che il primo volume fosse più introduttivo rispetto agli altri, ma ci sono serie che riescono a farlo e che continuano a piacermi comunque.
Facciamoci qualche domanda, direi.
Com’è possibile che leggendo una serie mi capiti di votare a cinque stelline il primo volume e tre al terzo?
Come una scala, probabilmente sarei arrivata a votare con una il quinto libro.

È il caso di dire che non tutti i sequel riescono col buco e vi do appuntamento a giovedì prossimo per l’epidosio #2♥

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5 pensieri su “Non tutti i sequel riescono col buco: una rubrica di delusioni esponenziali. Episodio #1

  1. Ma è una bellissima rubrica!
    Ho sentito spesso parlare bene del primo libro di “Maze Runner” e in modo deludente degli altri. Io non li ho mai letti, ho solo visto i film, e devo dire che anche le mie impressioni nei loro confronti vanno scemando. Bellissimo il primo, il secondo bah… Ho paura a vedere il terzo.

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    • Questa mattina mi sono svegliata con l’idea di inventarla ed eccola qui! Io non sono mai riuscita a vedere i film successivi al primo, e anche con i libri mi è successa la stessa cosa. Ti dirò che sono in realtà molto diversi, il film non è fedele quasi per niente alla storia di James Dashner:)

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  2. Mi piace questa rubrica! 😉
    Ho letto alcuni seguiti che, per me, si sono rivelati dei flop. Anni fa sono stato nalla presentazione di Dannati, di Glenn Cooper; l’ho letto, e non mi soddisfece granché, lo trovai molto piatto; ho confidato nel secondo volume, ma anche lì la piattezza era sovrana… risultato: non ho acquistato il terzo ed ultimo volume.
    Un altro flop c’è stato con il seguito de La profezia di Celestino, di Redfield; se questo volume era stato intrigante, il seguito, “La decima illuminazione” lì’ho trovato molto banale, e che non prendevamproprio spunto dal primo…

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