Recensione: Orologi Rossi – Leni Zumas

orologi rossi

Trama

La maternità – presente o assente, cercata o negata – ci definisce come donne? Leni Zumas sceglie la via del romanzo per parlare di un tema scottante dando voce a quattro donne di Newville, villaggio di pescatori dell’Oregon, in un futuro vicino in cui negli Stati Uniti l’aborto è proibito, l’inseminazione in vitro è vietata, la legge garantisce pieni diritti all’embrione e un Muro Rosa blocca l’accesso al Canada, dove invece abortire si può, e dove ragazze e donne fuggono di nascosto in cerca di soluzione per le gravidanze non volute. Ro, insegnante di scuola superiore, è single e sta cercando di avere un figlio affidandosi a una clinica della fertilità mentre compila la biografia di Eivor Mínervudottír, esploratrice polare del diciannovesimo secolo, sola e determinata a essere sé stessa in un mondo ostile. Susan è madre frustrata di due figli perfetti, intrappolata in un matrimonio perfetto che sta cadendo a pezzi. Mattie è una delle allieve più brillanti di Ro: quando scopre di essere incinta non sa a chi chiedere aiuto. Infine c’è Gin, spirito della foresta, erborista e guaritrice, che in qualche modo riunisce i destini di tutte quando viene arrestata e processata per le sue pratiche, vittima dell’ennesima caccia alle streghe.


Recensione

“La maternità – presente o assente, cercata o negata – ci definisce come donne?”
Per me la risposta è sempre stata no, ma questo libro mi ha letteralmente fatto conoscere la realtà sotto un punto di vista crudele: il mio pensiero non è quello del resto del mondo.
Il che non significa che non sia giusto.
Conosciamo una biografa, una moglie, una figlia, una guaritrice e in loro vediamo come la maternità sia un punto fondamentale nella vita. Anche rifiutandola, rimane importante.
La storia che ci viene raccontata è la verità nuda e cruda e noi donne non possiamo lasciare che l’apparato riproduttivo parli al nostro posto.
Incredibile quanto ho apprezzato i pensieri scritti in queste pagine e quanto sono riuscita a farli miei.
Lo stile di scrittura di Leni Zumas non è per niente scorrevole o superficiale: si concentra sui dettagli in maniera maniacale e ci fa vivere nella testa dei personaggi di cui racconta.
Vi lascio con:

“Vuole più di una cosa sola.
Essere una madre affidataria.
Essere la nuova preside.
Non essere né l’una né l’altra.
Vuole allargare la mente senza limitarsi all’ “avere un figlio”.
Al “non avere un figlio”.
Smettere di ridurre la vita a una casella di spinta, al riquadro di un calendario.
Non scuotere solo la testa.
Andare alla manifestazione di protesta a maggio.
Fare di più che andare a una manifestazione.
Accettare di non sapere.
Vedere ciò che è. E vedere ciò che è possibile”.

3 STELLINE E MEZZO☆

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