Recensione: Joyland – Stephen King

joyland

Trama

Estate 1973, Heavens Bay, Carolina del Nord. Devin Jones è uno studente universitario squattrinato e con il cuore a pezzi, perché la sua ragazza lo ha tradito. Per dimenticare lei e guadagnare qualche dollaro, decide di accettare il lavoro in un luna park. Arrivato nel parco divertimenti, viene accolto da un colorito quanto bizzarro gruppo di personaggi: dalla stramba vedova Emmalina Shoplaw, che gli affitta una stanza, ai due coetanei Tom ed Erin, studenti in bolletta come lui e ben presto inseparabili amici; dall’ultranovantenne proprietario del parco al burbero responsabile del Castello del Brivido. Ma Dev scopre anche che il luogo nasconde un terribile segreto: nel Castello, infatti, è rimasto il fantasma di una ragazza uccisa macabramente quattro anni prima. E così, mentre si guadagna il magro stipendio intrattenendo i bambini con il suo costume da mascotte, Devin dovrà anche combattere il male che minaccia Heavens Bay. E difendere la donna della quale nel frattempo si è innamorato.


Recensione

Mi è piaciuto tantissimo!
Ero attratta da questo libro da tempi immemori e finalmente mi sono decisa a leggerlo: decisione ottima.
Si creano sempre dei dibattiti su chi preferisce il vecchio King e chi il nuovo, tra chi dice che il nuovo King non vale la pena di essere letto e tra chi invece lo difende sempre a spada tratta. Credo che io mi collocherò nell’ultima categoria: un autore così versatile, in grado di cambiare stile in base alla storia e di catturare ugualmente in quasi ogni libro la mia attenzione, merita di essere acclamato dalla sottoscritta.
Con Joyland mi sono innamorata di un parco divertimenti, di protagonisti a cui mai avrei pensato di affezionarmi, di una storia bellissima. Sono fuori di me dalla tristezza per averlo già finito.
Posso permettermi di dire – avendo letto 22/11/63 e avendo già stabilito che è il mio libro di Stephen preferito – che nel periodo di pubblicazione di questo libro l’autore stesse dando il meglio di sé.

5 STELLINE☆

4 risposte a "Recensione: Joyland – Stephen King"

  1. Concordo con ambo i tuoi giudizi: 22/11/63 resta forse il mio libro preferito insieme a IT e anche Joyland, che lessi appena uscito, ha un suo perche’. Molti autori hanno scritto di parchi di divertimenti abbandonati e infestati, ma King riesce sempre ad infondere ad una trama conosciuta quel tocco in piu’ che la rende unica. Non a caso e’ un genio della letteratura horror contemporanea, anche se riesce a soprenderci con capolavori di delicatezza come, appunto, 22/11/63. Sono d’accordo che molti suoi libri dell’ultima decade lascino il tempo che trovano, ma lo stesso secondo me vale per i libri della prima decade della sua carriera… purtroppo (o per fortuna per lui) quando si hanno troppe storie in mente e’ inevitabile che alcune finiscano con l’essere insipide. Certo e’ che spesso molte idee valide sono annichilite da un pessimo lavoro di revisione: quanto ci avrebbe guadagnato The Dome se i revisori gli avessero chiesto di tagliare quelle 200 pagine di troppo?

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