Recensione: Neve – Maxence Fermine

neve

Trama

Giappone, fine Ottocento. Yuko, diciassettenne ribelle, lascia la famiglia per diventare poeta. Ma la sua poesia, dedicata interamente alla neve, è troppo bianca, e per imparare a darle colore Yuko deve seguire gli insegnamenti del vecchio poeta Saseki, ormai divenuto cieco. Saseki, attraverso il racconto della sua passione per Neve, una ragazza bellissima venuta dall’Europa e scomparsa mentre cercava di attraversare un precipizio sospesa su una fune, insegna a Yuko la forza e la potenza dell’amore. E con questo insegnamento Yuko diverrà non solo un grande poeta ma – cosa più importante – un essere umano capace di amore.


Recensione

Il mio rapporto con gli autori giapponesi è molto particolare: riconosco la loro bravura, ma sono più tipa da romanzi corposi e pieni di azione.
Con Fermine credo di aver trovato il “meno peggio” tra tutti quelli che ho letto. Ho trovato “Neve” molto poetico e la storia mi è piaciuta molto.
Certo, continuo a non impazzire per questo tipo di libri corti, però ne riconosco l’importanza e il significato.
“Neve” racconta di Yuko e delle poesie che scrive, appartenenti al genere letterario giapponese “Haiku” ovvero composte da tre versi e diciassette sillabe.
L’intera narrazione è costruita come una storia della buonanotte. Avete presente le fiabe che vi raccontavano da bambini? Mi è sembrato di ritrovarmi in una di quelle, insieme ad un’atmosfera quasi da sogno.
Tutto sommato mi è piaciuto questo libro, ma ripeto rimane fuori dai miei generi preferiti di storia.

“E si amarono l’un l’altro
Sospesi su un filo
Di neve.”

3 STELLINE☆

 

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