Recensione: Good People – David Lindsay-Abaire

good people

Trama

Margie Walsh è una madre single della periferia di Boston alle prese con i mille problemi della vita quotidiana: le rate dell’auto, i conti del dentista, la figlia Joyce, che richiede tempo e attenzioni. Quando perde il lavoro come cassiera a causa dei continui ritardi, non le resta che rivolgersi a un vecchio compagno di scuola, Mike, che negli anni ha perso di vista ma che è convinta possa darle una mano. Se Margie è una donna sull’orlo della disperazione, pronta a tutto, Mike è invece un affermato dottore che vive in una bella casa, con una bella moglie, e che si gode una tranquilla vita di successi. Due caratteri diversi, due contesti opposti. E faranno nascere sviluppi e rivelazioni imprevedibili. Good people è la storia della lotta di una donna tenace in un’America che sembra concedere infinite opportunità di carriera, ma in cui superare gli steccati sociali è una sfida forse troppo ardua. David Linsday-Abaire, Premio Pulitzer per il teatro nel 2007, racconta gli affanni e le speranze di Margie in modo divertente e provocatorio, tratteggiando personaggi che sembrano usciti da una canzone di Bruce Springsteen o dai libri di John Steinbeck. Dal cuore dell’America più violenta e pura.


Recensione

Oh. Mio. Dio.
Dov’è stato questo libro per tutto questo tempo?

Premetto subito che non leggevo una commedia dai tempi delle superiori con Goldoni 😂 (dettagli), ma ho letto un paio di sceneggiature lo scorso anno.
Beh, questo libro non ha niente a che fare. Darò un voto altissimo senza pensarci un attimo, perché mi ha fatto schiattare dal ridere e non ho sentito per niente la pesantezza della struttura del libro a commedia, appunto.
La descrizione delle scene non è affatto invasiva, a un certo punto smetti anche di leggere i nomi di chi parla perché ti sembra di stare in una stanza con loro e di sentire le loro voci: sai esattamente chi dice cosa, perché ogni frase è nel carattere di un determinato personaggio.
La storia narrata è quella di Margaret, che perde il lavoro all’improvviso in una cittadina sperduta senza prospettive. Margaret comincerà a cercare lavoro, aiutata dalle sue migliori amiche, e improvvisamente finirà nella casa di un medico, suo fidanzato d’infanzia. No, non ci sarà niente di romantico, non è questo lo scopo del libro!
La realtà della storia lascia senza parole, ma è accompagnata da così tanta assurdità e ironia da avermi fatto davvero ridere di gusto. Mi ha risollevato la giornata, nonostante tutta la drammaticità delle situazioni.
“Good people” è stato una piacevole sorpresa (e dire che non lo avevo neanche mai sentito nominare prima di adocchiarlo) e dopo averlo finito di leggere la sensazione è “ora cosa ne faccio della mia vita?”

5 STELLINE☆

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