Recensione: Sotto il sole di mezzanotte – Keigo Higashino

sotto il sole di mezzanotte

Trama

Doveva essere un giorno di riposo per l’ispettore Sasagaki, invece è l’inizio di un caso inestricabile che finirà per ossessionarlo per molto, molto tempo. Il corpo di Yosuke Kirihara, stimato proprietario di un banco di pegni, viene rinvenuto in un edificio abbandonato. Sdraiato su un divano, i capelli composti, l’abito elegante, come addormentato, non fosse per quella chiazza di sangue in mezzo al torace. I sospetti ricadono di volta in volta sui familiari, poi sui clienti del negozio, infine su una presunta amante, ma più il cerchio si stringe più la polizia brancola nel buio: non ci sono prove schiaccianti e gli indiziati hanno alibi che si sostengono a vicenda. E, come una maledizione, tutti coloro che hanno a che fare con il caso Kirihara finiscono per morire in strane circostanze. Tutti tranne il figlio della vittima, Ryo, un ragazzo cupo e impenetrabile che vive arricchendosi con traffici illegali, e la figlia dell’amante di Kirihara, Yukiho, studentessa brillante e di una bellezza mozzafiato. Si dice che la pazienza sia la virtù dei forti, ma vent’anni sono davvero troppi, specialmente quando si tratta di un efferato omicidio. Riuscirà l’ispettore Sasagaki a sciogliere il mistero che lo tormenta e a incastrare un colpevole che gli sfugge da decenni?


Recensione

Amo profondamente il genere thriller, ma purtroppo non amo gli scrittori giapponesi.
Trovo che il loro stile sia molto particolare e che i romanzi che scrivono possano piacere oppure no ai lettori, senza mezze misure.
“Sotto il sole di mezzanotte” è un thriller giapponese, quindi ho voluto dare una possibilità per capire se la mia opinione finale sarebbe stata più proiettata verso la parte thriller che amo o verso la parte giapponese che solitamente non amo.
Bene, posso dire che devo stare lontana a prescindere da qualsiasi cosa in stile giapponese. Tantissima gente apprezza questo tipo di opere e io proprio non ci riesco, non so che problema ho.
Fatto sta che con tutta la buona volontà mi sono immersa in questo romanzo e ho stretto la mano ai personaggi, ho letto e letto ma purtroppo a un certo punto la voglia di saltare le pagine era troppo forte.
Come nei romanzi di narrativa generale, anche in questo thriller ho trovato i soliti problemi. Non so perché i giapponesi abbiano questo modo di girare intorno alle storie, aggiungendo dettagli che a livello di trama non sono utili e che ti fanno pensare, dopo 300 pagine di lettura, di essere sempre allo stesso punto.
Sicuramente ho apprezzato i colpi di scena, sicuramente non è un thriller che demolirò totalmente, ma non posso dire assolutamente di aver apprezzato la narrazione e per me la narrazione è tutto.
La trama si concentra molto sul dramma, su una serie di omicidi avvenuti in circostanze sospette, e fa viaggiare nel tempo i lettori. Mi sono ritrovata a conoscere 700 pagine di una storia che si sviluppa nel corso di quasi vent’anni e ho dovuto fare più volte dei respiri profondi.
Chi mi segue sa che sono abituata a stili di scrittura pesanti e che ormai ci ho fatto l’abitudine, arrivando persino ad apprezzarli. Con questo stile però non penso mi accadrà mai.
Penso che questo libro sia davvero PERFETTO per chi ama lo stile giapponese, perché racchiude gli elementi chiave che caratterizzano il tipo di scrittura. Ora io magari non me ne intendo, però mi è capitato di leggere molti libri così e mi sento, paradossalmente, di consigliarlo a chi ama il genere.

 3 STELLINE☆

Una risposta a "Recensione: Sotto il sole di mezzanotte – Keigo Higashino"

  1. Non te ne fare una colpa, può succedere di non amare un genere, o uno stile; mica ci può piacere tutto! 😉 Ti faccio un esempio: io per un po’ ho provato a leggere Isaac Asimov, e dopo un po’ ho scoperto che la fantascienza non mi piace. Poi magari dipendeva dal fatto che dovevo prenderla a piccole dosi, e non tutta insieme. Magari un giorno ritenterò, chi lo sa! :).
    Per venire al problema della letteratura giapponese, personalmente non l’ho mai letta, ma quasi quasi (per quanto mi riguarda) sarei tentato di dare una possibilità ad Ishiguro; magari leggendone prima uno, poi… Vedremo…
    Ti auguro un felice pomeriggio. 🙂

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