Recensione: Seme di strega – Margaret Atwood

seme di strega

Trama

«C’è una tempesta. E vendetta, decisamente vendetta.» Felix è un regista teatrale di successo. Da parecchie stagioni, le punte di diamante del cartellone del Makeshiweg Theatre Festival sono proprio i suoi allestimenti ingegnosi, provocanti per natura. Eppure, nulla di ciò che ha portato in scena finora potrà reggere il confronto con la brillante, spiazzante rilettura della shakespeariana Tempesta che, all’indomani della morte dell’amata figlia Miranda, Felix si è messo in testa di produrre. O per lo meno, questo è il piano. Se non che, vittima di un volgare tradimento da parte del suo socio in affari, Felix si ritrova d’improvviso a vivere in totale solitudine, estromesso con un colpo di mano dal mondo del teatro, in una catapecchia in mezzo al niente: uno sconfortante luogo pieno di assenze che però si rivela ben presto ideale per rimasticare le sue mire di vendetta contro chi pensava di averlo ormai escluso, giocando d’astuzia, dal palcoscenico della vita. Margaret Atwood, scrittrice visionaria e di impareggiabile acume, reinterpreta La tempesta di Shakespeare e costruisce un romanzo brillante, definito dal britannico Guardian «ribelle, che si legge tutto d’un fiato, spassoso».


Recensione

Ho appena terminato la lettura del mio settimo libro di Margaret Atwood e posso continuare a dire di amate questa autrice.
“Seme di strega” è un romanzo che ripercorre “La tempesta” di Skakespeare, reinterpretandola sotto vari punti di vista e adattandola ad attori particolari, ovvero un gruppo di detenuti.
Felix, protagonista del romanzo, ha perso sua figlia e successivamente anche il suo lavoro da regista. Identificando sua figlia nel personaggio di Miranda de “La tempesta” e avendo delle vere e proprie visioni di lei, mette in scena lo spettacolo come una sorta di vendetta contro chi gli ha fatto del male.
I parallelismi tra la vita reale e lo spettacolo non mancano, il tutto è arricchito da bellissimi personaggi che danno contributi non indifferenti all’intera opera.
Lo stile di scrittura, anche questa volta, mi ha sorpreso per la sua bellezza. Margaret non è mai particolarmente poetica, ma ha una capacità di raccontare che mi cattura totalmente.
Mi è piaciuto moltissimo questo libro.

 5 STELLINE☆

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