Recensione: Rosemary’s baby – Ira Levin

rosemary's baby

Trama

Guy e Rosemary Woodhouse sono una giovane coppia di sposi. Lui è un attore, in attesa della sua grande occasione; lei sogna una normalità borghese fatta di sicurezza economica, una bella casa, tanti figli. Dopo lunghe ricerche hanno trovato un appartamento nel Bramford – un antico palazzo nel cuore di Manhattan, circondato da un alone di prestigio sociale ma anche da sinistre leggende – e di lì a poco la loro vita sembra arrivare a una svolta: Guy ottiene una parte in un’importante commedia e Rosemary resta finalmente incinta del primo figlio. Ma non tutto è destinato ad andare per il verso giusto. La gravidanza di Rosemary viene turbata da premonizioni e incubi notturni, da inspiegabili dolori addominali e strani incontri, e soprattutto dall’invadenza di due vicini, troppo premurosi per non risultare sospetti… Pubblicato per la prima volta nel 1967 e portato sul grande schermo da Roman Polanski, con un’indimenticabile Mia Farrow nel ruolo della protagonista, Rosemary’s Baby è una delle grandi storie di mistero della nostra epoca, ma anche una godibilissima commedia che, dopo aver fatto entrare il Male nelle nostre case, ci aiuta a esorcizzarlo con la grazia di un semplice sorriso.


Recensione

Bellissimo!!
Adoro questa tipologia di libri, con trame piene di mistero e tensione.
Premetto che sono una grande fan di American Horror Story, soprattutto delle stagioni che si concentrano sul concetto del “male”, quindi non ho potuto fare a meno di notare dei parallelismi tra la stagione “Murder House” e questo romanzo.
Sicuramente gli sceneggiatori di AHS si saranno ispirati vagamente alla storia di Ira Levin e adesso che lo so, vedo tutto in modo diverso.
La storia di Rosemary è coinvolgente, mi ha messo ansia e mi ha fatta sentire impotente. Ho adorato questo libro proprio per queste motivazioni.
Lo stile di scrittura è a dir poco perfetto per ciò che si racconta, capace di tenere viva l’attenzione del lettore senza annoiare mai.
Ve lo straconsiglio!

5 STELLINE☆

Una risposta a "Recensione: Rosemary’s baby – Ira Levin"

  1. Ricordo che anch’io quando ho scoperto Ira Levin sono rimasto sorpresissimo: riesce a creare un’atmosfera tesa e sottile con semplici tratti, con una narrazione lineare e quasi “tranquilla”: ad un certo punto stai male, hai paura… ma non sai di cosa! Subito dopo aver amato “Rosemary’s Baby” mi sono letto subito “La fabbrica delle mogli”, adorando anch’esso (al contrario del film e del relativo remake moderno con la Kidman) mentre non ricordo se ho letto “I ragazzi venuti dal Brasile”, sebbene il film con Robert Mitchum mi terrorizzò da ragazzino 😛

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