Recensione: Più donne che uomini – Ivy Compton Burnett

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Trama

In una prospera cittadina inglese a inizio Novecento, un grande istituto femminile è diretto da Josephine Napier, un generale ingioiellato: alta e austera, un viso regale, «vestita e pettinata in modo da esibire i suoi anni, anziché nasconderli». Impeccabile in ogni gesto e in ogni parola, è il punto di riferimento imprescindibile per tutti, le studentesse, il corpo docente e i suoi familiari: il marito Simon, oscurato dalla personalità della moglie, il figliastro Gabriel, il fratello Jonathan, vedovo calato nel ruolo dell’anziano zio e amante segreto ma non troppo di Felix Bacon, giovane sfaccendato. Al gruppo si unisce presto Elizabeth, una vecchia conoscenza di Josephine che viene assunta come governante e porta con sé la figlia Ruth. Le giornate sono scandite da una serie di rituali obbligati e da dialoghi in cui si dice tutto e niente, botta e risposta infiocchettati che in realtà nascondono universi interi. Finché un tragico evento inaspettato fa precipitare ogni cosa, dando vita a una reazione a catena che sconvolgerà le vite di tutti e porterà a galla il lato oscuro di ognuno di loro. Nessuno è chi dice di essere, e dietro alla spessa patina del codice vittoriano si nascondono segreti celati per intere esistenze. Verranno fuori tutti, uno dopo l’altro. Pagine indimenticabili e soppesate perfettamente, in cui l’umorismo pungente si mescola con la tragedia, e le piccole interazioni quotidiane con i grandi drammi della vita.


Recensione

“Quindi non siete dell’idea che, a parità di lavoro, si debba avere tutti lo stesso stipendio?”

Tutti quelli che hanno sempre creduto che i discorsi sulla parità dei sessi siano venuti fuori negli ultimi anni, dovranno ricredersi sapendo che il libro “Più donne che uomini” è stato scritto nel 1933 e tratta l’argomento in ogni sua pagina.
In una cittadina inglese a inizio Novecento c’è un istituto femminile diretto da Josephine, una donna di polso. Sotto di lei un gruppo di donne e uomini, con le loro vite, le loro idee, le loro conversazioni e i loro segreti.
Mi ha colpito moltissimo lo stile di scrittura di Ivy Compton Burnett – scorrevole, evocativo e adatto all’epoca in cui è ambientato il romanzo -, ma soprattutto i personaggi che ha creato. Le donne potenti le riconosci dai gesti, dalle parole, dalle azioni che compiono e dal loro modo di farti pensare e riflettere, anche senza dire molto.
Non mi sono mai definita una femminista, perché ultimamente il movimento sta quasi prendendo una piega “superiorità” rispetto al genere maschile. Al contrario, la parità dei sessi è un argomento che mi sta molto a cuore. Spero vivamente che un giorno saremo davvero tutti uguali e, da ciò che ho letto, lo speravano anche le donne di qualche anno fa.

4 STELLINE☆

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