Intervista ad Eleonora Gaggero. Scoprite il suo nuovo libro “Se è con te, sempre”

Readers,

Se è con te sempre eleonora gaggero

ricordate la mia recensione di “Se è con te, sempre” uscita sul blog qualche giorno fa? (la trovate a questo link)

Sulla scia della lettura di questo romanzo ho deciso di intervistare l’autrice Eleonora Gaggero che è stata così gentile da rispondere alle mie domande.

Siete pronti a scoprire cosa le ho chiesto e cosa ha risposto?
Allora continuate a leggere!

 


Intervista

Continua a leggere

INTERVISTA a Laura Mercuri, autrice di “Ogni tuo silenzio” e “Il solo modo di coprirsi di foglie”.

Chi è Laura Mercuri?

Laura Mercuri nasce a Roma nel 1970. Studia al liceo classico e si laurea in Psicologia Clinica nel 1995, specializzandosi poi in Terapia familiare nel 2001. Fa la psicoterapeuta e scrive: racconti per una rivista femminile, romanzi, sceneggiature.
Vive sulla costa, vicino a Roma, col figlio e il marito. Almeno fino a quando non diventerà ricca e si trasferirà, armi e bagagli, in un bel cottage in Inghilterra.
Il suo nuovo romanzo Ogni tuo silenzio, dopo essere stato online su Amazon ed aver raggiunto ad appena una settimana dalla pubblicazione la vetta delle classifiche, è stato pubblicato a settembre 2015 da De Agostini. Nell’ottobre del 2015 è stato tradotto in lingua inglese ed edito da Amazon Crossing. Nel 2016 è uscito per la stessa casa editrice in lingua tedesca.
Il suo nuovo romanzo Il Solo Modo Per Coprirsi di Foglie è stato pubblicato da De Agostini nel dicembre 2016.

Intervistiamola!

  • Dicci di te: chi è Laura Mercuri?

Un’ultraquarantenne che nella testa si sente, forse, ventenne. Che legge tanto, scrive tanto e non sarà mai una brava casalinga. Una psicoterapeuta, anche, una moglie e una madre orgogliosissima del suo pupo ormai più alto di lei.

  • Quale genere di libri preferisci leggere? Della serie “dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei”.

Nel mio caso è davvero difficile capire “chi” sono da questo, perché io leggo di tutto, narrativa contemporanea e classici, gialli e romance, avventura, fantasy, poesia… Passo tranquillamente da Jane Austen ad Harry Potter, da Agatha Christie a Murakami fino alla mia poetessa preferita, Wislawa Szymborska, dai cui versi ho preso quello che dà il titolo al mio romanzo, in libreria in questi giorni, “Il solo modo per coprirsi di foglie”.

  • Cosa ti ispira mentre scrivi? C’è un posto particolare, un oggetto o della musica?

Non credo molto all’ispirazione, a meno che con questo termine non si intenda il comparire di un’idea, del germe di una storia nella mente. E in tal caso non esiste, almeno per me, alcuna costante: le storie mi arrivano addosso quando meno le cerco, magari mentre faccio la spesa o in vacanza, a calpestare chilometri di marciapiedi col naso all’insù. Il resto è assimilabile a un lavoro, gli altri si alzano dal letto, si vestono e vanno in ufficio o in fabbrica o dove lavorano, io indosso la mia tuta da casa e mi metto al computer. E scrivo, tutti i giorni. Tuttavia, l’unico posto in cui scrivo  è casa mia, alla mia scrivania, e rigorosamente quando sono sola. Scrivo nel silenzio, ma prima e dopo c’è sempre musica, per me, anche mentre faccio (male) le faccende di casa. Anche ne “Il solo modo” c’è tanta musica…

  • Hai scritto ben due romanzi pubblicati da Bookme ed entrambi hanno avuto molto successo. Qual è il tuo preferito tra i due, se lo hai?

Ti ringrazio, ma non so se si possa dire che hanno avuto “molto successo”… 😉 Comunque no, non ho un preferito, sono entrambi l’espressione di un certo periodo della mia vita, quindi li amo entrambi alla stessa maniera, anche se in questo loro rappresentare momenti diversi della mia vita hanno caratteristiche, inevitabilmente forse, molto diverse.

  • Leggendo “Ogni tuo silenzio” e “Il solo modo per coprirsi di foglie” ho potuto notare differenze nella personalità dei personaggi e credo che sia bello sapersi orientare in più realtà. Come mai, però, hai scelto di parlare di situazioni così tanto diverse?

Credo che, in parte, la risposta a questa domanda sia rintracciabile già in quella precedente, ma proverò a spiegarmi meglio: la prima persona per cui scrivo sono io, i lettori vengono dopo. Io scrivo per raccontarmi una storia, e così come quando scegliamo una lettura ci basiamo non solo sui nostri gusti ma anche sul momento che stiamo attraversando, così le storie che scrivo riflettono appunto quei momenti. Quando ho scritto “Ogni tuo silenzio” avevo bisogno, per ragioni personali, di immergermi in una sorta di fiaba, un mondo un po’ magico in cui due persone, come Aris ed Emilia, si amassero di un amore puro e assoluto, che i problemi di ogni giorno e gli altri non potessero in alcun modo toccare né ostacolare. Di solito, però, il mio sguardo sul mondo è decisamente più pragmatico, e fare la psicoterapeuta familiare e di coppia da vent’anni senza dubbio non mi permette molto di allontanarmi da una realtà, che è quella di tutti, in cui spesso i sentimenti sono messi ogni giorno a dura prova dalle nostre insicurezze, dai nostri falsi miti, dalle scelte sbagliate che facciamo mentre cerchiamo di proteggerci. “Ogni tuo silenzio” mi ha aiutato ad attraversare dolcemente quel momento di difficoltà personale, e quindi la mia storia successiva non poteva che immergersi ancora una volta nella realtà, che ero di nuovo pronta ad affrontare.

  • Oltre alle personalità, secondo me tra i tuoi due romanzi cambia anche il modo di scrivere, il tuo stile. Non posso fare a meno di chiederti: come mai sei cambiata così tanto? Ne sei consapevole o è semplicemente successo e tu ti senti uguale a prima?

Credo sia difficile, o almeno per me lo è, non adattare lo stile di scrittura al tipo di storia che stai raccontando. “Ogni tuo silenzio”, in questo senso, è un romanzo che io definisco fiabesco e, come tale, aveva bisogno di uno stile lieve, a tratti quasi poetico, mentre “Il solo modo di coprirsi di foglie” è un libro che racconta la realtà, con personaggi pieni di dubbi, che alla ricerca della felicità spesso fanno errori che provocano sofferenza a loro stessi e alle altre persone importanti della loro vita. Per questo ho scelto di usare uno stile più deciso, a volte duro, asciutto, che a mio giudizio meglio si adattava alle vicende raccontate e all’imperfezione dei protagonisti, lontanissimi dalla purezza un po’ angelica di Aris ed Emilia. Tuttavia non escludo di provare, in futuro, a raccontare una storia realistica utilizzando uno stile lieve e magari anche un po’ poetico, o viceversa. Sarebbe una bella sfida!

  • Come ogni autrice, anche tu hai una tua vita privata ed il tuo modo di pensare. Gli elementi che ti caratterizzano fanno più parte dei silenzi di “Ogni tuo silenzio” o delle espressioni di “Il solo modo di coprirsi di foglie”?

Bellissima domanda, mi ci fai riflettere. Credo che una certa concretezza di fondo caratterizzi i miei comportamenti, nell’ambito della psicoterapia, della vita quotidiana, della famiglia, richiamando quel realismo di cui è intriso “Il solo modo di coprirsi di foglie”, mentre la mia mente, che tende sempre a staccarsi dalla realtà per scappare nella fantasia, come un cagnolino troppo vivace che tira quando sta al guinzaglio, si trovi molto più a suo agio nelle atmosfere sfumate e un po’ rarefatte di “Ogni tuo silenzio”. È un continuo andirivieni, che di sicuro mi è utile: guadagnarsi da vivere e crescere un figlio sono compiti che richiedono disciplina e attenzione, stare costantemente sulle nuvole non sarebbe opportuno…

  • Motiva i lettori: perché dovrebbero leggere i tuoi romanzi? Cosa prometti, e speri, di lasciare a loro?

Non sono brava a promuovermi da sola, te lo confesso, quindi a questo proposito posso solo ripetere quello che hanno detto coloro che hanno già letto i miei libri: che le mie storie li hanno fatti emozionare, che si sono affezionati ai personaggi e avrebbero voluto, questo mi ha davvero fatto ridere, “andare a vivere con loro”. Non posso promettere nulla, perché non prendo la scrittura come una missione o un imperativo morale, e se qualche monito o messaggio è comunque rintracciabile nei miei libri… “credete che non s’è fatto apposta”, come ha già meravigliosamente detto Manzoni.

Spero di riuscire a continuare a inventare storie per me stessa per prima, e spero quindi di avere la fortuna che quelle stesse storie incontrino anche il gradimento di altri, il che mi sembra già un risultato pazzesco.

  • Ti ringrazio per avermi permesso di intervistarti. Saluta i lettori di “Cioccolato&Libri” con la tua frase preferita in assoluto, quella che ti aiuta nel corso della tua vita nei momenti di buio e di luce.

Sono io che ringrazio te per avermi offerto questa opportunità di farmi conoscere meglio dai lettori, e anche per avermi fatto riflettere su alcune cose che consideravo quasi scontate, facendomi rendere conto che non lo sono affatto. È stato un vero piacere!

La mia frase preferita è di Simone de Beauvoir, una scrittrice, e una donna, che davvero ha segnato la mia giovinezza e la mia vita, una frase un po’ amara, forse, ma anche un monito che cerco di seguire, quando i dubbi mi assalgono:

“Se soltanto si potesse preferirsi tranquillamente…”.

Leggi qui la recensione di “Ogni tuo silenzio”.
Leggi qui la recensione di “Il solo modo per coprirsi di foglie”.

Intervista a Sarah Bianca, autrice del successo “Feline”.

Vi ricordate la mia recensione di “Feline“? No? Allora seguite questo link.
Se invece sapete già di cosa sto parlando e magari avete anche letto il meraviglioso libro, vi farà sicuramente piacere leggere oggi la mia intervista all’autrice Sarah Bianca.

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(copertina del libro)


L’autrice

Sarah Bianca è una giovane scrittrice romana. Vive con tre gatti, un cane e possiede un numero imprecisato di libri fantasy. Nelle notti di luna piena si diletta a danzare con le Naiadi. Gestisce un’omonima pagina su Facebook dove ogni settimana pubblica storie che appassionano e incantano i suoi lettori. Già pubblicato con grande successo in ebook, Feline è il suo primo romanzo.


L’intervista

Dicci di te: chi è Sarah Bianca?

Chi sono? Una sognatrice e una lettrice ossessivo compulsiva.

Quale genere di libri preferisci leggere? Della serie “dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei”.

Dipende dal momento e dall’umore, ma in generale leggo quasi di tutto tranne la saggistica politica o di società e costume.

Sei una scrittrice: cosa hai provato quando hai terminato la tua prima storia? La prima in assoluto, magari anche una che non ha mai letto nessuno.

Terminare la prima storia è come far andare un pezzo di te stessa al suo posto e per quello che mi riguarda, più scrivo e più mi completo.

Cosa ti ispira mentre scrivi? C’è un posto particolare, un oggetto o della musica?

L’ispirazione per tutto quello che scrivo nasce per caso, in momenti diversi della giornata, non seguo un filo di pensieri o un ragionamento perché le mie “idee” nascono sotto forma di immagini. Io vedo delle scene davanti a me, come fossi in una stanza fatta di ologrammi dove posso muovermi per guardare più da vicino e capire meglio quello che la mente mi mostra. Se un’immagine è veramente bella e potente ne scrivo, altrimenti passo a quella successiva.

Il tuo libro “Feline” sta letteralmente spopolando, infatti hai moltissime recensioni positive (tutte meritate). Come ti senti al riguardo? Che sensazione si prova ad accorgersi di aver scritto qualcosa che ha smosso i sentimenti delle persone?

Incredulità e gratitudine. Durante la mia prima presentazione, una ragazza mi si è avvicinata e mi ha chiesto se poteva abbracciarmi, aveva fatto due ore di treno per venire a sentirmi, per incontrarmi e io non riuscivo a credere che lo avesse fatto per me. Non riuscivo a credere che avessi significato così tanto per qualcuno, che fossi riuscita a smuovere delle corde interiori con così tanta forza da spingere qualcuno a viaggiare solo per potermi stringere una volta e ricevere il mio autografo sul libro. Ogni volta che qualcuno mi dice o scrive per dirmi che ha amato una delle mie storie o Feline, mi rendo conto di quanto il rapporto lettore-scrittore sia intenso, io ti dedico parte di me stessa perché tu possa intraprendere con me un viaggio e tu prendi la mia mano con fiducia e mi offri il tuo tempo, affiché questo viaggio possa avere inizio.

Ti seguo sui Social Network e so che sei pazza di Uriel. Immagina di vedere, un giorno, un adattamento cinematografico del tuo libro: che attore vorresti per interpretare lui?

Uriel è semplicemente meraviglioso e non vedo come si potrebbe resistergli! Per quanto riguarda il cast, invece, ti darò la stessa risposta che ho dato ogni volta che mi è stato chiesto di immaginarne uno: niente cast! È diritto e dovere del lettore immaginare i personaggi come desidera, appropriarsene e farli suoi mentre la storia prosegue. Come io immagino il loro aspetto non è importante, è importante come li immagini tu e come il tuo immaginarli ti fa sentire nei loro riguardi. Non so se mai un giorno Feline diventerà un film, ma anche allora l’unica cosa che mi importerà sarà che non ne stravolgano la trama, di attori bellissimi è pieno il mondo, di film tratti da libri che siano abbastanza fedeli all’originale, no.

Non ci sono “vittime” nel tuo libro: tutti reagiscono, prendono il controllo e assumono posizioni dominanti. Anche tu sei così nella vita? Sei una combattente?

Non credo che tutti assumano posizioni dominanti, ma tutti cercano di trovare un modo per sopravvivere a quello che capita loro, che poi è quello che facciamo nella vita di tutti i giorni. Io sono una combattente, chi mi conosce lo sa, cado e mi rialzo e non mi arrendo mai.

Ti ringrazio per avermi permesso di intervistarti. Saluta i lettori di “Cioccolato&Libri” con la tua frase preferita di “Feline”.

Grazie a te per avermi voluta intervistare egrazie a voi per avermi letta fino a qui.

“Se mi importasse qualcosa di quello che pensano gli altri, a questo punto avrei così tanti complessi sul mio aspetto fisico da correre a nascondermi in casa per non uscirne mai più. Solo che a me non importa, il valore di una persona non si misura nei centimetri del suo girovita o dai muscoli che può sfoggiare. Ci vuole cervello e ci vuole cuore per affrontare la vita.” Dara, Feline.

INTERVISTA a Sara Mengo, autrice di “Anatomia di un cuore innamorato”… Scoprite con me qualche piccolo segreto ♥

Sara MengoChi è Sara Mengo?

Nata nel 1986 in provincia di Venezia, vive a Trieste dove studia Medicina e Chirurgia.
Dipendente dalle serie TV che hanno per protagonisti i camici bianchi – da ER a Chicago Hope, da Dr. House a Grey’s Anatomy – Sara sogna di fare il medico fin da bambina.
Inguaribilmente romantica, adora libri e film che raccontano storie d’amore, correre sul lungomare al tramonto e mettere i propri pensieri nero su bianco.
Dice di avere due sole insostituibili passioni: il fonendoscopio e la penna.

Intervistiamola!

Parliamo di te. Sei una studentessa di medicina e chirurgia: a cosa devi maggiormente la tua passione?
Ho sempre sognato fin da piccola di diventare un medico. Non saprei dirti nello specifico da dove nasca questa passione, credo sia sempre stata insita dentro di me. Di certo, però, sono state complici anche le serie televisive americane con fascinosi attori in camice bianco!
Sono cresciuta guardandole.

Eri quindi dipendente dalle serie TV con camici bianchi anche prima di iniziare ad avere familiarità con gli ospedali. Qual è in assoluto la tua preferita?
Sì, esatto. Da piccola ero una grande fan di E.R., poi col tempo le ho seguite un po’ tutte, ma in assoluto la mia preferita è senza dubbio Grey’s Anatomy.

Bellissime entrambe! Ed il tuo personaggio preferito di Grey’s Anatomy?
Adoro Derek, come tutti gli appassionati di questa serie, ma il mio personaggio preferito è Alex Karev.

Stai per realizzare un sogno molto grande, immagino, andando incontro alla laurea in medicina. Avendo come esempio i tuoi personaggi preferiti delle serie TV, vorresti assomigliare un po’ a loro, ed in particolare ad Alex? O cambieresti qualcosa?
Alex mi piace perché è un personaggio che con le varie stagioni è maturato molto, sia sul piano emotivo che su quello professionale. Quello che vorrei “rubare” a questi personaggi è un po’ la capacità di riuscire a bilanciare il coinvolgimento emotivo col distacco professionale. Credo che un buon medico dovrebbe essere umano coi propri pazienti, ma al contempo riuscire a mantenere la giusta distanza per non farsi coinvolgere troppo.
Loro alla fine ci sono riusciti, spero di riuscirci anch’io.

Ti auguro di farlo e di diventare un bravissimo medico! Oltre alla medicina, però, possiamo vedere anche quanto ti piaccia scrivere grazie al tuo libro “Anatomia di un cuore innamorato”. La passione per la penna è nata prima, dopo o contemporaneamente?
Grazie di cuore per l’augurio! La passione per la penna è nata dopo. Ho sempre amato scrivere, però non avevo mai pensato di farne un mestiere, almeno finché non è nato questo romanzo. La scrittura è stata la mia ancora di salvataggio in un momento delicato della mia vita, la fine di una storia d’amore. Posso dire che scrivere è una vera terapia per me.
Mi fa stare bene.

La protagonista, Celeste, quanto ha in comune con te?
C’è molto di me in lei: Celeste è una ragazza emotiva e determinata a realizzare i suoi sogni. Desidera l’amore, quello vero, e diventare un bravo medico. Anch’io sogno tutto questo, ma a differenza sua non mi innamoro ad ogni sguardo o a ogni suono di voce come fa lei!

Beh, è una cosa positiva, non si può certo dire il contrario! Creare dei personaggi dal nulla è quasi un’esperienza magica. Tu nel tuo libro ne hai creati un po’, tutti intelligenti, simpatici… e medici. Tra tutti, qual è quello che hai fatto più fatica a lasciare andare? Quello per il quale avresti scritto all’infinito?
Sicuramente Leonardo. L’ho amato dal primo momento che la mia penna ha iniziato a scrivere di lui.

Giorgio, invece, personaggio maschile principale, che assomiglia al Dottor Stranamore, è un bipolare. Tu sei uscita da una delusione d’amore e ti sei buttata su un libro, stavi cercando di mandare una sorta di messaggio all’universo per fartene arrivare uno nuovo uguale a Patrick Dempsey?
Ahahaha beh non sarebbe male se l’universo avesse recepito questo messaggio e mi mandasse un nuovo amore somigliante a Patrick Dempsey! In realtà no, mi sono buttata sulla scrittura raccontando una commedia romantica perché era quello di cui avevo bisogno in quel momento: una storia che mi facesse divertire ed emozionare. E spero di aver fatto provare le stesse sensazioni anche ai miei lettori.

Io di certo le ho provate, incontrando personaggi meravigliosi. Il finale, però, lascia qualcosa all’immaginazione. Possiamo aspettarci un miracoloso seguito?
Grazie, ne sono felice! Sì, è un finale decisamente aperto che lascia spazio a un sequel. Non posso ancora anticipare nulla, ma c’è già qualcosa in cantiere. Lavori in corso!

Rimaniamo quindi, cari lettori, all’interno del cantiere di Sara Mengo, aspettando di vedere cosa ne uscirà!
Correte a comprare ed a leggere il libro di questa bravissima e simpaticissima autrice.
Anatomia di un cuore innamorato vi aspetta in libreria.

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(cliccate sulla copertina per essere indirizzati alla recensione del libro)

Intervista ad Alessia Coppola – Scrive al buio e circondata da candele

L’Autrice 11329900_840890869297399_4185365458426290982_n

Alessia Coppola è una blogger, illustratrice e scrittrice pugliese. Dopo aver frequentato il liceo artistico della sua città, Brindisi, ha proseguito gli studi presso la Facoltà di Beni Culturali, per poi trasferirsi a quella di filosofia e ancora in sociologia con indirizzo criminologia. Durante gli anni dello studio, si è dedicata alla scrittura, pubblicando nel 2005 Pensieri nel Vento, raccolta di poesie edita da Kimerik Edizioni. Nel 2009 è venuta alla luce la seconda raccolta di poesie Canto di Te per Damiano Edizioni. Dal 2009 a oggi ha collaborato attivamente con editori, blog e riviste, come articolista e illustratrice. Nel 2012 è stata la volta di Le Avventure di Billino lo Stregatto pubblicato da Wip Edizioni, una favola moderna per bambini, corredata da illustrazioni. Nel Natale 2014 verranno alla luce due raccolte di fiabe per l’infanzia. La prima, Coccole d’Inchiostro, per Parco Multimedia Edizioni e l’altra Tre Gemme nello Scrigno per Balsamo Edizioni. Nel febbraio del 2015 per conto di Edizioni il Ciliegio uscirà una raccolta di racconti gotici/horror/steampunk, dal titolo Oltre lo Specchio. Sempre per la stessa CE, nel novembre del 2015 verrà pubblicato un breve romanzo Fantasy per l’infanzia, dal titolo Eleanor e il Principe delle Ninfee. Per la Casa Editrice Dunwich pubblica Alice from Wonderland Rebirt – I tredici giorni.
Questo mese in libreria troviamo la sua ultima opera, uno spin off di Alice from WonderlandBlue dream.


L’intervista

1) Sei blogger, illustratrice e scrittrice. Com’è vivere il sogno di fare il lavoro che ami?
Non è affatto facile conciliare tutto. La scrittura è impegno, sacrificio, solitudine. Pretende il primo posto nella mia vita, privandomi quasi del tempo per vivere. Ma in fin dei conti non mi pesa, perché vivo in ciò che scrivo. E invece di vivere una sola vita, ne vivo infinite, attraverso i miei personaggi. Per questo la scrittura è anche gioia. Senza misura.
2) Mi permetto di farti una domanda da tua concittadina: avresti mai pensato, da piccola, di raggiungere tutti questi obiettivi partendo da zero?
Lo desideravo. Avevo circa sei o sette anni quando espressi il desiderio di scrivere e diventare una scrittrice. La scrittura mi ha sempre guidato e in un certo senso mi ha salvato.
Ora sono ancora all’inizio, ma mi auguro di raggiungere vette sempre più alte. Mi auguro soprattutto di migliorare e lasciare una piccola traccia in coloro che scelgono le mie storie.
3) Cosa ti appassiona di più dei generi “gotici/horror/steampunk/fantasy”?
Credo che ad attrarmi sia la fantasia, la possibilità di evadere dalla realtà, di sondare l’invisibile e non avere schemi né limiti. Il genere fantastico in ogni sua declinazione, offre proprio questo.
4) Che sensazione hai provato quando hai terminato la tua prima storia?
Appagante. Ho pensato: “Ora si fa sul serio.”
Ho riso e ho pianto. Sono stata felice, ma mi sono anche sentita malinconica e vuota. È così dopo ogni storia, si lascia un frammento di sé tra le pagine e una parte di noi ne sente la mancanza.
5) Hai un posto preferito per scrivere?
In camera mia, al buio e circondata da candele.
6) Che consiglio daresti ad aspiranti scrittori?
Non sono nella posizione di dare consigli, ma sicuramente inviterei a non arrendersi, a perseguire con costanza e audacia il proprio sogno. E di leggere tanto, i libri sono la linfa per uno scrittore.
7) Immagino che tu abbia visto tanti posti, per le presentazioni dei tuoi libri. Alla fine di tutto, torneresti sempre a casa o ti stabiliresti volentieri altrove?
Casa è dove io sono. Tornerei sempre qui, perché il mio cuore ha radici nel mare della mia terra.
8) In “Rebirth – I tredici giorni” che ho avuto l’immenso piacere di leggere, racconti di un’atmosfera decisamente di altri tempi. Cosa ti appassiona di più degli anni ’30?
Mi appassiona lo sfavillio, il ritmo della vita, il fascino innegabile di un’epoca fatta di splendore e decadenza insieme.
9) Hai un personaggio preferito tra tutti quelli che hai inventato nel corso della tua carriera?
Sì, il mio preferito è Algar. Il Brucaliffo in Alice from Wonderland.
10) Se ti dovessi chiedere di scegliere tra il cioccolato e i libri, cosa sceglieresti?
Libri e cioccolato. Sono un connubio perfetto, non posso escluderne nessuno. Ma se dovessi, sceglierei i libri, sono un nettare dolce tanto quanto il cioccolato.

Serena Saponaro

La più dolce tentazione – Catherine BC // Il libro e l’intervista

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Il cioccolato ha innumerevoli sapori. Come le infinite sfumature dell’eros.

Dotato di una personalità aperta e spontanea e di un estroso animo artistico, Matt Ward, proprietario del Planet of Chocolate, si lascia ispirare per le sue creazioni dalla natura. Ma anche da una cliente speciale, che lo affascina fin dal primo momento: Kristal, raffinata ed enigmatica, è una donna all’apparenza pragmatica, ma dall’animo fragile e sensibile. L’attrazione che li lega, forte e palpabile, li precipita in una spirale inarrestabile di sesso e amore, e in una ragnatela di eventi che cattura entrambi. E mentre il loro rapporto diventa sempre più profondo, aumenta in Matt e Kristal la sensazione di non saper collocare con esattezza tutto ciò che, con estrema rapidità, sta cambiando le loro esistenze. È davvero tutto casuale, scritto da un destino capriccioso, o c’è dietro la mano di qualcun altro?
Un romanzo di passione, emozioni forti e sensazioni piccanti e tenere. Che svela quanto possa essere alto, a volte, il prezzo della felicità.

Marchio: Rizzoli
Genere e argomento: Amore
Collana: YOUFEEL
Pagine: 68
ISBN E-book: 9788858679548
Prezzo: 2,49€
Compralo seguendo i link che trovi qui.


Biografia

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Catherine BC (Katy Policante) nasce e vive in provincia di Verona. Compie un percorso di studio variegato sia per attitudine che per esigenze personali. È attratta dalla scrittura fin dall’adolescenza. Ha partecipato a contest e concorsi organizzati da riviste e siti letterari. Ha scritto diversi racconti e qualche poesia, una delle quali è stata pubblicata su un settimanale femminile.
Nell’agosto del 2013 ha autopubblicato “Il sapore del proibito” (Forbidden Trilogy), il suo romanzo d’esordio.
Dal 12 dicembre 2013 un suo racconto natalizio è comparso tra le pagine dell’antologia “Natale e dintorni” edita dalla Alcheringa Edizioni .
Nello stesso periodo un altro suo racconto “Un nuovo inizio” è stato inserito nell’antologia “Halloween’s Novels”, curata da Le passioni di Brully e pubblicata su Amazon.
Nel gennaio del 2014, ancora da self publisher , presenta il racconto, “La sindrome di Stendhal”.
Nei primi mesi del 2014 un altro suo lavoro, “L’amore sa di tappo” è stato scelto dalla Butterfly Edizioni per far parte di un’antologia che è uscita il 16 dicembre 2014.
Sempre nello stesso giorno è uscito anche un suo racconto, “Samhain, la soglia” per la Delos Digital.
Nell’agosto del 2015 ha auto pubblicato il secondo romanzo della Forbidden Trilogy, “Ricatto proibito”.
Nell’ottobre del 2015 è uscito “La più dolce tentazione”, un romance con sfumature erotiche edito dalla Rizzoli per la collana You Feel.


Intervista a Catherine BC

1) Quando hai cominciato a scrivere? Chi è stato il tuo primo lettore/la tua prima lettrice?
Ho cominciato a scrivere tanto tempo fa, fin dall’adolescenza praticamente. Ogni volta che vedevo un quaderno o un’agenda con le pagine tutte bianche mi veniva l’impulso di scriverci qualcosa. Ho buttato quasi tutto di quelle prime “opere” perchè, col tempo, rileggersi è proprio vergognoso, ma alcune idee non sarebbero state proprio da scartare 😉 . Le mie prime lettrici, dunque, sono state le mie amiche. Tuttavia, cinque anni fa ho ricominciato con più determinazione e soprattutto avendo un “pubblico” vero, ampio e variegato come riferimento: quello della piattaforma Efp. Ho iniziato da lì.

2) Come descriveresti la tua esperienza da self publisher?
L’esperienza da self è stata importante e di certo non la ritengo conclusa. E’ stata una grande possibilità, che ha dato un’occasione a gente davvero brava. Lo so, si trova un po’ di tutto, esattamente come in tutto ciò che pubblicano le piccole e grandi CE. Il self dà la possibilità di confrontarsi con se stessi in primis, perchè tutto ruota attorno a noi. Lì sta il bello e anche il brutto, massima libertà ma anche poco aiuto. Per cui si deve fare un bagno di umiltà e chiedere gentilmente, stando pronti ad incassare rifiuti o recensioni non brillanti. La prima volta è stata un battesimo di fuoco, ma mi ha formato in tal senso e ora non dico di essere immune alle critiche, ma di saperle guardare nella giusta ottica sì.

3) Regali un romanzo d’amore, e qualcos’altro, che permette alle donne di continuare a sognare vite diverse dalla propria, come ti fa sentire questo?
Allora, se non siamo sempre ciò che leggiamo, una cosa è sicura: siamo ciò che scriviamo. Non voglio essere fraintesa: non è che chi scrive noir sia un serial killer o chi scrive M/M un omosessuale, tanto per fare un esempio, ma il modo di percepire la realtà dei protagonisti, la loro sensibilità, il loro carattere, le loro emozioni e spesso le parole che usano per esprimerle vengono direttamente dall’autore. In tal senso, sono un’anima romantica, cerco di far scorrere in me le emozioni che tento di trasmettere al lettore attraverso i miei personaggi. Quando sono triste, tendo a non scrivere affatto e se lo faccio ne escono pagine cupe. Quando sono serena, anche il mio stile ne risente. Molto spesso gli alti e i bassi della mia vita hanno trovato riscontro nei romanzi, che però possono ritenersi autobiografici solo a tratti. In sostanza, quando qualche lettrice mi dice in una recensione o in un messaggio privato che leggendo un mio romanzo si è emozionata tantissimo, mi ritengo veramente soddisfatta. significa che sono riuscita nell’intento che mi ero prefissata.

4) Che consiglio daresti ad un aspirante scrittore?
Consigli…non so se sono più donna da consigli o da cattivo esempio.. 😀 Comunque quello che consiglio agli aspiranti scrittori è lo stesso che ripeto a me stessa in certi momenti. Cercare di non mollare, abbassare la testa e andare avanti, magari con piccole cose, ma sempre. la fortuna, come in ogni campo, gioca un ruolo importante e spesso il merito non è né riconosciuto nè premiato ( e qui non parlo certo di me stessa), ma l’importante è insistere. Solo provandoci si ha la possibilità che prima o poi la ruota giri 🙂 altro punto dolente, le critiche negative. Ne arriveranno sempre. Ci si rimane male perchè si è umani, ma bisogna imparare a distinguere quelle negative e demolitrici nel loro piattume, a volte offensive anche e quelle davvero costruttive. ecco, lo so che è difficile, ma bisogna far tesoro delle seconde e mandar giù o meglio baciare qualche rospo….non sia mai si trasformi in un bel principe!

5) Perché, secondo te, la gente dovrebbe comprare il tuo libro?
Nel mio romanzo c’è la passione, che sorprende sempre e va contro ogni logica. C’è la passione, l’attenzione ai particolari, molti personaggi con vari intrecci, colpi di scena e tanto, tantissimo cioccolato!

6) In una scala da 1 a 10 quanto ti piace il cioccolato?
Il cioccolato e’ il cibo degli dei, una cosa cui non si può rinunciare. Lo amo in ogni variante, anche se prediligo quello al latte. Lo uso nelle torte e come decorazione. E’ affascinante come un bell’uomo e malleabile a tal punto che stupisce per le forme cui si presta. Il voto su una scala da 1a 10 e’ comunque nove. C’è qualcosa che non amo particolarmente : il gelato al cioccolato 🙂

7) La domanda più difficile: se dovessi scegliere tra il cioccolato e i libri, cosa sceglieresti?
Scelta difficile, troppo. Non si può davvero rinunciare completamente all’uno o agli altri. Sceglierei comunque i libri, la dolcezza può arrivare lo stesso, la soddisfazione anche (pur in modo alquanto diverso) e il peso ne gioverebbe. Però…vuoi mettere?? 😀

Serena Saponaro

Odiare amare baciare – Ella Gai // Il libro e l’intervista

odiare-amare-baciare_4307_x600Anna Monforti ha vent’anni, studia architettura, gioca a pallavolo e passa il tempo libero con la sua migliore amica, Emanuela, che lei chiama Nunù.
Andrea Preziosi è un uomo sui quaranta, imprenditore di successo e playboy incallito. Si accontenta di relazioni di una notte, prive di coinvolgimento, che lo fanno stare bene senza creargli problemi. Non si lascia mai andare ai sentimenti, che gli procurano, secondo lui, solo guai.
Un giorno, mentre Anna sta facendo jogging insieme alla sua amica, Andrea rischia di investirla. È così che si conoscono e basta un attimo per iniziare a detestarsi. Lo spiacevole episodio sembrerebbe concluso e invece il destino beffardo li farà incontrare una seconda e poi una terza volta… E quel senso di fastidio che hanno cominciato a provare l’uno per l’altra, presto lascerà il posto a ben altro sentimento…

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Intervista ad Ella Gai

Quando e come hai scoperto la tua passione per la scrittura? Prima di essere scrittrice, sei stata una lettrice?
Ho sempre letto fin da bambina,in particolare la narrativa per ragazzi. Poi, all’università mi sono avvicinata al romance. In realtà non ho mai scritto, nel senso che non è che abbia pensato da piccola “Ok, da grande farò la scrittrice” Anche se io preferisco definirmi “inventa storie” E’ una passione che tenevo per me. Poi, grazie al self publishing ho trovato il modo di mostrarla.

I tuoi personaggi sono ispirati alla realtà o nati da pura fantasia?
Diciamo che di base c’è sempre la realtà. Loro sono il frutto  di persone che vedo  tutti i giorni, o che conosco anche se per 5 minuti. Sono il frutto di un insieme di caratteri e stili di vita, mischiati alla mia esperienza di vita. Se dovessi dirti se esistono nella realtà i miei personaggi, ti dico subito di sì. Nel mio libro racconto la realtà, due persone con una grande differenza d’età, ma che alla fine sono ritrovabili in tutti noi. Ogni ragazza puoi immedesimarsi in Anna e noi possiamo trovare Andrea in ogni uomo. Anche se frutto delle mia fantasia, loro sono assolutamente reali.

Quali aspetti dei personaggi che hai creato ti piacciono di più? Quanto c’è di te in loro?
Di me nei miei personaggi c’è sempre poco. Diciamo che se tendo a inserire qualcosa del mio carattere e del mio modo di essere in genere lo faccio con i personaggi maschili e mai femminili. Ma è sempre un piccolo accenno di me. Chi mi conosce e legge il romanzo può trovare delle similitudini appena accennate, ma niente di più.

Tra Anna e Andrea ci sono ben vent’anni di differenza. Come mai hai scelto di far appartenere i personaggi a due generazioni così distanti?
Mi piaceva l’idea che due generazioni distanti potessero confrontarsi. Anna impara tanto da Andrea e Andrea impara tanto da Anna.  Non è sempre detto che il giudizio sia una caratteristica dell’esperienza. A volte è Anna ad essere giudiziosa, altre volte è Andrea a essere un po’ infantile, a essere un ragazzino.

Nel tuo libro si parla di coincidenze e destino, quanto ci credi?
Ecco… questo è un aspetto che rispecchia  me. Io credo tantissimo alle coincidenze, al destino che manovra tutti noi come delle pedine. Sarà forse che nella mia vita la maggior parte delle cose sono accadute per uno strano scherzo del destino. Oppure semplicemente perché mi piace credere nell’idea che ci sia qualcosa che manovra tutto. Anche se molto spesso dico “che ognuno è artefice del proprio destino e non è certo il destino a scegliere per noi.”

Hai un luogo speciale per scrivere?
In cucina. Mi ricordo di quando ero bambina e facevo i compiti sul tavolo della cucina. Mi piace scrivere e sentire gli odori della cena e del pranzo che in quel momento mia madre sta cucinando. Diciamo che stimola la mia fantasia . E poi sono a un soffio dalla credenza con i biscotti al cioccolato. E ti posso assicurare che non  è poco.
Ah, adesso che ci penso c’è una cosa di me che mi caratterizza nel libro. La protagonista mangia biscotti al cioccolato. Ebbene, in quel punto del libro, sono io.

Che consiglio daresti a un’aspirante scrittrice?

Consigli? Per carità. Come ho già detto io non mi reputo una scrittirce. Gli scrittori per me sono altri…

L’unica cosa che posso dire è di crederci fino in fondo. E di non mollare alle prime critiche. E’ una passione e come tale deve rimanere anche se dovesse diventare un lavoro. Perché nel momento in cui lo si prende come un lavoro, si smette di essere creativi.

Serena Saponaro

Blogtour “L’ultima volta che ti ho detto addio” // Intervista a Cyntia Hand + SCONTO per acquistare il libro

Ospito oggi l’ultima tappa del Blogtour al quale ho partecipato grazie ad Harlequin Mondadori, e vi lascio un’intervista molto interessante dell’autrice Cyntia Hand. Vi ricordo che questo splendido romanzo sarà in libreria da oggi e che non sarà assolutamente un acquisto deludente, anzi, vi sorprenderà!

  •  Sul romanzounnamed

1. Il pubblico americano ha imparato a conoscerti e apprezzarti come scrittrice Young Adult/Paranormal, grazie al successo della serie Unearthly. L’ultima volta che ti ho detto addio, invece, è un romanzo Young Adult con un’impronta molto differente, per tematiche e ambientazione. Da cosa è nata l’urgenza di scrivere questo romanzo?
In tutti i miei libri ricorrono temi simili: il rapporto tra fratelli, tra madre e figli, padri assenti e la perdita inevitabile delle persone che amiamo. Queste riflessioni ricorrono nei miei romanzi così come in L’ultima volta che ti ho detto addio, tuttavia questo romanzo è incentrato sul processo del lutto, su come viene affrontato da chi si trova a confrontarsi col tema del suicidio di una persona cara. Mio fratello è morto proprio in una circostanza analoga, quando avevo vent’anni e lui diciassette: ho pensato che potesse essere importante condividere questa esperienza con gli altri, per provare a capire.

2. L’ultima volta che ti ho detto addio è un romanzo emozionale, che tocca il cuore dei lettori ma soprattutto ti coinvolge in modo molto intimo e personale. Come hai trovato la forza di raccontare questa vicenda? La scrittura è stata in qualche modo catartica?
È stato un romanzo difficile e molto doloroso, per molti aspetti. Verso la fine, ci sono state intere settimane in cui mi sono ritrovata a piangere guardando queste pagine. Ma sì, penso che in fondo che sia stato catartico, mi ha aiutato a lavorare sulle mie emozioni e sui sentimenti che ancora mi tormentano dopo la morte di mio fratello.

3. In che modo si riesce a conciliare una scrittura dedicata ad un pubblico di giovanissimi a tematiche così delicate, come il dolore, la perdita e il suicidio?
Gli adolescenti hanno a volte una visione molto “romantica” del suicidio, il che mi preoccupa, perché nella mia esperienza, non c’è nulla di tutto questo in un atto di morte. Oltre il 50% degli adolescenti americani hanno pensato al suicidio durante l’adolescenza, è tremendo. Ecco perché ho voluto parlarne: volevo condividere quello che si prova, la rabbia, il dolore di chi resta, senza quella patina eroica che si percepisce nell’immaginario comune. Ho raccontato la realtà, nel modo più crudo possibile, così com’è.
4. L’ultima volta che ti ho detto addio racconta un equilibrio quasi straniante tra prima e dopo, assenza e presenza, routine quotidiana ed eventi che ne turbano il normale flusso. In che modo Lexie trova il coraggio di andare avanti, superando il senso di colpa che sembra opprimerla?
Arriva a un punto in cui Lexie deve andare avanti, ad ogni costo. Ma ci sono diverse cose che l’aiutano: i suoi amici, che non rinunciano a credere in lei, il suo terapeuta, sfidandola ad essere onesta con se stessa, e infine la madre, e il reciproco aiuto nel tentare di superare il dolore. Credo che Lexie debba trovare la forza di mantenere i buoni ricordi, qualcosa di bello della sua vita “prima”, oltre la tragedia.

5. Qual è il ruolo di Sadie, la vicina di casa e coetanea, in tutta la narrazione? Pensi che per un adolescente sia più semplice confidare le proprie paure ad un estraneo piuttosto che cercare rifugio all’interno del nucleo familiare?
Sadie è uno dei miei personaggi preferiti. Svolge il ruolo di un’estranea simpatica (anche se lei e Lexie sono state amiche da bambine) e sì, credo gli adolescenti a volte trovino più facile parlare con persone che nutrono meno aspettative nei loro confronti, rispetto a genitori e amici. Sadie offre una prospettiva diversa a Lexie, sia dal punto di vista del lutto (il papà di Sadie è morto qualche anno prima), sia perché crede in una vita oltre la morte, a differenza della protagonista. 6. Quanto c’è di te in Lexie, la protagonista del romanzo? In che modo la personalità lucida e razionale della protagonista riesce a convivere con la “presenza” di Tyler? Quando ho iniziato a scrivere il libro è stato difficile, stavo cercando far raccontare alla protagonista un dolore che io stessa non ero riuscita ancora ad esprimere. Ma poi il personaggio di Lexie ha iniziato a prendere vita: io non ero più lei, e la storia di suo fratello non era la mia. Oltretutto, io sono terribile in matematica e probabilmente non sono nemmeno la persona più razionale del mondo. Ma c’è una cosa: dopo la morte di mio fratello ci è capitato di sentire il suo profumo in giro per casa, in modo inaspettato. Mia madre era convinta che lui fosse ancora con noi, mentre io odiavo questa reazione. Non volevo più sentirlo, mi rifiutavo di crederci. Quindi, a quel livello, la mia reazione è stata molto simile a quella di Lexie.

7. Qual è il messaggio che vorresti trasmettere ai lettori con L’ultima volta che ti ho detto addio?
Le persone che amiamo non se ne vanno mai veramente.

ATTENZIONE!!!!!!

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Per tutte le fedelissime del blog e delle iniziative speciali realizzate in collaborazione speciale con Harlequin Mondadori, ecco un’occasione assolutamente da non perdere!

Da martedì  16 giugno alla mezzanotte di venerdì 19 giugno, in occasione del’ultima tappa del blogtour del romanzo di Cynthia Hand L’ultima volta che ti ho detto addio, approfittate dell’esclusivo coupon d’acquisto realizzato appositamente per voi!

Come fare?

È semplicissimo, andate su www.harlequinmondadori.it, riempite il vostro carrello e con una spesa minima di 25€, al momento dell’acquisto potrete usufruire del codice promozionale BLOG615 che vi garantirà uno sconto del 20% su tutti i prodotti, cartacei e ebook (non valido per abbonamenti).

Cosa state aspettando?

Non mi resta che augurarvi buona lettura!

Nature morte a Firenze – Simone Togneri // Il libro e l’intervista

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Firenze. C’è un nuovo artista in città. Un pittore. Si aggira per i vicoli con i suoi colori, in cerca di soggetti da dipingere. Vittime. Perché lui sceglie attentamente le persone da ritrarre e prima di farlo le uccide e le mette in posa. Infine lascia la sua opera sulla scena del crimine. Lo scopo ultimo di un atto creativo che è solo distruzione. Sfida, follia o estro espressivo portato oltre limiti invalicabili, le “nature morte” costringeranno il commissari Franco Mezzanotte e Simòn Renoir a percorrere una strada tortuosa che ha origini lontane nel tempo. Chi si nasconde dietro quei dipinti? E perché l’assassino pittore sembra conoscere tanto bene Simòn, da far credere agli inquirenti che sia lui stesso il misterioso artista di morte? L’indagine spaccherà in due perfino la questura e metterà in dubbio tutte le certezze. Anche le più solide.


L’AUTORE:

Simone Togneri, nato a Barga, si è diplomato Io2in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha pubblicato i romanzi Dio del Sagittario, Cose da non dire, Arnoamaro-un’indagine di Simòn e Mezzanotte, Loop. Insieme all’amico chef e decoratore Claudio Menconi ha pubblicato il romanzo/ricettario Caterino, romantico duello in punta di forchetta. Suoi racconti sono apparsi in Tutto il nero dell’Italia, Racconti nella rete 2008, Carabinieri in giallo 2, Toscana in giallo e su Cronaca Vera, Sherlock Magazine, Il carabiniere e Il Manifesto.
Vive, ascolta le voci e scrive le sue storie in una grande casa ai margini di un bosco, ai piedi dell’Appennino Tosco-Emiliano, insieme a un manipolo di gatti che, a suo dire, tengono lontani lupi e briganti.

Per chi volesse conoscere meglio questo autore, ecco qui la mia intervista. Ringrazio ancora Simone Togneri per la disponibilità.

Com’è nata l’idea del libro?
E’ nata mentre lavoravo al mio primo progetto, “Dio del Sagittario”. In quel caso raccontavo di uno psicopatico che andava in giro per Firenze giustiziando le sue vittime secondo i rituali di martirio dei Santi Cristiani e riproducendo nella realtà i dipinti famosi che ne avevano ritratto la passione. Uno su tutti il “San Sebastiano” del Mantegna. Durante la stesura, ho pensato che sarebbe stato interessante scrivere, un giorno, anche il processo inverso: invece di rappresentare l’arte crudele nella realtà, rappresentare la realtà crudele nell’arte.
Può descrivermi meglio la grande casa ai margini di un bosco, ai piedi dell’Appennino Tosco-Emiliano, in cui scrive e vive con un manipolo di gatti? Il bosco la ispira?
Il bosco mi ispira tantissimo. Il silenzio, la natura, l’isolamento, mi aiutano a concentrarmi per scrivere. Ma ho bisogno della città per ricevere gli stimoli. Scrivo storie comunque urbane e non potrei farlo se ogni tanto non abbandonassi il mio bosco.
La casa dove vivo è quella dove vivevano i miei nonni. E’ una grande casa di pietra e legno, rimasta come era una volta. Proprio qui passava la Linea Gotica, durante la Seconda Guerra Mondiale, e nella cucina si era installato un piccolo campo medico degli Alleati. Sono nato e cresciuto qui, tra queste mura, tra questi alberi che hanno un sacco di storie da raccontare. Ci sono tornato a vivere dopo tanto tempo. I miei nonni purtroppo non ci sono più, e ci vivo insieme a una gruppo di gatti, tutti trovatelli. Da me hanno trovato cibo, affetto e ospitalità e ricambiano tenendo lontani lupi, briganti e spiriti negativi.
I personaggi che ha inserito nel libro in questione, sono nati da pura fantasia o sono ispirati, almeno in parte, alla realtà?
Sono personaggi di fantasia, ma adesso sono diventati amici che ogni tanto mi vengono a trovare. Di reale hanno, o almeno lo spero, la capacità di vivere le emozioni in modo diverso l’uno dall’altro. Mezzanotte è ruvido, solido, disincantato, a volte può sembrare anche cinico e forse in qualche occasione davvero lo è. Simòn è più fragile, insicuro, ma anche più sensibile e forse più attento a quello che succede attorno a lui. Direi che si completano a vicenda, l’uno smussa gli angoli più estremi dell’altro. Si aiutano, insomma, a sopravvivere.

Una buona motivazione per addentrarsi nelle pagine de “Nature morte a Firenze”?
Firenze è una città in cui c’è la luce accecante di Michelangelo, Dante, Lorenzo il Magnifico, ma c’è anche il buio profondo del Mostro. L’arte è l’espressione più alta dell’animo umano. Il delitto quella più bassa. Questa storia non solo si muove sul confine tra luce e oscurità, ma unisce le due facce.

Serena Saponaro