Recensione: Raccontami di un giorno perfetto – Jennifer Niven

Raccontami di un giorno perfetto, in originale “All the bright places“, ha vinto il ” BEST YOUNG ADULT FICTION 2015″ su Goodreads.

Questo, e le opinioni contrastanti, mi hanno spinta a leggerlo.
Cosa penso di questo libro? Scopritelo continuando a leggere l’articolo!

raccontami di un giorno perfetto

Trama:
È una gelida mattina d’inverno quella in cui Theodore Finch decide di salire sul tetto della scuola solo per capire che cosa si prova a guardare di sotto. L’ultima cosa che si aspetta però è di trovare qualcun altro lassù, in bilico sul cornicione. Men che meno Violet Markey, una delle ragazze più popolari del liceo. Eppure Finch e Violet si somigliano più di quanto possano immaginare. Sono due animi fragili: lui lotta da anni con la depressione, lei ha visto morire la sorella in un terribile incidente d’auto. È in quel preciso istante che i due ragazzi iniziano a provare la vertigine che li legherà nei mesi successivi. Una vertigine che per lei potrebbe essere un nuovo inizio, e per lui l’inizio della fine…

Un romanzo straordinariamente toccante. Una storia che spezza il cuore in tutti i modi possibili.

Titolo: Raccontami di un giorno perfetto (All the bright places)
Casa editrice: De Agostini
Autrice: Jennifer Niven
Prezzo cartaceo: 14,90 €
Pagine: 400

A volte ci sono dei libri con dei personaggi che possono essere capiti solo da un gruppo selezionato e ristretto di gente problematica.
La mia vita non è perfetta e a volte mi capita di chiedermi che senso ha… per questo riesco a capire Finch, riesco a capire Violet, riesco a capire Amanda e tutti i ragazzi di Life is life.
“Che cos’è Life is life?”, vi starete chiedendo voi che non avete letto il libro.
“Davvero pensi che sia un buon libro?”, vi starete chiedendo voi che lo avete odiato.
“Li capisco anche io”, starete affermando voi che, come me, avete compreso.
Finch non ama essere definito, non ama le etichette e non ama essere sempre uguale: un giorno è il fenomeno, un giorno un nerd, un giorno un barbone, un giorno un Finch con lo stile anni ’80 e un giorno un Finch che si veste per bene e festeggia il suo compleanno nell’armadio.
Violet, invece, è a pezzi dopo la morte di sua sorella Eleanor e crede che sia colpa sua perché è stata lei a dirle di prendere quella determinata strada il giorno dell’incidente d’auto, non capisce perché lei è viva ed Eleanor no, non riesce a trovare un motivo per vivere.
Finch e Violet si incontrano sul tetto della scuola, entrambi sono lì, oltre il parapetto, per vedere che cosa si prova: panico.
Ci sono tanti problemi nel mondo, che affliggono milioni e milioni di persone ma a volte non ce ne rendiamo conto. Questo libro è il classico esempio.
Sapete da cosa l’ho capito, soprattutto?
Dalla nota dell’autrice alla fine, a pagina 403 (anche se in realtà il numerino sotto non c’è):
Ogni quaranta secondi qualcuno nel mondo si toglie la vita.
Ogni quaranta secondi qualcuno nel mondo si trova a dover affrontare le conseguenze di tale perdita.
E’ questa la questione.
Il problema non rimane a chi se ne va, perché chi se ne va lo fa per un motivo solo: non riesce a vedere altra via d’uscita e vuole scappare dai propri problemi, appunto, non vuole averli più.
Il problema rimane a chi resta sulla terra, a chi deve affrontare le conseguenze delle perdite… ma in fondo…

Si poteva fare molto per aiutarlo a non sopravvivere.
Non si poteva fare molto per aiutarlo a sopravvivere.

Voto: 9 

P.s. per chi ha già letto il libro:

il magazine online di Violet, Germ, esiste:

www.germmagazine.com

Un bacio :*

Migliori citazioni: “Il nostro anno infinito” – Matthew Crow

978882005756_Il nostro anno infinito_300X__exact

  • Facciamo un test:
    Leucemia.
    Dai un’occhiata a questa parola e poi distogli lo sguardo.
    Ora chiudi gli occhi e prova a pronunciarla.
    Scommetto che non ci sei riuscito.
    Neanch’io.
  • Amber arrivò il quarto giorno, e da quel momento per me ogni cosa cambiò.
  • Ti guardava sempre, quando parlavi. Dritto in faccia, dandoti l’impressione che le tue storie contassero davvero, anche se non era così; se Amber ti ascoltava, valeva la pena parlare. Una sensazione rafforzata dal fatto che, al contrario, quando era lei a confidarsi guardava di rado il proprio interlocutore. Come se non volesse far capire agli altri fino a che punto fosse vero quello che diceva. O fino a che punto dicesse sul serio.
  • Certe giornate erano proprio inutili, per come buttavamo via il tempo distesi a letto dopo la terapia. In quei giorni non ci importava più niente del mondo intero. Le nostre uniche occupazioni erano prima di tutto non vomitare e poi quella perversa di sforzarci al massimo di vomitare, se non altro per liberarci almeno in parte di qualunque cosa avessimo dentro, qualunque cosa ci facesse sentire tanto male da toglierci il fiato in ogni istante.
  • “Lo so che ti dà fastidio sentirtelo ripetere, e che te ne uscirai con una risposta antipatica solo per combattere la timidezza, ma è la verità e non posso farci niente. Perciò ascolta: sei l’unica vera amica che abbia mai avuto con cui non sia imparentato, e lo so che è strano, eppure ancora più strano è il fatto che tu mi piaccia così tanto. Lo so, ti mando messaggi in continuazione, persino quando dovresti riposare, però a volte mi spaventa l’idea che tu non guarisca. Anche se poi mi spaventa l’idea che tu guarisca, invece, e ti accorga di poter avere chiunque altro desideri, e allora mi disprezzo per aver pensato una cosa del genere, e così…”
    Amber mi si accostò e mi zittì con un bacio. La cosa funzionò e non posso negare che mi rincuorò.
  • “Il fatto, Amber, è che ho bisogno che tu guarisca perché io sto guarendo, e il problema è che non mi ricordo quello che facevo prima di conoscerti. Prima che ci fosse un noi. So quanto ti spaventi l’idea di essere malata, ma a me comincia a spaventare l’idea di guarire… di dover fare qualunque cosa senza di te.”
    Chiuse gli occhi lentamente e tirò un profondo respiro mentre continuavo a parlare.
    “E anche se il tuo amore per me non durerà per sempre, anche se non continueremo a frequentarci per sempre, il mondo sarà un posto più interessante se ci sarai pure tu… ecco perché penso che sia davvero irresponsabile il tuo comportamento”, affermai, sforzandomi di riprendere fiato mentre la sua immagine veniva annebbiata dalle mie stesse lacrime, come quando si guarda un fuoco d’artificio con gli occhi inondati di pianto.
    “Ti prego, Amber”, le sussurrai nell’orecchio, “ti prego, alzati. Dimostra ancora una volta a tutti che si sbagliano.”
    Sentii il suo respiro sul collo, leggero e instabile come quello di un neonato. Il suo petto prese a muoversi con scatti più brevi e costanti, come un’onda che si increspa. Amber era tagliata per la vita. Era tagliata per il colore e il movimento. Non era nata per il clic di una macchina fotografica. Non esisteva dispositivo in grado di catturarla per quello che era, per quello che era normale che fosse. Non era nata per l’immobilità, la staticità. Senza colore era un’immagine spezzata, un’immagine difettosa che non si poteva correggere. Senza la sua voce non era niente. Amber non c’era più. In quel momento mi fu tutto chiaro. E quello che sarebbe accaduto dopo era pura formalità.