Migliori citazioni: Lo straordinario mondo di Ava Lavender – Leslye Walton

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Molti mi consideravano l’incarnazione di un mito, la personificazione di una magnifica leggenda, una favola. Alcuni mi giudicavano un mostro, una mutazione. Per mia grande sventura, una volta mi scambiarono per un angelo. Per mia madre ero tutto. Per mio padre, niente di niente. Per mia nonna ero la testimonianza vivente di amori perduti nel tempo. Ma io conoscevo la verità, l’avevo sempre saputa.
Ero soltanto una ragazza.
Predire il futuro, come avrei imparato più tardi, non serve a niente se non si può fare nulla per opporvisi.
Salì di corsa la collina fino a casa. Prima di entrare, si voltò verso Jack e la macchina e gridò: <<Siamo innamorati! Siamo innamorati! Siamo innamorati!>>
Persino la loro vicina di casa, l’acida Marigold Pie, svegliata da tale dichiarazione, non poté fare a meno di sorridere.
A questo punto Viviane Lavender amava Jack Griffith da dodici anni, ovvero più di metà della sua vita. Se avesse dovuto trasformare il proprio amore in un genere alimentare, diciamo per mangiarlo, ci avrebbe farcito 4745 crostate di ciliegia. Se avesse dovuto conservarlo, le sarebbero occorsi 23.725 barattoli di vetro con relative etichette e una dispensa lunga quanto tutta Pinnacle Lane.
Se avesse dovuto berlo, sarebbe annegata.
Si preoccupava di non potermi proteggere da tante cose che l’avevano ferita: la perdita e la paura, il dolore e l’amore.
Soprattutto l’amore.
Trovavo decisamente ironico il fatto di essere dotata di ali e tuttavia di sentirmi così costretta, così in trappola. Proprio per via della mia condizione, ero più incline di altri a notare le piccole ironie della vita. Le collezionavo: l’amore arrivava quando meno te lo aspettavi e se qualcuno diceva che non voleva farti del male, alla fine di sicuro te ne faceva.
Una volta che le cose accadono, buone o cattive che siano, non c’è più niente da fare. Sono successe.
Non lo notava perché quando si trattava dell’amore, vedeva solo ciò che le faceva comodo.
Viviane sospirò. <<E’ come se il mondo si fosse capovolto. Oggi faccio fatica persino a stare in piedi.>>
Gabe la strinse a sé. <<Appoggiati a me, Vivi. Penserò io a tenerci in piedi per un po’.>>
Lui spesso la prendeva in giro perché le mancava l’anello all’anulare della mano sinistra, un pretesto per farle capire, con quei suoi modi riservati, quanto desiderasse sposarla. Lei sapeva che avrebbe trascorso ogni notte sognando accanto a quel gigante buono, con il petto di lui appoggiato alla schiena, il palmo posato delicatamente sul suo fianco. Ma sapeva anche che non si sarebbe mai sposata. Né con Gabe, né con nessun altro. <<Che cosa se ne fa il cuore di un anello?>> per dirlo con le sue parole.

 

Migliori citazioni: “Il nostro anno infinito” – Matthew Crow

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  • Facciamo un test:
    Leucemia.
    Dai un’occhiata a questa parola e poi distogli lo sguardo.
    Ora chiudi gli occhi e prova a pronunciarla.
    Scommetto che non ci sei riuscito.
    Neanch’io.
  • Amber arrivò il quarto giorno, e da quel momento per me ogni cosa cambiò.
  • Ti guardava sempre, quando parlavi. Dritto in faccia, dandoti l’impressione che le tue storie contassero davvero, anche se non era così; se Amber ti ascoltava, valeva la pena parlare. Una sensazione rafforzata dal fatto che, al contrario, quando era lei a confidarsi guardava di rado il proprio interlocutore. Come se non volesse far capire agli altri fino a che punto fosse vero quello che diceva. O fino a che punto dicesse sul serio.
  • Certe giornate erano proprio inutili, per come buttavamo via il tempo distesi a letto dopo la terapia. In quei giorni non ci importava più niente del mondo intero. Le nostre uniche occupazioni erano prima di tutto non vomitare e poi quella perversa di sforzarci al massimo di vomitare, se non altro per liberarci almeno in parte di qualunque cosa avessimo dentro, qualunque cosa ci facesse sentire tanto male da toglierci il fiato in ogni istante.
  • “Lo so che ti dà fastidio sentirtelo ripetere, e che te ne uscirai con una risposta antipatica solo per combattere la timidezza, ma è la verità e non posso farci niente. Perciò ascolta: sei l’unica vera amica che abbia mai avuto con cui non sia imparentato, e lo so che è strano, eppure ancora più strano è il fatto che tu mi piaccia così tanto. Lo so, ti mando messaggi in continuazione, persino quando dovresti riposare, però a volte mi spaventa l’idea che tu non guarisca. Anche se poi mi spaventa l’idea che tu guarisca, invece, e ti accorga di poter avere chiunque altro desideri, e allora mi disprezzo per aver pensato una cosa del genere, e così…”
    Amber mi si accostò e mi zittì con un bacio. La cosa funzionò e non posso negare che mi rincuorò.
  • “Il fatto, Amber, è che ho bisogno che tu guarisca perché io sto guarendo, e il problema è che non mi ricordo quello che facevo prima di conoscerti. Prima che ci fosse un noi. So quanto ti spaventi l’idea di essere malata, ma a me comincia a spaventare l’idea di guarire… di dover fare qualunque cosa senza di te.”
    Chiuse gli occhi lentamente e tirò un profondo respiro mentre continuavo a parlare.
    “E anche se il tuo amore per me non durerà per sempre, anche se non continueremo a frequentarci per sempre, il mondo sarà un posto più interessante se ci sarai pure tu… ecco perché penso che sia davvero irresponsabile il tuo comportamento”, affermai, sforzandomi di riprendere fiato mentre la sua immagine veniva annebbiata dalle mie stesse lacrime, come quando si guarda un fuoco d’artificio con gli occhi inondati di pianto.
    “Ti prego, Amber”, le sussurrai nell’orecchio, “ti prego, alzati. Dimostra ancora una volta a tutti che si sbagliano.”
    Sentii il suo respiro sul collo, leggero e instabile come quello di un neonato. Il suo petto prese a muoversi con scatti più brevi e costanti, come un’onda che si increspa. Amber era tagliata per la vita. Era tagliata per il colore e il movimento. Non era nata per il clic di una macchina fotografica. Non esisteva dispositivo in grado di catturarla per quello che era, per quello che era normale che fosse. Non era nata per l’immobilità, la staticità. Senza colore era un’immagine spezzata, un’immagine difettosa che non si poteva correggere. Senza la sua voce non era niente. Amber non c’era più. In quel momento mi fu tutto chiaro. E quello che sarebbe accaduto dopo era pura formalità.