Tag: Perché è nato il tuo blog

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Le regole sono:

Nominare l’ideatrice del Tag Carla
Ringraziare chi nomina e utilizzare il logo
Nominare 15 blog e avvertirli
Scrivere un post per mostrare il premio
Raccontare, brevemente, com’è nato il proprio blog e dare dei consigli a chi si cimenta da poco.

Buona domenica lettori cioccolatosi, oggi ho deciso di fare il tag “Perché è nato il tuo blog” in seguito alla nomina da parte di Racconti dal passato

Il mio blog è nato il 16 febbraio 2015 ed oggi, poco più di nove mesi dopo, devo dire che siete in tanti a seguirmi. Devo dire la verità: quando ho deciso di crearmi questo spazio non mi aspettavo partecipazione, commenti o di conoscere così tante persone meravigliose.
In realtà ho già spiegato in altri post com’è nata l’idea del blog ma ve lo racconto di nuovo volentieri.
Ho sempre avuto l’idea di parlare di libri, essendo la mia passione più grande, ma sono stata costantemente frenata dalla paura del giudizio della gente.
A giorno d’oggi ci sono sempre i cosiddetti alternativi che sono sempre lì, nascosti dietro l’angolo, e pronti a rovinarti ogni cosa bella.
La fidanzata di mio fratello alla fine mi ha convinta ad aprirlo ed eccomi qui… a raccontarvi la mia esperienza.
Ho imparato a mettere da parte il giudizio degli altri e pensare solo al mio.
Inizialmente ero convinta che le collaborazioni con le case editrici fossero a cui solo pochi potevano aspirare, che di certo io, Serena, non potevo essere onorata dei loro regali. Ad agosto, invece, ho iniziato la mia prima collaborazione e ad oggi sono a quota dieci. Posso, inoltre, vantarmi di aver conosciuto degli autori super gentili che volevano a tutti i costi la mia opinione… e penso che non ci sia regalo più grande per una blogger:
sapere che alla gente interessa cosa pensi.

Ho sempre puntato a questo, era il mio obiettivo e consiglio a tutti quelli che sono alle prime armi di fare come me, prefissarsi una cosa che quando si avvererà vi farà sentire soddisfatti.

Non fate le blogger letterarie solo per ricevere libri dalle case editrici, fatelo perché vi fa piacere parlare delle vostre passioni.
Proprio perché adesso ho dieci collaborazioni in atto so cosa significa quando leggere ti sembra quasi un lavoro più che un passatempo: ti senti uno schifo.
Continuate la vostra passione (che siano i libri, le ricette, i film, le serie TV, la vita, i consigli di bellezza ecc…) e fatelo per voi e per gli altri.
Riusciremo a farlo diventare il nostro lavoro, un giorno.

Non ci sono trucchi e inganni: in questo “mestiere” devi solo essere TE, metterci impegno e non abbandonarti sugli allori.

Spero che la mia storia possa esservi utile…

Ecco le mie nomine:

  1. Sognatrice interrotta
  2. Centrini e deliri
  3. Leggimiscrivimi
  4. Leggere sognando
  5. L’angolino della cultura
  6. Libri vagabondi
  7. Everpop
  8. Salotto dei libri
  9. Bibliotecamenteio
  10. RosaVelata
  11. Con i libri in paradiso
  12. Il sabato mattina
  13. Il miglior amico dell’uomo? Il cibo.
  14. Ali di pergamena
  15. Il diario di MammaTester

Recensione: Alfredo – Valentina D’Urbano

Vi ricordate “Il rumore dei tuoi passi“? Ma certo che sì.
Ne avevo parlato qui e già vi avevo detto quanto lo avessi amato. Era stato un voto 10, un 5 stelline, il massimo dei voti in tutti i sensi e mi ha lasciato sconvolta per un bel po’…

La carissima Valentina D’Urbano, non contenta di averci straziato con la versione di Beatrice, ha scritto anche il punto di vista di Alfredo. Quante lacrime ho versato secondo voi? E’ da ieri pomeriggio che non riesco a leggere altri libri.

«Nel 2010, chiusa nella mia stanza», racconta Valentina D’Urbano, «scrivevo Il rumore dei tuoi passi raccontando la storia dal punto di vista di Beatrice. Ma già mi domandavo che cosa stesse succedendo nella testa di Alfredo.» Così è nato questo libro, come un regalo per sé (per il suo trentesimo compleanno) e per i suoi lettori, che volevano sapere di più di Alfredo. Una specie di «ritorno a casa».

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Alla Fortezza – il quartiere senza identità, con l’asfalto riarso dal sole e spaccato dal gelo, e i palazzi dall’intonaco ruvido e sbrecciato – tutti li chiamano «i gemelli». Perché da sempre Beatrice e Alfredo sono inseparabili, come fratelli appunto. O forse qualcosa di più? La loro storia, struggente e tragica, diventerà quasi una leggenda nel quartiere. Ma a narrarla finora è stata soltanto Bea, la metà più forte dei «gemelli», la ragazza cui bastava sentire l’odore di Alfredo sulla maglietta verde che lei stessa gli aveva regalato per sapere che lui ci sarebbe sempre stato. La giovane donna che ha lottato fino alla fine per sentire il rumore, inconfondibile, dei suoi passi. Questa invece è la storia della metà più debole dei «gemelli» e a raccontare l’arrivo alla Fortezza è Alfredo, in prima persona, con la sua voce, le sue fragilità, i suoi piccoli e grandi sogni così difficili da realizzare e così facili da infrangere. Fino all’incontro che gli cambierà la vita: quello con Beatrice.


Il punto di vista di Beatrice mi aveva turbato nel profondo perché è lei che perde Alfredo, è lei che rimane sola, lei che deve combattere per lui e poi andare avanti.
Il punto di vista di Alfredo, però, è stato anche peggio. Alfredo è quello che se ne va, quello che non riesce a resistere alle tentazioni sbagliate neanche per la persona che ama.
Gli ultimi due capitoli, poi, sono stati veramente assurdi. Dopo il primo libro ero stata tormentata da qualche domanda ma ce n’era una che mi attanagliava più di tutte: volevo sapere se Alfredo fosse consapevole di una certa cosa.
Lo era.
E penso che questo mi abbia distrutta più di tutto.
Anche questo libro, ovviamente, è un 10… ma penso di denunciare Valentina perché mi provoca dei danni morali assurdi.

Il rumore dei tuoi passi – Valentina D’Urbano // Recensione

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In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato “La Fortezza”, Beatrice e Alfredo sono per tutti “I gemelli”, i due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un’amicizia ruvina come l’intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un’amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi. Ma alle soglie dei vent’anni, la voce di Beatrice è scanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare.

Un libro straziante. Leggi le primi pagine e già sai come finirá la storia, te lo senti dentro, un presentimento e allo stesso tempo una certezza. Un mondo di cui, se non ne senti parlare, non puoi venire a conoscenza per caso. Una storia degli anni 70/80 che è triste come la realtá di quei tempi, due protagonisti che ti fanno innamorare di loro, almeno quanto sono innamorati TRA loro.
Beatrice e Alfredo, i gemelli, tanto uniti quanto distanti. Dicono di odiarsi, continuamente, e intanto trovano conforto solo uno nelle braccia dell’altra. La fortezza è disastrata, costituita da palazzi occupati abusivamente da gente senza dimora e, a volte, si deve aver paura di uscire perché qualcuno può occupare gli appartamenti a sua volta, cacciando di casa la famiglia precedente. Non trovano lavoro, i ragazzi della fortezza, passano la loro giovinezza lì dentro e non hanno mai visto il mare.
Ma Beatrice non vuole restare lì: lei vuole lavorare, va ad una gita al mare con la chiesa pur di vivere diversamente per qualche tempo. Alfredo non approva e la marchia a fuoco con l’iniziale del suo nome. Non fanno che picchiarsi, quei due.
Ognuno per la sua strada, che poi è sempre la stessa.
Questo libro lo consiglio più di qualunque altro, mi è piaciuto troppo e mi ha fatta stare molto male.
5 stelle, 10, lo amo.

Quando scrivi un libro…

Non so quante persone, come me, hanno da sempre provato a scrivere un libro bloccandosi sempre a metà dell’opera, o dopo i primi capitoli…però volevo parlarvi di questo, oggi.
Ne avrò iniziati almeno una ventina, le idee mi sembravano sempre ottime, ma puntualmente qualcosa mi faceva perdere interesse e lasciavo quelle storie a marcire. Dopo qualche giorno aprivo le cartelle del computer e cancellavo tutto definitivamente: non ero mai contenta.
Qualche mese fa è stato indetto un concorso da Ypsilon e Feltrinelli, si chiamava Ypsilon Tellers, ed io ho fatto parte di quelle persone che avevano mandato il manoscritto: ero finalmente riuscita a scrivere una cosa ed a finirla.
Quello che mi ha spinto ad arrivare all’ultimo capitolo di quel libro, forse, è stato il concorso, il sapere che avevo una data entro il quale dovevo finirlo e che non potevo fallire perché se ci fossi riuscita prima di tutto avrei potuto vincere qualcosa ( anche se questa era l’ultima cosa che credevo possibile, e infatti non mi sono classificata tra i primi 10 ), ma soprattutto avrei potuto dire a me stessa : << Ce l’hai fatta >>.
E ce l’ho fatta!
Il libro è stato letto, fino ad ora, da 3 persone esclusa me ed ho ricevuto dei commenti positivi. Ovviamente non riesco a smettere di pensare che siano dovuti al fatto che loro sono miei amici e che mi vogliono bene, però sapere che qualcuno mi sostiene mi fa solo ben sperare.
Quando ho perso il concorso ho cambiato ogni pagina ( all’interno c’erano dei riferimenti pubblicitari necessari per l’ammissione al concorso ) ed adesso è una bellissima ( mi piace pensarlo ) e semplice storia d’amore.

In questo periodo sto scrivendo un’altra cosa e sono molto motivata, vi farò sapere. Intanto però voglio che mi facciate sapere qualcosa voi, lettori. Quanto scrivete? Cosa scrivete? Quali e quante sono le vostre opere finite? So che molti lettori hanno il sogno nel cassetto di scrivere anche loro, un giorno, qualcosa che entri nella libreria degli altri quindi non prendiamoci in giro… facciamo qualcosa per questi sogni!