Recensione: L’amore rende… rosa – Roxann Hill

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Trama

Michelle ha tutto quello che si può desiderare: un fisico da urlo, un ottimo lavoro, abiti griffati e un sacco di soldi. Ha anche un compagno: Valentin von Gertenbach, l’uomo dei sogni, très distingué. Tutto sarebbe perfetto se non ci fosse un piccolo intoppo: l’uomo dei sogni è sposato.

Quando, poco prima di Natale, Valentin le dà buca lasciandola sola sulle Alpi francesi, Michelle decide di tornare a Berlino e di lottare con le unghie e con i denti per riaverlo. In viaggio incontra l’attraente (ma privo di mezzi) David, con la figlia Emma.

Inizia così un movimentato viaggio attraverso la Francia fino alla Germania, durante il quale Michelle incomincia a chiedersi sempre più spesso cosa conti realmente nella vita e se è vero che l’amore rende tutto più rosa.

Recensione

Questo libro è il tipico rosa che ti prende e ti butta in una realtà totalmente romantica.
Michelle è la protagonista, una bellissima donna che ha tutto ciò che si può desiderare dalla vita, ma non riesce a rendersi conto di cosa è davvero importante. Per lei conta il denaro, conta la bellezza, contano le belle cose. La sua visione dell’amore è distorta, tanto da farle pensare che tutti gli uomini siano uguali e totalmente schifosi.

Quando scopre che il suo fidanzato, che in realtà è sposato con un’altra, non ha intenzione di raggiungerla in Francia, dove avrebbero dovuto fare un viaggio insieme, Michelle decide di tornare a Berlino. Come può tornare a casa, però, se le hanno scambiato per sbaglio la borsa Prada e non ha più con lei i suoi documenti?

Semplice… o forse no.

In questo modo Michelle incontrerà David e sua figlia Emma, che le offriranno un aiuto prezioso… ed anche qualcosa di più.

Per quanto io non sia una persona romantica, devo dire che questo libro mi è piaciuto. L’autrice vuole comunicarci che le cose importanti non sono quelle materiali ed è una cosa che molti al mondo devono ancora capire.

Voto: 8

Recensione: La libreria dei sogni che si avverano – Christel Noir

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Una piccola libreria di Montmartre
La magia di un incontro
La possibilità di un amore

Una piccola libreria a Montmartre. Marie, la proprietaria, condivide la giornata con i clienti abituali, fra cui una giovane ribelle e un signore anziano appassionato di letteratura. Il suo incontro con Josh, sceneggiatore in cerca di ispirazione, potrebbe sfociare in una storia d’amore, ma Marie è persona timida, timorosa di lasciarsi andare. Contemporaneamente, nella vita di Marie, fa la sua comparsa un confidente molto particolare: un angelo custode, o forse solo una proiezione della mente… che però tutte le sere la aspetta ai piedi del letto pronto ad ascoltare le sue confidenze e a far luce sui suoi ricordi. Marie non sa se chiamare la polizia, consultare uno psichiatra o, più semplicemente, lasciarsi guidare da questa presenza che forse la aiuterà a trovare la strada per la felicità, ad aprire la porta dei sogni, quelli che ci portiamo dentro e che a volte dimentichiamo, per riuscire a riprendersi la rassicurante, calda, intensa libertà dell’anima.

Titolo: La libreria dei sogni che si avverano
Autore: Christel Noir
Casa Editrice: Corbaccio
Prezzo: 16,90€
Pagine: 288


La storia di Marie, proprietaria di una libreria francese, di Noemie, ragazza diciassettenne con problemi in casa, di Emile, vecchietto che non parla mai, di Josh, vedovo con la paura di ricominciare, e di Éloïse, angelo custode di Marie.
I primi capitoli ci presentano tutti i personaggi e i loro problemi, i loro limiti, i perché delle loro paure. Man mano che si va avanti nella lettura scopriamo tutte le loro stranezze, tipiche a volte della scrittura dei francesi, che ci sembrano strambe e ci fanno affezionare ancora di più ai personaggi. A volte le “stranezze”, ripeto il termine, ci aiutano a sentirci più a casa.
Leggendo questo libro prendiamo per mano i personaggi e li accompagniamo in un percorso di crescita personale, li vediamo cambiare.
Marie, grazie al suo angelo custode, dovrà scoprire davvero cos’è la felicità, cos’è la libertà, cosa sono i sogni.
La libreria che porta avanti era di suo nonno, le piace davvero stare lì o lo fa solo perché, perdendo quel luogo, perderebbe anche le ultime schegge di una persona che ha amato e che non c’è più?
Josh dovrà domandarsi se è giusto continuare a vivere con la paura di andare avanti per fare del male a sua moglie, ormai morta, o se può concedersi di andare avanti. Verrà spronato dai suoi amici, dalle donne che conoscerà, e soprattutto dal ricordo intenso di una donna, Marie, che gli ha fatto mettere in discussione tutte le sue certezze.
Noemie odia la sua casa, il fatto che i suoi genitori litighino sempre, e si accaparrata il titolo di sorella adottiva di Marie. Abitano nello stesso palazzo, si confidano, hanno due età completamente differenti ma riescono comunque a volersi bene.
Emile è un vecchio amico del nonno di Marie, passa il tempo a leggere in libreria e non spiaccica mai parola. Se gli si chiede “Perché non parli?” risponde “Perché non ce n’è bisogno”.
Una storia piena di ogni tipo di sentimenti, coinvolgente, che ti avvolge in un abbraccio stretto e non ti lascia andare per un po’.

Voto: 8 e mezzo.

Migliori citazioni: Lo straordinario mondo di Ava Lavender – Leslye Walton

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Molti mi consideravano l’incarnazione di un mito, la personificazione di una magnifica leggenda, una favola. Alcuni mi giudicavano un mostro, una mutazione. Per mia grande sventura, una volta mi scambiarono per un angelo. Per mia madre ero tutto. Per mio padre, niente di niente. Per mia nonna ero la testimonianza vivente di amori perduti nel tempo. Ma io conoscevo la verità, l’avevo sempre saputa.
Ero soltanto una ragazza.
Predire il futuro, come avrei imparato più tardi, non serve a niente se non si può fare nulla per opporvisi.
Salì di corsa la collina fino a casa. Prima di entrare, si voltò verso Jack e la macchina e gridò: <<Siamo innamorati! Siamo innamorati! Siamo innamorati!>>
Persino la loro vicina di casa, l’acida Marigold Pie, svegliata da tale dichiarazione, non poté fare a meno di sorridere.
A questo punto Viviane Lavender amava Jack Griffith da dodici anni, ovvero più di metà della sua vita. Se avesse dovuto trasformare il proprio amore in un genere alimentare, diciamo per mangiarlo, ci avrebbe farcito 4745 crostate di ciliegia. Se avesse dovuto conservarlo, le sarebbero occorsi 23.725 barattoli di vetro con relative etichette e una dispensa lunga quanto tutta Pinnacle Lane.
Se avesse dovuto berlo, sarebbe annegata.
Si preoccupava di non potermi proteggere da tante cose che l’avevano ferita: la perdita e la paura, il dolore e l’amore.
Soprattutto l’amore.
Trovavo decisamente ironico il fatto di essere dotata di ali e tuttavia di sentirmi così costretta, così in trappola. Proprio per via della mia condizione, ero più incline di altri a notare le piccole ironie della vita. Le collezionavo: l’amore arrivava quando meno te lo aspettavi e se qualcuno diceva che non voleva farti del male, alla fine di sicuro te ne faceva.
Una volta che le cose accadono, buone o cattive che siano, non c’è più niente da fare. Sono successe.
Non lo notava perché quando si trattava dell’amore, vedeva solo ciò che le faceva comodo.
Viviane sospirò. <<E’ come se il mondo si fosse capovolto. Oggi faccio fatica persino a stare in piedi.>>
Gabe la strinse a sé. <<Appoggiati a me, Vivi. Penserò io a tenerci in piedi per un po’.>>
Lui spesso la prendeva in giro perché le mancava l’anello all’anulare della mano sinistra, un pretesto per farle capire, con quei suoi modi riservati, quanto desiderasse sposarla. Lei sapeva che avrebbe trascorso ogni notte sognando accanto a quel gigante buono, con il petto di lui appoggiato alla schiena, il palmo posato delicatamente sul suo fianco. Ma sapeva anche che non si sarebbe mai sposata. Né con Gabe, né con nessun altro. <<Che cosa se ne fa il cuore di un anello?>> per dirlo con le sue parole.