Recensione: Miss Charity – Marie-Aude Murail

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Trama:

Charity è intelligente e curiosa, assetata di contatti umani, di parole, di scambi e vuole partecipare alla vita del mondo.

Purtroppo, però, una ragazzina della buona società inglese dell’800 deve tacere, non mostrarsi troppo, salvo che in chiesa.

Charity, allora si rifugia al terzo piano del suo palazzo borghese, in compagnia della servitù. Per non morire di noia, alleva dei topini nella nursery, veste un coniglietto, studia dei funghi al microscopio, impara Shakespeare e disegna incessantemente dei corvi, con la speranza che un giorno succeda qualcosa…

Così comincia la vita di Charity Tiddler, ragazzina prima e donna poi, che farà della libertà un principio di vita.

Un omaggio a Jane Austen, un romanzo per ragazze di ogni età.


Per carità, bella trama e bei personaggi… ma che palla al piede di scrittura.
L’ho portato avanti davvero a fatica e per tutta la lettura non facevo che chiedermi quanto mancasse alla fine, contavo le pagine ed ero super tentata di saltare delle parti. Non le ho saltate solo perché sono una lettrice come si deve e so che queste cose non si fanno.
Avendo letto da poco “Ho un castello nel cuore” di Dodie Smith, fare il paragone è stato inevitabile. Dodie è decisamente molto più scorrevole, ma i temi trattati alla fine sono quelli: la società dell’ottocento ed i matrimoni.
In Miss Charity la protagonista è un’inventrice di storie che sta più con gli animali che con le persone, disegna acquerelli ed è in contrasto con i genitori. La vita di una scrittrice dell’ottocento non è semplice, considerando che spesso solo gli uomini riescono ad andare avanti, perciò Charity non avrà la strada spianata nel tentare di seguire il suo sogno. Ci si mette anche sua madre, che la vuole vedere sposata e disapprova totalmente il suo stile di vita.
Nel mentre conosciamo Tabitha, una domestica pazza (pazza nel senso di pazza) che racconta storie horror a Charity per tutta la sua infanzia, Blanche, un’istitutrice francese e tutti gli animali di Charity.
La trama, come vedete, è molto molto carina…
MA…
dobbiamo parlare di un po’ di cose:
1) La scrittura è sfiancante. Dopo un po’ ti stanchi, vuoi arrivare alla fine e non capisci più perché ci sono così tanti dettagli inutili;
2) Credevo che fosse una storia per bambini, ma non puoi propinare a dei bambini una storia così lunga, piena di significati nascosti e con una domestica pazza che va in giro ad appiccare incendi. Cosa capisce un bambino? Niente di niente, se non sei lì dietro a spiegare ogni singolo punto. Questo è un mio parere, ovviamente, poi ognuno fa quello che vuole;
3) Come può l’autrice pensare che ci ricordiamo i nomi di tutti gli animali di Charity? Addirittura a volte confondevo animali con persone, per come ne parlava Charity. Non sopportavo proprio questa confusione;
4) Alla fine Charity non è stata molto in linea con i suoi pensieri. “Non voglio sposarmi di qua”, “Non voglio sposarmi di là”… e alla fine si è sposata.
Non vi dico con chi per non fare spoiler.

E quindi, riassumendo, vi dico che se dovessi tornare indietro nel tempo non ricomprerei questo libro. Mi dispiace, vedo che è piaciuto a molti, ma ci sono cose che amo e cose che non amo.
Questo libro è uno di quelli che non amo (ma neanche odio, sia chiaro).

Voto: 7

Recensione: Ho un castello nel cuore – Dodie Smith

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Trama:

Cassandra ha diciassette anni e da grande farà la scrittrice. Intanto si esercita tenendo un diario, custode dei segreti di una famiglia stravagante. I Mortmain vivono in un incantevole castello in rovina. Sono praticamente sul lastrico. Il padre è un eccentrico scrittore in crisi d’ispirazione; la sua seconda moglie, Topaz è una bellissima modella con la passione del nudismo. Rose, sorella maggiore di Cass, è molto bella e molto decisa a sposare un uomo ricco. Poi ci sono i ragazzi: Thomas, il fratellino, e Stephen, bellissimo figlio dell’ex governante, innamorato da sempre di Cass. La vita dei Mortmain cambia per sempre all’arrivo dei vicini di casa: americani, ricchissimi, allegrissimi. Per Rose è un’occasione da non perdere, per Cass è l’inizio di una straordinaria avventura di sentimenti nient’affatto ragionevoli…


Siamo nel 1930, in un castello ed in compagnia di una famiglia bizzarra.
Stiamo leggendo il diario di Cassandra, figlia di uno scrittore che non scrive più, sorella di Rose che non vede l’ora di sposarsi con qualcuno e figliastra di Topaz, ragazza di ventinove anni che faceva la modella.
La famiglia Mortmain vive nel castello in affitto da circa dieci anni e ce ne sono ancora trenta davanti a loro, ma non hanno mai pagato un centesimo al proprietario di casa.
Quando quest’ultimo muore, arriveranno al paese, direttamente dall’America, i due ereditieri del castello: Simon e Neil. I due si renderanno subito conto della povertà dei Mortmain: nessuno di loro ha un lavoro, hanno appena di che mangiare e non danno uno stipendio a chi li aiuta in casa.
Mentre Stephen, figlio dell’ex governante, fa una corte sfaccia a Cassandra, Rose cerca di conquistare Simon per riuscire a far arricchire la sua famiglia.
Il problema sorge quando Cassandra si innamora di qualcuno… peccato che non sia esattamente un amore destinato a finire nel migliore dei modi.

Di questo libro mi sono piaciuti moltissimo i personaggi eccentrici. Conosciamo Cassandra e tutti i suoi pensieri più intimi e contraddittori; Rose e la sua poca capacità di stare in società, essendo cresciuta da sola; Topaz e la sua devozione a Mortmain; Stephen ed il suo amore incondizionato; Neil e la mancanza che sente per l’America; Simon e le sue illusioni.

Il castello, poi, è descritto in maniera meravigliosa. Voglio andare anche io a nuotare nel fossato.

Mi è sembrato molto uno stile alla Jane Austen, se devo dirlo molto verso “Emma”, ma c’è una cosa che cambia. Per quanto Jane Austen sia molto più classica e conosciuta di Dodie Smith, devo dire che nutro una preferenza per la seconda. Lo stile di Dodie è molto più scorrevole di quello di Jane: con “Ho un castello nel cuore” fai un tuffo nel passato, restando sempre con un piede nel presente.

Voto: 9 e mezzo