Recensione: L’emozione in ogni passo – Fioly Bocca

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Titolo: L’emozione in ogni passo
Autrice: Fioly Bocca
Casa Editrice: Giunti
Pagine: 176
Prezzo: 12,00€

Trama:

Un desiderio, una speranza, un dolore da lasciare andare: come tutti quelli che decidono di intraprendere il Cammino di Santiago, anche Alma ha una ragione profonda che la induce a chiudere per qualche settimana la sua libreria nel cuore di Bologna e a partire in un’alba diafana di giugno. Sta cercando di dimenticare Bruno, ma in realtà sono proprio i suoi appunti su un foglio spiegazzato a guidarla passo passo lungo il Cammino. E un quadernetto azzurro a cui affida tutti i suoi pensieri: chissà se su quel masso si è seduto anche lui, chissà se ha alzato lo sguardo su quello stesso cielo. Frida invece è una psichiatra che dopo un fatto terribile non è più in grado di occuparsi degli altri. Per questo ha lasciato il suo lavoro, e l’unica cosa che le importa adesso è cercare le persone che hanno conosciuto Manuel, suo marito.

Alma e Frida si incontrano al termine di una lunga giornata di marcia a Puente de la Reina. Sono due donne totalmente diverse, ma in comune hanno un conto aperto con la vita. E insieme scopriranno che la condivisione della fatica e del dolore è spesso il preludio di un miracolo: perché il Cammino scandisce il proprio tempo e influenza il destino di chi lo compie in modi che nessuno può prevedere…


 

Questo libro parla d’amore

Alma decide di andare in vacanza con una sua amica ed incontra un uomo, Bruno. I due si innamorano ma non possono stare insieme. Lei sta aprendo una libreria in città, sta per coronare il suo sogno. Lui è un tipo che non può vivere lontano dalla sua vita, dai suoi cavalli, dai suoi paesaggi.
Dopo la vacanza Alma e Bruno si separano perché nessuno dei due può, e soprattutto vuole, abbandonare la propria vita.

Frida è una psichiatra sposata con Manuel che improvvisamente muore lontano da lei, in una missione, per una febbre.
Quando Frida perde Manuel, perde tutto.

Alma e Frida si incontrano per caso, durante il Cammino di Santiago e si danno forza a vicenda.
Alma è distrutta per la sua storia d’amore non andata in porto, Frida è triste perché non si sente più capace di amare.
Le due donne raccontano tutta la loro storia: Alma si apre perché l’altra sa ascoltare, Frida non parla con qualcuno da troppo tempo.
I motivi che le hanno portate a intraprendere il cammino sono differenti. Alma spera di incontrare Bruno, perché sa che lui ha già percorso quelle strade, mentre Frida vuole conoscere qualcuno che stava a cuore a suo marito.

Questo libro parla d’amore, di due tipi di amore diversi che si incontrano e si confrontano. Parla di due donne e della loro forza.

Le parti che mi sono piaciute di più, in questo libro, sono quelle del diario di Alma. Alla fine, ogni volta, lei scrive una frase di uno scrittore famoso e la discute, confrontandola con ciò che accade nella sua vita.
Un’idea molto carina.

Lo stile di scrittura è scorrevole. Non ho letto il precedente libro di Fioly Bocca, Ovunque tu sarai, quindi purtroppo non posso farvi un paragone.

Il mio voto è 8-, perché in alcuni punti le conversazioni sono così profonde da sembrare quasi irreali. Profonde e bellissime, ci tengo a precisarlo, ma non so se incontrerò mai persone che mi diranno le cose che si dicono i personaggi del libro.

 

Recensione: Io e te all’alba – Sanne Munk Jensen, Glenn Ringtved

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Titolo: Io e te all’alba
Autori: Sanne Munk Jensen, Glenn Ringtved
Casa editrice: Piemme
Pagine: 324
Prezzo: 17,00€ cartonato / 7,99€ ebook

Trama:

Louise vive ad Aalborg, in Danimarca. Ha diciassette anni, va al liceo. I suoi genitori sono brave persone. Una sera conosce Liam, un ragazzo poco più grande di lei, e i due si innamorano perdutamente. Trovano un minuscolo appartamento ai margini della città e si amano, fra sesso e droga, senza limiti. Liam ha tanti sogni, ma una pessima idea su come realizzarli. Comincia a lavorare per Johannes, uno spacciatore, un pesce grosso. All’inizio va a gonfie vele, ma poi la situazione precipita, trascinandosi dietro tutto e tutti. È inutile chiedersi perché Louise non sia scappata quando ancora poteva farlo. Non l’ha fatto e basta. Questa storia racconta il perché.


 

Vi faccio, per la prima volta in vita mia, un piccolo spoiler: Louise e Liam sono morti.
Perché ve lo sto dicendo? Perché, in realtà, è una cosa che scoprite già dal primo capitolo.
La narratrice di questo libro è Louise, ragazza morta, che vede tutti mentre nessuno vede lei e racconta la sua storia dall’incontro con Liam fino alla loro morte.

Vorrei poter spostare la mano. Vorrei tanto lasciarla scivolare in quella di Liam come una volta, e dire a mamma di non piangere più. Vorrei ripeterle tutto quello che mi ha detto Liam a casa, prima che uscissimo per andare al ponte. Vorrei descrivere l’alba mentre eravamo lassù, che l’ha fatto quasi diventare bello. E giusto. Vorrei far capire a lei e a papà il perché. Raccontare la storia vera. E vorrei che Liam mi abbracciasse. Evidentemente, però, questa è una delle cose che non si possono fare da morti.
Forse da questa citazione riuscirete già a capire quanto questo libro sia scritto bene.
Ogni singola frase è un colpo al cuore. Questa storia ti entra dentro e non se ne va facilmente.
Mi servirà una cura di libri leggeri, dopo “Io e te all’alba”.
Chi mi segue sa che amo la scrittura di Valentina D’Urbano perché parla di persone brutte esteticamente e caratterialmente. Parla degli errori dell’essere umano.
Questo libro fa la stessa cosa: parla di quanto tutti, nessun personaggio escluso, siano stati stupidi.
Non è una storia come le altre: Loui e Liam sono innamorati ed hanno dei sogni… solo che Liam trova il modo più sbagliato del mondo per realizzarli.
E quando le cose per loro si mettono male non potranno contare su nessuno, solo su loro stessi.
E quando saranno sicuri che nemmeno così, nascondendosi, potranno salvarsi, inevitabilmente, si butteranno in un mare di acqua e moriranno così: ammanettati tra di loro per non perdersi tra le correnti, sempre insieme come da quando si sono conosciuti.
Hanno trovato la soluzione peggiore per i loro problemi, come avevano trovato quella peggiore per realizzare i propri sogni.
Errare è umano, ma qui sbagliano davvero troppo.
Sbagliano Loui e Cille quando prendono quell’autobus che le porterà ad incontrare Liam e Jeppe; sbagliano Liam e Jeppe quando decidono di spacciare; sbagliano i genitori di Louise quando invece di restare vicini, si allontanano; sbaglia il padre di Liam quando si ubriaca senza sosta.
Sbagliano tutti, perché sbagliare è umano. Sbagliano, ma forse no. Ogni decisione è una via che si intraprende: la vita è una rete fitta creata da decisioni e non si può mai tornare indietro.
Lo amo da qui fino alla fine del mondo. Anche quando è un idiota o quando è arrabbiato con me. Lo amo tantissimo e vorrei solo che lui ricambiasse il mio amore. È l’unica cosa a cui riesco a pensare e mi odio, perché sono fatta così.
Voto: 9

Ogni tuo silenzio – Laura Mercuri // Recensione

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Emilia, 26 anni, arriva a Bren dall’Abruzzo, con un vecchio trolley scozzese e pochi soldi in tasca. In quel paesino da cartolina arrampicato tra le montagne di un Nord sconosciuto, cerca l’occasione per lasciarsi alle spalle il passato e ricominciare. Ma è l’amore che trova, quando il suo sguardo curioso si posa per la prima volta sul corpo alto e sottile di Aris, sugli occhi azzurrissimi, sui capelli biondi e ribelli. Aris è il falegname del paese, conduce una vita in sordina, appartata e un po’ misteriosa, ma i suoi silenzi nascondono torrenti di emozioni e tra le sue dita forti e nervose il legno assume forme perfette, sensuali. Lentamente, Emilia e Aris si abbandonano a un’attrazione profonda, che li consuma e li completa con la stessa dolce furia. Ma qualcosa o qualcuno nel loro passato lotta per riacciuffarli, mentre nuovi ostacoli sorgono a minacciare la loro felicità. Saprà il loro legame superare le menzogne e i tradimenti, vincere l’invidia e guarire la solitudine? Con un linguaggio semplice e schietto, Laura Mercuri racconta luci e ombre dell’animo umano in una favola moderna destinata a lasciare il segno nel cuore di ogni lettore.


 

Emilia è scappata dall’Abruzzo per non dover più sottostare ai voleri di un padre cattivo. Sua madre è morta e le ha lasciato qualcosa, così usa quei soldi per affittare una casa in un bosco a Bren, vicina ad un villaggio molto piccolo, di appena mille persone.
A Bren tutti si conoscono, tutti sanno tutto di tutti e, quando la vedono arrivare, sanno già che è una straniera.
I suoi capelli rossi saltano subito all’occhio, come il fatto che passando davanti alla vetrina di una falegnameria si sia fermata un attimo a guardare il ragazzo che ci lavora.
Lui è biondo e ha due occhi così azzurri da fare invidia al cielo, si chiama Aris.
Nessuno vede bene la relazione tra Aris ed Emilia perché Dora, la madre acquisita di lui, non vuole donne intorno a suo figlio. La gente l’ha sempre evitata, sin dal suo arrivo, ma quando Dora comincia a spargere voci su di lei tutti si allontanano ancora di più.
La gente è riluttante sul darle un lavoro, non vuole essere contagiata dalle voci.
Qualcuno, dopo aver fatto delle avance ad Emilia ed essere stato respinto, contribuisce ad aumentare l’odio del villaggio nei confronti della ragazza.
Solo Aris le resta sempre accanto, qualunque cosa succeda.
Ed Emilia vorrebbe fare lo stesso con lui.
Peccato che Aris sia sempre così silenzioso, non parli mai con nessuno. Emilia ed Aris comunicano con gli occhi, non hanno bisogno di esprimersi in altro modo, ma così facendo lei non sa niente della storia di lui.
E quando la scoprirà le cose potrebbero cambiare.
Potrebbe non essere più tutto rose e fiori.

Laura Mercuri scrive benissimo, descrive i paesaggi di Bren facendo entrare i lettori dentro la storia. Non ha creato una protagonista fragile, succube delle sue parole. Emilia è una combattiva, scappa via quando sa che i problemi stanno per arrivare e cerca una soluzione.
Aris, il personaggio maschile, è perfetto. Perfetto nei suoi problemi e nella sua storia con Emilia. Un ragazzo unico che non ritroverete in nessun’altra storia.
I dettagli non mancano mai, questa storia ne è fortunatamente piena, e non ti stanchi mai di leggere.
Ho finito il libro in un pomeriggio per quanto era bello, non volevo staccarmi più.

Voto: 9

Libri di sogni: La nostra ultima canzone – S. K. Falls ♥

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Titolo: La nostra ultima canzone
Autore: 
S. K. Falls
Numero Pagine: 348
Editore: 
Piemme
Prezzo: 
17,50 €

Trama:

Il più grande desiderio di Saylor è ammalarsi, solo così, pensa, chi le è accanto la noterà e le vorrà bene. Ha la Sindrome di Münchhausen, infatti, e ogni scusa è buona per entrare in contatto con germi e malattie. Così, quando il suo psichiatra le consiglia di andare a fare volontariato per i gruppi di auto-aiuto, accetta con grande entusiasmo: per ammalarsi non c’è niente di meglio che passare del tempo in ospedale. Lì Saylor conosce un gruppo di ragazzi, malati terminali, e inizia a frequentarli. Tutto si basa su un equivoco – loro pensano che anche Saylor sia molto malata – ma lei non ha alcuna intenzione di fargli cambiare idea, perché per la prima volta si sente a suo agio con dei ragazzi della sua età. Tra di loro c’è Drew, un ragazzo bellissimo, un musicista, di cui a poco a poco Saylor si innamora. A separarli c’è quella tremenda bugia, Saylor non ha davvero la sclerosi multipla, ma a unirli c’è una forza potentissima, che li spinge a credere di conoscersi da sempre.


La recensione di Cioccolato e Libri:

Poco tempo fa ho recensito Una ragione per amare e mi sono trovata in una situazione in cui amavo il modo di scrivere dell’autrice, la trama e i personaggi ma ero completamente in disaccordo con l’abitudine della protagonista di “subire” qualsiasi maltrattamento senza mai ribellarsi.
Perché ero contraria? Perché secondo me i romanzi catalogati in “young adult” non devono contenere dei pessimi esempi per gli adolescenti.
Purtroppo viviamo in un mondo in cui davvero le persone subiscono maltrattamenti restando zitti, senza ribellarsi, o soffrono di malattie come quella di Saylor e tendono a autoinfliggersi del dolore per attirare l’attenzione di genitori non abbastanza affettuosi. Anche l’autolesionismo, per esempio, adesso è super diffuso e viene criticato ma dietro c’è tanto di più.
Apprezzo il libro perché mi spiega nei dettagli e in maniera profonda quali sono le dinamiche della Sindrome di Münchhausen, ma per lo stesso motivo penso che chi lo ha catalogato come uno young adult abbia sbagliato di grosso.
Io mi immagino una tredicenne che ha dei disturbi repressi già di suo e prende in mano questo libro, ci trova una perfetta guida per come farsi del male e la usa a suo piacimento.
E’ vero che bisogna usare qualsiasi espediente per scrivere un libro e per poi venderlo, ma è vero anche che se io avessi avuto voglia di farmi venire un ascesso, un’intossicazione alimentare, dei buchi nello stomaco ecc dopo questa lettura avrei saputo come fare.
Il libro è veramente bellissimo, sincero, crudo, scritto bene e i personaggi sono PURTROPPO reali. Perché dico purtroppo? Perché i genitori di Saylor l’abbandonano a se stessa da quando è nata, la fanno sentire sola ed esclusa, non sono per niente perfetti.
Tutto questo causa la sindrome in questa ragazza, delle assurde manie di protagonismo e fanno sì che la trama si sviluppi.
A proposito della trama posso dirvi che inizialmente ero sempre rimandata a Colpa delle stelle, un po’ per gli incontri nell’ospedale e un po’ per il protagonista maschile, Drew, che soffre di una malattia che non lo fa camminare bene.
Ci scontriamo con AIDS, tumori e altre malattie rare comunque terminali. L’unica a stare “bene” è Saylor, ma lei finge di avere la sclerosi multipla.
Come si evolverà la cosa? Sappiamo tutti che prima o poi la verità salterà fuori, lo sa anche lei. Ma come la prenderanno le persone che le stanno intorno? Quei ragazzi hanno una forza che non è paragonabile a nient’altro al mondo e dobbiamo sempre avere un pensiero per chi in quelle condizioni ci sta sul serio, non nelle pagine di un libro o nei film in televisione.
La vita è crudele e la gente soffre… e forse è proprio per questo che Saylor, che finge di essere malata o pagherebbe per avere il cancro, non è il massimo in tema di “sensibilità”.
Soffre pur sempre di una sindrome, capiamola.
Nonostante tutto quello che vi ho detto prima, per me questo libro è un voto 8 per come è costruito… ma non sono d’accordo con la sua collocazione nel genere young adult e con il pessimo esempio che può dare agli adolescenti.


La recensione di Sognatrice Interrotta:
Il blog: http://www.sognatriceinterrotta.blogspot.it

Questa storia vi potrà ricordare “Colpa delle Stelle” e altri cloni usciti successivamente e infatti per la maggior parte del libro sarà così. Purtroppo questa lettura ha un punto molto debole e qui entra in scena la protagonista. Fin qui nessuna novità. Sono quasi tutte insopportabili. Il fattore negativo è come si presenta questa protagonista. Saylor soffre della sindrome di Munchhausen e nella sua testa scatta qualcosa che la porta a far di tutto per ammalarsi e avere l’attenzione degli altri tutta su se stessa. Il modo in cui si parla di questa malattia è sbagliatissimo perché l’autrice ha deciso di scrivere alcuni modi in cui Saylor andrà incontro a febbre, vomito e altro. Sapendo che questo libro è un young adult, non credo giusto che il “giovane pubblico” abbia così libero accesso a certe informazioni pericolose. Questa ragazza, inoltre, manca di rispetto ai veri malati e qui non si parla di virus stagionali ma cancro, aids e altre sindromi non molto diffuse. I genitori della ragazza sono un pessimo contorno, soprattutto per il loro “guardare” essendo coscienti del problema della figlia senza far niente. I ragazzi malati che conosceremo sono i personaggi più interessanti, in particolare Drew, che fin da subito mi ha portato a percepire verso i suoi confronti molta tenerezza. Questa storia non è scritta male anzi è molto scorrevole e anche lo stile ci porta a leggerla molto velocemente. Un punto positivo anche sulla costruzione di tutte le vicende e il susseguirsi dei fatti che ci porta in una storia d’amore leggermente diversa. Il grande punto dolente è la superficialità con cui si affrontano certi argomenti e il messaggio negativo per i giovani. Personalmente non lo consiglio anche se entra a far parte del lungo filone di libri in cui l’amore e la malattia sono intrecciate.

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Da ieri in libreria: 9 giorni – Gilly Macmillan // Recensione

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TRAMA

Rachel Jenner è sconvolta e in preda al panico: suo figlio Ben, di soli otto anni, è scomparso, e lei non sa come affrontare questa tragedia. Inoltre, a peggiorare la situazione, ci sono gli obiettivi della stampa e le telecamere delle TV che seguono lo sviluppo del caso e le stanno con il fiato sul collo. È vero, ha commesso una leggerezza: ha perso per un attimo di vista Ben e lui è sparito e ora tutto il Paese pensa che lei sia una madre sprovveduta e vada condannata. Ma cosa è successo veramente in quel tragico pomeriggio? Stretta fra il dramma di aver perso il figlio, le sempre più serrate indagini della polizia e la pubblica gogna dei media, Rachel deve affrontare un’altra agghiacciante realtà: tutto quello che sa di sé e dei suoi cari si rivela una gigantesca bugia. E non c’è più nessuno, nemmeno nella sua famiglia, di cui la donna possa fidarsi. Il tempo stringe e forse il piccolo Ben potrebbe essere ancora salvato, ma l’opinione pubblica ha già deciso. E tu, da che parte starai?

TITOLO: 9 Giorni
AUTORE: Gilly Macmillan
EDITORE: Newton Compton Editori
PAGINE: 411
PREZZO: 12,00 €
USCITA: 8 ottobre 2015
Disponibile anche in formato ebook.


Comincio questa recensione ringraziando la Newton Compton per avermi permesso di far parte del Club dei lettori e per avermi spedito una bozza di questo libro. Quando ho letto la frase “Un grande thriller” in copertina, però, non mi aspettavo quello che ho letto.

L’azione e la sorpresa sono veramente poche, invece c’è tantissima analisi psicologica. Ci troviamo davanti a due punti di vista diversi e addirittura a capitoli dedicati a delle conversazioni tra il poliziotto che porta avanti le indagini ed uno psicologo forense.
Ben è un bambino di 8 anni che si trova al parco con la madre ed ad un certo punto le chiede di poterla precedere nel percorso fino alle altalene, seguito dal suo cane. La madre ha paura di lasciarlo camminare da solo in un parco, giustamente, ma ha appena divorziato e sente di dover essere un po’ più elastica per paura di bloccare troppo suo figlio, per non fare la parte del genitore cattivo.
Tutte queste giustificazioni che lei da nei primi capitoli sono del tutto comprensibili, ma anche no. Insomma come si fa a lasciare un bambino a camminare da solo in un parco, quando sta per farsi buio ed in giro non c’è nessuno? Ha solo 8 anni, potrebbe anche dimenticarsi la strada! Mi rendo conto che ciò che sto dicendo è ormai ordinario, molti bambini sono più autonomi di me che ho 19 anni, ma poi, mamma narrante del libro, non lamentarti se tutti pensano che sia stata tu a farlo sparire!
Lo penserei anche io!
I primi capitoli sono super lenti, ma non è che andando avanti questo aspetto migliora: l’unica cosa che salva questo libro è il fatto che non si capisca fino alla fine chi centra nella sparizione del piccolo – almeno io non l’ho capito – e questo genera fortunatamente un fantastico colpo di scena finale.
Detto questo non so cosa di preciso manca, o forse c’è qualcosa ( come le descrizioni ) di troppo… Fatto sta che questo libro per me è un 6 e mezzo.
Mi aspettavo di più.
Nelle recensioni su Amazon volano 5 stelline ma io, sinceramente, non l’ho trovato un libro così eccezionale.