Recensione “Un disastro chiamato amore” e intervista a Chiara Giacobelli

Hello readers,

mettetevi comodi perché sarà un luuungo post.
“Un disastro chiamato amore” di Chiara Giacobelli, libro ironico che mi ha fatto ridere fino al mal di pancia, mi ha fatto compagnia in una domenica non fredda, di più. Davvero, non potete capire il vento della Puglia, il gelo che c’è quando ti trovi a due passi dal mare e vestita con una tutina non più spessa di una fetta di prosciutto (metafora liberamente tratta dal film Wild Child).

E quindi mi son messa lì, sulla sedia a dondolo, con il libro davanti e ho divorato pagina dopo pagina. Poi stavo per scrivere la recensione e all’improvviso, come un’illuminazione, ecco che mi si presenta la possibilità di intervistare per voi l’autrice. Ovviamente ho preso la palla al balzo.

Bando alle ciance, parliamo di questa meraviglia. Prima di andare avanti sappiate che avete la possibilità di vincere una copia di questo libro andando sul mio profilo Instagram (@serisop), c’è tempo fino al 20 luglio.


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Titolo: UN DISASTRO CHIAMATO AMORE
Autore: Chiara Giacobelli
Editore: Leggereditore
Prezzo: 14,90€
Pagine: 328

Trama

Francese con un lavoro a Parigi e un appartamentino a Montmartre, Vivienne Vuloir è una ragazza buffa e imbranata che colleziona una figuraccia dopo l’altra, fa i conti con una fallimentare carriera di scrittrice e soffre di un numero indefinito di fobie. A trent’anni ha dimenticato il sapore di un bacio, si è adattata a essere identificata come “quella che si occupa di gossip”, ma soprattutto ha perso completamente fiducia nel genere umano, specialmente se maschile. Quando un giorno riceve un’inattesa telefonata da un certo Mr Lennyster, figlio di un’importante attrice italiana su cui ha da poco redatto un dossier, è certa di stare per subire una grossa lavata di capo. Invece, l’uomo vuole commissionarle la biografia della madre. Così, ben presto Vivienne si troverà a dover affrontare un’avventura a cui non è affatto preparata: un viaggio in Italia, un libro da scrivere, un uomo affascinante, dolce ma oscuro, e una villa piena di misteri da risolvere. Tra gaffe, tentativi maldestri di carpire i segreti della famiglia Lennyster, amori e altre catastrofi, Vivienne, inguaribile pessimista, capirà che la vita le sta per riservare una sorpresa inaspettata…

Biografia dell’autrice


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Chiara Giacobelli è nata ad Ancona il 18 maggio 1983. Si è laureata con lode in Scienze della Comunicazione con una tesi sul cinema di Michelangelo Antonioni e Luchino Visconti e in seguito si è specializzata sempre con lode in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, vincendo il Premio Raeli dedicato ai migliori studenti dell’Ateneo di Roma Tor Vergata.

 

I luoghi

 


Recensione

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“Un disastro chiamato amore” è un romanzo perfetto per l’estate, vi farà ridere di gusto e conoscere personaggi che entreranno nel vostro cuore.
Vivienne è una giornalista francese al quale viene proposto di scrivere la biografia di un’attrice famosa, per questo va in Liguria e conosce Alex e la sua famiglia.
La protagonista è una ragazza un po’ imbranata, ipocondriaca, simpatica e assolutamente perfetta: la adorerete. Magari voi stessi vi immedesimerete in lei, nelle sue avventure e sventure totalmente fuori dal comune… o penserete che Vivienne è proprio uguale a qualcuno che conoscete. Questo libro parla di normalità: chi non ha mai fatto una figuraccia?
Io per prima, proprio durante la lettura di questo libro, sono caduta e mi sono sbucciata il ginocchio sinistro. Tutto regolare 😉

La cosa che mi ha colpito di più, nel personaggio di Viv, è che ormai si è rassegnata. Se magari all’inizio poteva versare qualche lacrima per le cose bizzarre che le capitavano, ad oggi è totalmente rassegnata ad essere un completo disastro. La prende con il sorriso: meglio ridere che piangere.

Concentriamoci, ora, sul personaggio di Alex: bello, ricco, intelligente, simpatico, premuroso e chi più ne ha, più ne metta. Ha solo un difetto: è troppo misterioso.
Vivienne è una giornalista, ha l’investigazione nel sangue, perciò non smetterà neanche un secondo di fargli pesare i segreti. Ecco che entra in gioco un altro aspetto comico di questa storia: Viv e il maggiordomo si alleeranno, diventeranno come Sherlock e Watson, nelle indagini dei misteri della famiglia di Alex. Ma si può essere così bizzarri? Evidentemente sì.

Angy è un personaggio che mi è piaciuto moltissimo: è la migliore amica di Viv, è premurosa e a volte si prende carico di decisioni che neanche la nostra stramba protagonista riesce a prendere. Un’amica così dovremmo averla tutti.
Anche Alex ha qualcuno che le sta vicino in questo modo: sua sorella Alice. Una ragazza stupenda e dolce.

La trama è ben costruita, gli avvenimenti si susseguono tutti nel giusto modo e, anche se i due protagonisti passano molto tempo a rincorrersi, si è saputa dare la giusta intonazione ai sentimenti. A mio parere Chiara Giacobelli è stata davvero bravissima a creare situazioni reali e bizzarre allo stesso tempo e questo non fa che rendere il libro bellissimo.

Se avete voglia di romanticismo, comicità, di una storia perfetta per l’estate che vi porti via da tutti i vostri problemi, “Un disastro chiamato amore” è il libro che fa per voi.

L’ho adorato.

Voto: 8 e mezzo.


L’intervista

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Parlaci di te: chi è Chiara Giacobelli?

Prima di tutto una sognatrice, poi una scrittrice e una lettrice, oltre che giornalista; amo tutto quanto ruota attorno alla cultura, leggera e divertente, o più profonda e impegnata. Sono una persona molto eclettica e infatti nella vita ha svolto tanti lavori diversi e ho viaggiato parecchio. Ho sempre sognato di pubblicare un romanzo, e a dire la verità ho scritto sin da quando sono stata in grado di prendere in mano una penna. Ma in realtà non credevo che sarebbe successo sul serio, tanto meno con una casa editrice così importante. Speriamo andrà bene!

Cosa ti piace di più del tuo lavoro di scrittrice e giornalista? C’è qualcosa che ti fa pensare “non cambierei il mio lavoro con nulla al mondo”?

Sì, ed è una sensazione che non posso spiegare. Esistono alcune cose – pochissime – che quando le incontri non le conosci, le riconosci. A me è capitato con la scrittura: non saprei dirti perché, ma so benissimo che questo è il mio mestiere e non potrei farne nessun altro. Mi è successo anche con la città in cui vivo: Firenze (nonostante io abbia un richiamo atavico per la California).
Della scrittura mi piace calarmi nei personaggi e nelle storie, adoro la fantasia e ciò che essa riesce a fare, a creare, a superare: è la cosa pià bella e importante che tutti noi esseri umani possediamo. Mi affascina volare via in un mondo parallelo che per un po’ diventa vero, mentre quando scrivo legandomi a fatti, luoghi o persone reali amo scoprirne i retroscena, il contesto, i sentimenti, l’interiorità. Scrivere ti dà la possibilità di vivere tante esistenze ed essere molte persone diverse restando sempre te stessa.

“Un disastro chiamato amore” è il tuo romanzo d’esordio ed è, bisogna dirlo, un esordio super riuscito. Cosa ti ha spinta verso la stesura di questa storia? C’è stato un episodio, o qualcosa in generale, che ti ha fatto scattare un interruttore speciale o è ti è venuto in mente in modo graduale?

Non credo che avrei mai scritto una commedia del genere se non fosse stato per le circostanze. Qualche tempo fa mi sono ammalata per circa tre anni ed è stato un periodo molto duro: per superare la malattia, non lasciarmi prendere dallo sconforto e continuare a sorridere vedendo il tutto sotto una chiave ironica, i medici mi hanno consigliato di scrivere un libro umoristico, in un certo senso terapeutico.
Ho poi scoperto che nel frattempo i miei ragazzi e le mie amiche si erano appuntati tutte le figuracce che avevo fatto nella vita (e sono molte), così metterle insieme è stato semplice… anzi, ne ho a sufficienza per scrivere un seguito! Insieme alla casa editrice e alla mia agenzia abbiamo poi lavorato sulla storia per renderla più profonda e accattivante possibile, andando un po’ oltre il semplice divertimento.
Il messaggio che il libro vuole dare è quello per cui l’ironia alleggerisce la vita e aiuta a prendere la quotidianità come pure le avversità in un modo diverso: non necessariamente migliore, ma forse più semplice.

La protagonista, Vivienne, è un’imbranata totale. Le sue avventure sono davvero esilaranti e al di là di quanto una persona possa sopportare. Poveretta. Tu, nella vita, quanto hai in comune con questo aspetto del suo carattere? Se sei anche tu un’imbranata, ti prego di raccontarci qualche episodio divertente.

Vivienne è semplicemente il mio alter ego letterario ed è incredibile quanto io mi riconosca in lei adesso che il romanzo è scritto e concluso. A volte mi capita di fare discorsi catastrofici tra me e me e di pensare: caspita, sono proprio Viv!
Quanto a gaffe e figuracce, come già detto sono il mio forte. Se ne vuoi una fresca fresca, pochi giorni fa sono arrivata alla prima presentazione ufficiale del libro a Firenze in ritardo e, mentre sgambettavo su un paio di zeppe vertiginose trasportando dei libri, sono volata a terra sbucciandomi completamente un ginocchio e procurandomi una distorsione alla caviglia. Mi sono presentata con il vestito nuovo bianco macchiato di sangue e il pubblico rideva divertito dicendo: “Ecco, è arrivata l’autrice!”. Non so come, ho retto tutta la presentazione in trance e alla fine sono crollata dal dolore. Mi sentivo svenire, quindi due cari amici mi hanno portata a casa in braccio, dopo aver speso due ore prima cercando la mia auto che era stata parcheggiata da un altro amico in una via segnata su un bigliettino volante e poi alla ricerca dell’Arnica  in farmacia nel pieno della notte. Devo dire che chi mi sta vicino ha molta pazienza e senso dell’umorismo…

Alex, il personaggio maschile, è l’uomo ideale di molte ragazze… soprattutto se imbranate. Secondo te esiste una remota possibilità di trovare qualcuno che sopporti tutte le nostre figuracce, tutte le nostre ipocondrie ed il nostro arrenderci facilmente alla forza di gravità?

Sono sicura che esista, e in un certo senso il mio ex ragazzo – che mi ha sopportata per dieci lunghi anni – si avvicina molto a lui caratterialmente. Si è preso cura di me con amore e tenerezza, gli piaceva il mio essere artista imbranata e tenera da proteggere e coccolare. Certo che se poi lo si vuole anche bellissimo come il mio protagonista, ricco, con una pazienza infinita e praticamente senza la quotidianità di un lavoro che lo porti ad avere degli impegni fissi o a viaggiare tanto, la questione si complica… Il punto, però, non è tanto se esiste, quanto piuttosto incontrarlo.

Mentre ero immersa nel romanzo, ed in particolare nei dialoghi, provavo a leggere, mentalmente, con la voce di Vivienne. Sbagliavo a pronunciare certe parole con la r moscia? Per me una francese parla così. Pensavo al suo tono di voce come soave, basso e dolce. Tu come lo hai immaginato? Vispondi a qvesta domanda in qvesto modo.

A dive il vero è la pvima volta che ci penso, ma devo dive che la r moscia non mi fa impazzive. I fvancesi che conosco e che pavlano italiano hanno una cadenza molto dolce, in effetti. Io, pevò, evo più concentvata sull’accento di Alex 🙂

Per quanto riguarda l’ispirazione, nei ringraziamenti del tuo libro possiamo capire a chi assomiglia qualche personaggio. Tra questi non c’è Angy, la migliore amica di Vivienne, ma è assolutamente un personaggio degno di nota. Lei vuole il bene della protagonista, la consiglia e la tira fuori dai guai. Tutti vorremmo una persona così nella nostra vita, tu ce l’hai? Ti sei ispirata a qualcuno, almeno nel descrivere i comportamenti della ragazza?

Se leggi con attenzione i ringraziamenti c’è scritto tutto su Angy: è una delle mie amiche più care. Non è americana, vive a Roma, ma caratterialmente le assomiglia molto. Lei è ottimista e solare, coraggiosa, pronta a provarci sempre: tutto il contrario di me!

Liguria, Parigi, California… il tuo è un romanzo multietnico. Per il tuo lavoro, sicuramente, avrai visitato molti posti. Quali ti sono rimasti nel cuore più di altri?

Parigi, altrimenti non l’avrei scelta per essere la città d’origine della mia protagonista. La adoro e non vedo l’ora di tornarci, come un po’ tutta la Francia. La sua atmosfera è molto in sintonia con me. Firenze è il posto in cui vivo e che amo da impazzire, non per niente l’ho scelto. Considero un privilegio il fatto di poter scegliere città e regione in cui vivere, e io ho potuto farlo: la Toscana è la mia casa. Anche la Liguria e i luoghi che ho descritto mi sono rimasti fortemente dentro, specialmente quando li ho visitati fuori stagione proprio con Angy. In merito alla California, non ci sono mai stata, ma è il mio sogno da quando ero bambina. Sto cercando di recuperare le forze per affrontare un volo di tante ore, e intanto conto le Xamamine a mia disposizione…

So che è una domanda difficile, ma la mia è una curiosità che non si placa facilmente. Qual è il tuo libro preferito?

Per me non è una domanda difficile, perché si lega a quella sensazione inspiegabile di qualcosa che non potrebbe essere altro di cui ti parlavo prima. Mi piacciono tantissimi libri e potrei citarti una marea di autori, ma niente rappresenterà mai per me ciò che è Cime Tempestose. Catherine Earnshaw è il personaggio della letteratura mondiale che più ho amato e sentito mio sin da quando ero bambina. Chiamali legami cosmici, se vuoi J

Saluta i lettori con una frase del tuo libro.

«Non sono bucolica, Viv. Sono ottimista. E dovresti imparare a esserlo anche tu.»
«In un’altra vita forse sì, imparerò a farlo. In questa preferisco essere catastrofica. Terribilmente catastrofica.»

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INTERVISTA a Sara Mengo, autrice di “Anatomia di un cuore innamorato”… Scoprite con me qualche piccolo segreto ♥

Sara MengoChi è Sara Mengo?

Nata nel 1986 in provincia di Venezia, vive a Trieste dove studia Medicina e Chirurgia.
Dipendente dalle serie TV che hanno per protagonisti i camici bianchi – da ER a Chicago Hope, da Dr. House a Grey’s Anatomy – Sara sogna di fare il medico fin da bambina.
Inguaribilmente romantica, adora libri e film che raccontano storie d’amore, correre sul lungomare al tramonto e mettere i propri pensieri nero su bianco.
Dice di avere due sole insostituibili passioni: il fonendoscopio e la penna.

Intervistiamola!

Parliamo di te. Sei una studentessa di medicina e chirurgia: a cosa devi maggiormente la tua passione?
Ho sempre sognato fin da piccola di diventare un medico. Non saprei dirti nello specifico da dove nasca questa passione, credo sia sempre stata insita dentro di me. Di certo, però, sono state complici anche le serie televisive americane con fascinosi attori in camice bianco!
Sono cresciuta guardandole.

Eri quindi dipendente dalle serie TV con camici bianchi anche prima di iniziare ad avere familiarità con gli ospedali. Qual è in assoluto la tua preferita?
Sì, esatto. Da piccola ero una grande fan di E.R., poi col tempo le ho seguite un po’ tutte, ma in assoluto la mia preferita è senza dubbio Grey’s Anatomy.

Bellissime entrambe! Ed il tuo personaggio preferito di Grey’s Anatomy?
Adoro Derek, come tutti gli appassionati di questa serie, ma il mio personaggio preferito è Alex Karev.

Stai per realizzare un sogno molto grande, immagino, andando incontro alla laurea in medicina. Avendo come esempio i tuoi personaggi preferiti delle serie TV, vorresti assomigliare un po’ a loro, ed in particolare ad Alex? O cambieresti qualcosa?
Alex mi piace perché è un personaggio che con le varie stagioni è maturato molto, sia sul piano emotivo che su quello professionale. Quello che vorrei “rubare” a questi personaggi è un po’ la capacità di riuscire a bilanciare il coinvolgimento emotivo col distacco professionale. Credo che un buon medico dovrebbe essere umano coi propri pazienti, ma al contempo riuscire a mantenere la giusta distanza per non farsi coinvolgere troppo.
Loro alla fine ci sono riusciti, spero di riuscirci anch’io.

Ti auguro di farlo e di diventare un bravissimo medico! Oltre alla medicina, però, possiamo vedere anche quanto ti piaccia scrivere grazie al tuo libro “Anatomia di un cuore innamorato”. La passione per la penna è nata prima, dopo o contemporaneamente?
Grazie di cuore per l’augurio! La passione per la penna è nata dopo. Ho sempre amato scrivere, però non avevo mai pensato di farne un mestiere, almeno finché non è nato questo romanzo. La scrittura è stata la mia ancora di salvataggio in un momento delicato della mia vita, la fine di una storia d’amore. Posso dire che scrivere è una vera terapia per me.
Mi fa stare bene.

La protagonista, Celeste, quanto ha in comune con te?
C’è molto di me in lei: Celeste è una ragazza emotiva e determinata a realizzare i suoi sogni. Desidera l’amore, quello vero, e diventare un bravo medico. Anch’io sogno tutto questo, ma a differenza sua non mi innamoro ad ogni sguardo o a ogni suono di voce come fa lei!

Beh, è una cosa positiva, non si può certo dire il contrario! Creare dei personaggi dal nulla è quasi un’esperienza magica. Tu nel tuo libro ne hai creati un po’, tutti intelligenti, simpatici… e medici. Tra tutti, qual è quello che hai fatto più fatica a lasciare andare? Quello per il quale avresti scritto all’infinito?
Sicuramente Leonardo. L’ho amato dal primo momento che la mia penna ha iniziato a scrivere di lui.

Giorgio, invece, personaggio maschile principale, che assomiglia al Dottor Stranamore, è un bipolare. Tu sei uscita da una delusione d’amore e ti sei buttata su un libro, stavi cercando di mandare una sorta di messaggio all’universo per fartene arrivare uno nuovo uguale a Patrick Dempsey?
Ahahaha beh non sarebbe male se l’universo avesse recepito questo messaggio e mi mandasse un nuovo amore somigliante a Patrick Dempsey! In realtà no, mi sono buttata sulla scrittura raccontando una commedia romantica perché era quello di cui avevo bisogno in quel momento: una storia che mi facesse divertire ed emozionare. E spero di aver fatto provare le stesse sensazioni anche ai miei lettori.

Io di certo le ho provate, incontrando personaggi meravigliosi. Il finale, però, lascia qualcosa all’immaginazione. Possiamo aspettarci un miracoloso seguito?
Grazie, ne sono felice! Sì, è un finale decisamente aperto che lascia spazio a un sequel. Non posso ancora anticipare nulla, ma c’è già qualcosa in cantiere. Lavori in corso!

Rimaniamo quindi, cari lettori, all’interno del cantiere di Sara Mengo, aspettando di vedere cosa ne uscirà!
Correte a comprare ed a leggere il libro di questa bravissima e simpaticissima autrice.
Anatomia di un cuore innamorato vi aspetta in libreria.

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(cliccate sulla copertina per essere indirizzati alla recensione del libro)

Intervista ad Alessia Coppola – Scrive al buio e circondata da candele

L’Autrice 11329900_840890869297399_4185365458426290982_n

Alessia Coppola è una blogger, illustratrice e scrittrice pugliese. Dopo aver frequentato il liceo artistico della sua città, Brindisi, ha proseguito gli studi presso la Facoltà di Beni Culturali, per poi trasferirsi a quella di filosofia e ancora in sociologia con indirizzo criminologia. Durante gli anni dello studio, si è dedicata alla scrittura, pubblicando nel 2005 Pensieri nel Vento, raccolta di poesie edita da Kimerik Edizioni. Nel 2009 è venuta alla luce la seconda raccolta di poesie Canto di Te per Damiano Edizioni. Dal 2009 a oggi ha collaborato attivamente con editori, blog e riviste, come articolista e illustratrice. Nel 2012 è stata la volta di Le Avventure di Billino lo Stregatto pubblicato da Wip Edizioni, una favola moderna per bambini, corredata da illustrazioni. Nel Natale 2014 verranno alla luce due raccolte di fiabe per l’infanzia. La prima, Coccole d’Inchiostro, per Parco Multimedia Edizioni e l’altra Tre Gemme nello Scrigno per Balsamo Edizioni. Nel febbraio del 2015 per conto di Edizioni il Ciliegio uscirà una raccolta di racconti gotici/horror/steampunk, dal titolo Oltre lo Specchio. Sempre per la stessa CE, nel novembre del 2015 verrà pubblicato un breve romanzo Fantasy per l’infanzia, dal titolo Eleanor e il Principe delle Ninfee. Per la Casa Editrice Dunwich pubblica Alice from Wonderland Rebirt – I tredici giorni.
Questo mese in libreria troviamo la sua ultima opera, uno spin off di Alice from WonderlandBlue dream.


L’intervista

1) Sei blogger, illustratrice e scrittrice. Com’è vivere il sogno di fare il lavoro che ami?
Non è affatto facile conciliare tutto. La scrittura è impegno, sacrificio, solitudine. Pretende il primo posto nella mia vita, privandomi quasi del tempo per vivere. Ma in fin dei conti non mi pesa, perché vivo in ciò che scrivo. E invece di vivere una sola vita, ne vivo infinite, attraverso i miei personaggi. Per questo la scrittura è anche gioia. Senza misura.
2) Mi permetto di farti una domanda da tua concittadina: avresti mai pensato, da piccola, di raggiungere tutti questi obiettivi partendo da zero?
Lo desideravo. Avevo circa sei o sette anni quando espressi il desiderio di scrivere e diventare una scrittrice. La scrittura mi ha sempre guidato e in un certo senso mi ha salvato.
Ora sono ancora all’inizio, ma mi auguro di raggiungere vette sempre più alte. Mi auguro soprattutto di migliorare e lasciare una piccola traccia in coloro che scelgono le mie storie.
3) Cosa ti appassiona di più dei generi “gotici/horror/steampunk/fantasy”?
Credo che ad attrarmi sia la fantasia, la possibilità di evadere dalla realtà, di sondare l’invisibile e non avere schemi né limiti. Il genere fantastico in ogni sua declinazione, offre proprio questo.
4) Che sensazione hai provato quando hai terminato la tua prima storia?
Appagante. Ho pensato: “Ora si fa sul serio.”
Ho riso e ho pianto. Sono stata felice, ma mi sono anche sentita malinconica e vuota. È così dopo ogni storia, si lascia un frammento di sé tra le pagine e una parte di noi ne sente la mancanza.
5) Hai un posto preferito per scrivere?
In camera mia, al buio e circondata da candele.
6) Che consiglio daresti ad aspiranti scrittori?
Non sono nella posizione di dare consigli, ma sicuramente inviterei a non arrendersi, a perseguire con costanza e audacia il proprio sogno. E di leggere tanto, i libri sono la linfa per uno scrittore.
7) Immagino che tu abbia visto tanti posti, per le presentazioni dei tuoi libri. Alla fine di tutto, torneresti sempre a casa o ti stabiliresti volentieri altrove?
Casa è dove io sono. Tornerei sempre qui, perché il mio cuore ha radici nel mare della mia terra.
8) In “Rebirth – I tredici giorni” che ho avuto l’immenso piacere di leggere, racconti di un’atmosfera decisamente di altri tempi. Cosa ti appassiona di più degli anni ’30?
Mi appassiona lo sfavillio, il ritmo della vita, il fascino innegabile di un’epoca fatta di splendore e decadenza insieme.
9) Hai un personaggio preferito tra tutti quelli che hai inventato nel corso della tua carriera?
Sì, il mio preferito è Algar. Il Brucaliffo in Alice from Wonderland.
10) Se ti dovessi chiedere di scegliere tra il cioccolato e i libri, cosa sceglieresti?
Libri e cioccolato. Sono un connubio perfetto, non posso escluderne nessuno. Ma se dovessi, sceglierei i libri, sono un nettare dolce tanto quanto il cioccolato.

Serena Saponaro

La più dolce tentazione – Catherine BC // Il libro e l’intervista

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Il cioccolato ha innumerevoli sapori. Come le infinite sfumature dell’eros.

Dotato di una personalità aperta e spontanea e di un estroso animo artistico, Matt Ward, proprietario del Planet of Chocolate, si lascia ispirare per le sue creazioni dalla natura. Ma anche da una cliente speciale, che lo affascina fin dal primo momento: Kristal, raffinata ed enigmatica, è una donna all’apparenza pragmatica, ma dall’animo fragile e sensibile. L’attrazione che li lega, forte e palpabile, li precipita in una spirale inarrestabile di sesso e amore, e in una ragnatela di eventi che cattura entrambi. E mentre il loro rapporto diventa sempre più profondo, aumenta in Matt e Kristal la sensazione di non saper collocare con esattezza tutto ciò che, con estrema rapidità, sta cambiando le loro esistenze. È davvero tutto casuale, scritto da un destino capriccioso, o c’è dietro la mano di qualcun altro?
Un romanzo di passione, emozioni forti e sensazioni piccanti e tenere. Che svela quanto possa essere alto, a volte, il prezzo della felicità.

Marchio: Rizzoli
Genere e argomento: Amore
Collana: YOUFEEL
Pagine: 68
ISBN E-book: 9788858679548
Prezzo: 2,49€
Compralo seguendo i link che trovi qui.


Biografia

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Catherine BC (Katy Policante) nasce e vive in provincia di Verona. Compie un percorso di studio variegato sia per attitudine che per esigenze personali. È attratta dalla scrittura fin dall’adolescenza. Ha partecipato a contest e concorsi organizzati da riviste e siti letterari. Ha scritto diversi racconti e qualche poesia, una delle quali è stata pubblicata su un settimanale femminile.
Nell’agosto del 2013 ha autopubblicato “Il sapore del proibito” (Forbidden Trilogy), il suo romanzo d’esordio.
Dal 12 dicembre 2013 un suo racconto natalizio è comparso tra le pagine dell’antologia “Natale e dintorni” edita dalla Alcheringa Edizioni .
Nello stesso periodo un altro suo racconto “Un nuovo inizio” è stato inserito nell’antologia “Halloween’s Novels”, curata da Le passioni di Brully e pubblicata su Amazon.
Nel gennaio del 2014, ancora da self publisher , presenta il racconto, “La sindrome di Stendhal”.
Nei primi mesi del 2014 un altro suo lavoro, “L’amore sa di tappo” è stato scelto dalla Butterfly Edizioni per far parte di un’antologia che è uscita il 16 dicembre 2014.
Sempre nello stesso giorno è uscito anche un suo racconto, “Samhain, la soglia” per la Delos Digital.
Nell’agosto del 2015 ha auto pubblicato il secondo romanzo della Forbidden Trilogy, “Ricatto proibito”.
Nell’ottobre del 2015 è uscito “La più dolce tentazione”, un romance con sfumature erotiche edito dalla Rizzoli per la collana You Feel.


Intervista a Catherine BC

1) Quando hai cominciato a scrivere? Chi è stato il tuo primo lettore/la tua prima lettrice?
Ho cominciato a scrivere tanto tempo fa, fin dall’adolescenza praticamente. Ogni volta che vedevo un quaderno o un’agenda con le pagine tutte bianche mi veniva l’impulso di scriverci qualcosa. Ho buttato quasi tutto di quelle prime “opere” perchè, col tempo, rileggersi è proprio vergognoso, ma alcune idee non sarebbero state proprio da scartare 😉 . Le mie prime lettrici, dunque, sono state le mie amiche. Tuttavia, cinque anni fa ho ricominciato con più determinazione e soprattutto avendo un “pubblico” vero, ampio e variegato come riferimento: quello della piattaforma Efp. Ho iniziato da lì.

2) Come descriveresti la tua esperienza da self publisher?
L’esperienza da self è stata importante e di certo non la ritengo conclusa. E’ stata una grande possibilità, che ha dato un’occasione a gente davvero brava. Lo so, si trova un po’ di tutto, esattamente come in tutto ciò che pubblicano le piccole e grandi CE. Il self dà la possibilità di confrontarsi con se stessi in primis, perchè tutto ruota attorno a noi. Lì sta il bello e anche il brutto, massima libertà ma anche poco aiuto. Per cui si deve fare un bagno di umiltà e chiedere gentilmente, stando pronti ad incassare rifiuti o recensioni non brillanti. La prima volta è stata un battesimo di fuoco, ma mi ha formato in tal senso e ora non dico di essere immune alle critiche, ma di saperle guardare nella giusta ottica sì.

3) Regali un romanzo d’amore, e qualcos’altro, che permette alle donne di continuare a sognare vite diverse dalla propria, come ti fa sentire questo?
Allora, se non siamo sempre ciò che leggiamo, una cosa è sicura: siamo ciò che scriviamo. Non voglio essere fraintesa: non è che chi scrive noir sia un serial killer o chi scrive M/M un omosessuale, tanto per fare un esempio, ma il modo di percepire la realtà dei protagonisti, la loro sensibilità, il loro carattere, le loro emozioni e spesso le parole che usano per esprimerle vengono direttamente dall’autore. In tal senso, sono un’anima romantica, cerco di far scorrere in me le emozioni che tento di trasmettere al lettore attraverso i miei personaggi. Quando sono triste, tendo a non scrivere affatto e se lo faccio ne escono pagine cupe. Quando sono serena, anche il mio stile ne risente. Molto spesso gli alti e i bassi della mia vita hanno trovato riscontro nei romanzi, che però possono ritenersi autobiografici solo a tratti. In sostanza, quando qualche lettrice mi dice in una recensione o in un messaggio privato che leggendo un mio romanzo si è emozionata tantissimo, mi ritengo veramente soddisfatta. significa che sono riuscita nell’intento che mi ero prefissata.

4) Che consiglio daresti ad un aspirante scrittore?
Consigli…non so se sono più donna da consigli o da cattivo esempio.. 😀 Comunque quello che consiglio agli aspiranti scrittori è lo stesso che ripeto a me stessa in certi momenti. Cercare di non mollare, abbassare la testa e andare avanti, magari con piccole cose, ma sempre. la fortuna, come in ogni campo, gioca un ruolo importante e spesso il merito non è né riconosciuto nè premiato ( e qui non parlo certo di me stessa), ma l’importante è insistere. Solo provandoci si ha la possibilità che prima o poi la ruota giri 🙂 altro punto dolente, le critiche negative. Ne arriveranno sempre. Ci si rimane male perchè si è umani, ma bisogna imparare a distinguere quelle negative e demolitrici nel loro piattume, a volte offensive anche e quelle davvero costruttive. ecco, lo so che è difficile, ma bisogna far tesoro delle seconde e mandar giù o meglio baciare qualche rospo….non sia mai si trasformi in un bel principe!

5) Perché, secondo te, la gente dovrebbe comprare il tuo libro?
Nel mio romanzo c’è la passione, che sorprende sempre e va contro ogni logica. C’è la passione, l’attenzione ai particolari, molti personaggi con vari intrecci, colpi di scena e tanto, tantissimo cioccolato!

6) In una scala da 1 a 10 quanto ti piace il cioccolato?
Il cioccolato e’ il cibo degli dei, una cosa cui non si può rinunciare. Lo amo in ogni variante, anche se prediligo quello al latte. Lo uso nelle torte e come decorazione. E’ affascinante come un bell’uomo e malleabile a tal punto che stupisce per le forme cui si presta. Il voto su una scala da 1a 10 e’ comunque nove. C’è qualcosa che non amo particolarmente : il gelato al cioccolato 🙂

7) La domanda più difficile: se dovessi scegliere tra il cioccolato e i libri, cosa sceglieresti?
Scelta difficile, troppo. Non si può davvero rinunciare completamente all’uno o agli altri. Sceglierei comunque i libri, la dolcezza può arrivare lo stesso, la soddisfazione anche (pur in modo alquanto diverso) e il peso ne gioverebbe. Però…vuoi mettere?? 😀

Serena Saponaro

Nature morte a Firenze – Simone Togneri // Il libro e l’intervista

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Firenze. C’è un nuovo artista in città. Un pittore. Si aggira per i vicoli con i suoi colori, in cerca di soggetti da dipingere. Vittime. Perché lui sceglie attentamente le persone da ritrarre e prima di farlo le uccide e le mette in posa. Infine lascia la sua opera sulla scena del crimine. Lo scopo ultimo di un atto creativo che è solo distruzione. Sfida, follia o estro espressivo portato oltre limiti invalicabili, le “nature morte” costringeranno il commissari Franco Mezzanotte e Simòn Renoir a percorrere una strada tortuosa che ha origini lontane nel tempo. Chi si nasconde dietro quei dipinti? E perché l’assassino pittore sembra conoscere tanto bene Simòn, da far credere agli inquirenti che sia lui stesso il misterioso artista di morte? L’indagine spaccherà in due perfino la questura e metterà in dubbio tutte le certezze. Anche le più solide.


L’AUTORE:

Simone Togneri, nato a Barga, si è diplomato Io2in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha pubblicato i romanzi Dio del Sagittario, Cose da non dire, Arnoamaro-un’indagine di Simòn e Mezzanotte, Loop. Insieme all’amico chef e decoratore Claudio Menconi ha pubblicato il romanzo/ricettario Caterino, romantico duello in punta di forchetta. Suoi racconti sono apparsi in Tutto il nero dell’Italia, Racconti nella rete 2008, Carabinieri in giallo 2, Toscana in giallo e su Cronaca Vera, Sherlock Magazine, Il carabiniere e Il Manifesto.
Vive, ascolta le voci e scrive le sue storie in una grande casa ai margini di un bosco, ai piedi dell’Appennino Tosco-Emiliano, insieme a un manipolo di gatti che, a suo dire, tengono lontani lupi e briganti.

Per chi volesse conoscere meglio questo autore, ecco qui la mia intervista. Ringrazio ancora Simone Togneri per la disponibilità.

Com’è nata l’idea del libro?
E’ nata mentre lavoravo al mio primo progetto, “Dio del Sagittario”. In quel caso raccontavo di uno psicopatico che andava in giro per Firenze giustiziando le sue vittime secondo i rituali di martirio dei Santi Cristiani e riproducendo nella realtà i dipinti famosi che ne avevano ritratto la passione. Uno su tutti il “San Sebastiano” del Mantegna. Durante la stesura, ho pensato che sarebbe stato interessante scrivere, un giorno, anche il processo inverso: invece di rappresentare l’arte crudele nella realtà, rappresentare la realtà crudele nell’arte.
Può descrivermi meglio la grande casa ai margini di un bosco, ai piedi dell’Appennino Tosco-Emiliano, in cui scrive e vive con un manipolo di gatti? Il bosco la ispira?
Il bosco mi ispira tantissimo. Il silenzio, la natura, l’isolamento, mi aiutano a concentrarmi per scrivere. Ma ho bisogno della città per ricevere gli stimoli. Scrivo storie comunque urbane e non potrei farlo se ogni tanto non abbandonassi il mio bosco.
La casa dove vivo è quella dove vivevano i miei nonni. E’ una grande casa di pietra e legno, rimasta come era una volta. Proprio qui passava la Linea Gotica, durante la Seconda Guerra Mondiale, e nella cucina si era installato un piccolo campo medico degli Alleati. Sono nato e cresciuto qui, tra queste mura, tra questi alberi che hanno un sacco di storie da raccontare. Ci sono tornato a vivere dopo tanto tempo. I miei nonni purtroppo non ci sono più, e ci vivo insieme a una gruppo di gatti, tutti trovatelli. Da me hanno trovato cibo, affetto e ospitalità e ricambiano tenendo lontani lupi, briganti e spiriti negativi.
I personaggi che ha inserito nel libro in questione, sono nati da pura fantasia o sono ispirati, almeno in parte, alla realtà?
Sono personaggi di fantasia, ma adesso sono diventati amici che ogni tanto mi vengono a trovare. Di reale hanno, o almeno lo spero, la capacità di vivere le emozioni in modo diverso l’uno dall’altro. Mezzanotte è ruvido, solido, disincantato, a volte può sembrare anche cinico e forse in qualche occasione davvero lo è. Simòn è più fragile, insicuro, ma anche più sensibile e forse più attento a quello che succede attorno a lui. Direi che si completano a vicenda, l’uno smussa gli angoli più estremi dell’altro. Si aiutano, insomma, a sopravvivere.

Una buona motivazione per addentrarsi nelle pagine de “Nature morte a Firenze”?
Firenze è una città in cui c’è la luce accecante di Michelangelo, Dante, Lorenzo il Magnifico, ma c’è anche il buio profondo del Mostro. L’arte è l’espressione più alta dell’animo umano. Il delitto quella più bassa. Questa storia non solo si muove sul confine tra luce e oscurità, ma unisce le due facce.

Serena Saponaro

L’ammiratore – Roberto Carboni // Il libro e l’intervista

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Ciao occhi di bambola. Le tue parole sono per me il nettare più puro. Niente è l’ambrosia, al confronto. La mia vita era vuota, fredda, e senza senso, prima del tuo arrivo. Ti ho attesa, sai. Attesa, attesa… e adesso ci sei. E ti sono vicino. Nessuno ti farà mai del male, a parte me. Ma non ora. Abbiamo ancora tante cose da fare insieme.
Con amore, il tuo Ammiratore.

Federica Ansaloni, scrittrice salita alla ribalta dopo la pubblicazione di un crudo e controverso romanzo noir, ed ex paziente psichiatrica affetta da schizofrenia paranoica, per trovare l’ispirazione per la sua nuova storia acquista un appartamento in via del Pratello, a Bologna, che era stato lo studio della sua psichiatra, la dottoressa Elisa Tonelli, trovata morta proprio lì dentro, in circostanze misteriose. E da quel momento la vita di Federica non le apparterrà più. Si troverà sballottata tra vicini invasati, minacciose lettere anonime, psicopatici che la perseguitano, aggressioni, tentativi di rapimento, visite di vecchi pazienti della sua psichiatra, fan influenti che le si stringono attorno come zombie e altri efferati omicidi. E una figura misteriosa che abita nell’appartamento sotto il suo. Che non si fa vedere e non esce mai di casa. Ma grida, la spia e la perseguita. Che esiste… o forse no. Ma allora perché Federica accetta tutto in silenzio? Nasconde le lettere anonime e non parla delle aggressioni ad Alberto, il suo fidanzato. Non si rivolge alla polizia. Anche Federica nasconde qualcosa. Il suo segreto la sta portando a picco. Glielo ricorda sempre, il suo Ammiratore. Le dice di non preoccuparsi. Nessuno le farà mai del male. Nessuno. A parte lui.


L’AUTORE:

Roberto Carboni, classe 1968, autore bolognese al suo settimo romanzo. Ritratto-2Dopo il successo di Bologna destinazione notte. La fase Monk, e il Dentista. Delitti alle Sette Chiese, torna con un romanzo noir che non dà tregua al lettore. Tassista per diciassette anni, ora scrittore a tempo pieno e insegnante di scrittura creativa, cambia personaggi a ogni romanzo. La protagonista invece rimane la stessa: la morbida, accogliente, elegante e paciosa Bologna. Che la notte sa trasformarsi in qualcosa di misterioso e cupo. Minacciosa, oltre l’immaginabile.

Per chi volesse conoscerlo meglio, ecco la mia breve intervista a Roberto Carboni che ringrazio ancora per la disponibilità.

Com’è nata l’idea del libro?
Nessuno scrittore conosce veramente il luogo mentale in cui germogliano le idee, ma se è fortunato gli rimane il barlume del ricordo di quando è arrivata l’ispirazione, che poi si è mescolata, omogeneizzata, distanziata, centrifugata con tutte le sue esperienze precedenti. Di vita e immaginarie. Sono uno scrittore noir, nei miei scritti albergano tutte le paure mie (e quelle archetipe), soprattutto quelle che mi tenevano in ostaggio quando ero piccolo. Il lettore deve proprio sentirsi così, un po’ in ostaggio della storia.

Cosa è cambiato nella sua testa quando da tassista, ha deciso di diventare scrittore?
Che ho avuto più tempo per concentrarmi sul mio attuale lavoro, sia la parte che riguarda la stesura dei romanzi, che quella che riguarda l’insegnamento della scrittura creativa. La vera differenza, comunque, è che adesso posso scrivere a mente fresca e non più stanco dopo dieci ore alla guida. Qualitativamente è un’altra cosa. E non potrei desiderare un’esistenza più felice.

I personaggi che ha inserito nel libro in questione, sono nati da pura fantasia o sono ispirati, almeno in parte, alla realtà?
Il noir, per come lo intendo io, cioè nella sua qualità priva di compromessi, è uno sguardo appena deformato del mondo reale. Mi spiego, la storia sarà naturalmente molto forte in termini di intensità, ma il colore stesso della storia sarà riconoscibile dal lettore, che quindi si calerà nello scenario di un mondo che gli appartiene, solo infinitamente più spaventevole. Il lettore deve percepire che la storia invade la sua quotidianità, si deve sentire esposto. Una piccola precisazione, nei dizionari di psicologia viene spiegato che l’ansia deriva dall’affetto verso una persona e anche dall’impotenza che proviamo nel non poterla aiutare. Ecco, è ciò che accade in questa storia. Come ho detto sopra, ogni romanzo è la somma delle esperienze dello scrittore. E’ tutto vero e tutto falso. Un delirio lucido. Questo romanzo in particolare.

Una buona motivazione per addentrarsi nelle pagine de “L’Ammiratore”?
Il ritmo. Non consente di respirare. L’Ammiratore è stato concepito per inquietare e non avere cali di tensione. E’ immediato e continuo. Il lettore è chiamato subito a domandarsi cosa sia vero e cosa no, all’interno della storia. Non è un giallo, non è politicamente corretto, per cui non fa quello che ti aspetti. E’ la storia a comandare, e la storia fa quello che deve fare: va avanti e travolge ogni tuo pensiero. Il lettore è investito da una tale mole di informazioni e accadimenti che presto deve abbandonare le congetture e arrendersi al ritmo, alla storia, alle sue pieghe folli e ai continui sviluppi inaspettati. Scriverlo mi ha divertito e a volte (ora mi fa ridere pensarlo) persino un po’ inquietato. Sono soddisfatto di questo lavoro, sono certo che metta i brividi.

Serena Saponaro