Il giorno della memoria – Ricordare gli orrori dell’olocausto

Ho sempre amato i libri che parlano delle tragedie dell’olocausto, delle guerre, di eventi storici che hanno particolarmente segnato l’umanità.
Il mio non è un piacere perverso: oltre alle solite storie che mi lasciano spensierata, mi piace leggere di storie vere, accadute, di orrori che si sono compiuti che non devono essere assolutamente ripetuti.

Oggi sono qui per consigliarvi qualche titolo che ho amato in particolar modo per la “realtà” (anche se a volte leggermente romanzata) in cui mi hanno fatta trovare… qualche libro e qualche film in cui fiondarsi, in questa giornata, per ricordare.

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Avevano spento anche la luna – Ruta Sepetys

Guarda il Booktrailer.


 

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Storia di una ladra di libri – Markus Zusak

Guarda il trailer del film.


 

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Due madri – Ugo Barbàra

Guarda il Booktrailer.


 

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Il bambino con il pigiama a righe – John Boyne

Guarda il trailer del film.


 

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La chiave di Sara – Tatiana De Rosnay

Guarda il trailer del film.


 

E per finire le locandine di due film che mi hanno commossa e che sicuramente conoscerete…

La vita è bella

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Il pianista

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Ricordate di non dimenticare mai…

Recensione: La bambina numero otto – Kim van Alkemade

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Trama:

Ispirato a fatti realmente accaduti, La bambina numero otto è un affascinante romanzo storico incentrato sul dilaniante conflitto interiore di Rachel Rabinowitz, un’infermiera trentenne che si trova a dover scegliere tra vendetta e compassione quando incontra Mildred Solomon, l’ambiziosa dottoressa che tanti anni prima l’ha sottoposta a pericolosi esperimenti.

La storia inizia nel 1919, quando Rachel è solo una vivace bambina di di quattro anni che vive con la sua famiglia in un affollato caseggiato del Lower East Side di New York. Ma in seguito ad un’imprevedibile tragedia familiare che le ha strappato entrambi i genitori, la piccola viene separata dal fratello Sam e spedita in unorfanotrofio ebraico dove la dottoressa Solomon si occupa degli orfanelli e porta avanti le sue ricerche mediche. Sottoposta a pesanti trattamenti a raggi X che lasciano sfigurata, Rachel soffre per anni delle angherie crudele riservatele dagli altri orfani. Ma appena compiuti quindici anni, riesce a fuggire in Colorado dove ritrova il fratello che perso anni prima e scopre una famiglia che non ha mai saputo di avere.

Ma quando crede di aver ormai rimosso i ricordi della sua infanzia dolorosa, Rachel si trova a dover fare i conti il suo passato oscuro quando diventa infermiera all’ Old Hebrews Home di Manhattan. Tra i suoi pazienti infatti si trova proprio la dottoressa Solomon, ormai malata di cancro e segnata dagli anni. Che fare? Vendicarsi per gli orrori del passato o dimostrare compassione  verso un’anziana paziente senza più speranze di guarigione?


 

Chi mi conosce sa, lo dico sempre, che spazio tra tanti generi di libri diversi ma i miei preferiti rimangono sempre quelli che hanno una qualche ambientazione storica reale e problematica.

“La bambina numero otto” ci fa conoscere Rachel da piccola, con i suoi genitori e suo fratello; Rachel che cresce, lontana dal fratello, nel brefotrofio ebraico in seguito alla morte di sua madre e alla fuga di suo padre ed è sottoposta a esperimenti con le radiazioni; Rachel che viene trasferita nell’orfanotrofio ebraico e rivede suo fratello; Rachel che comincia ad appassionarsi al mestiere di infermiera; Rachel che capisce di essere una ragazza “non normale”; Rachel che non ha più i capelli; Rachel che scopre di avere un brutto male e incontra la donna che glielo ha fatto venire; Rachel l’infermiera che lavora con i vecchietti e potrà vendicarsi di tutto il male che le è stato fatto.

Tutto questo, ovviamente, non accade nella lettura nell’ordine in cui ve l’ho detto. Il libro è costruito su due livelli: si alternano capitoli in cui Rachel è grande e in cui Rachel è piccola.
Mi è piaciuto molto questo stile di narrazione, come sono stati sviluppati trama e personaggi e la storia in se.
Nei capitoli in cui Rachel era una bambina che veniva sottoposta ad esperimenti dei dottori in cerca di fama, mi veniva voglia di ammazzarli. Nei capitoli in cui Rachel subiva ancora le conseguenze delle azioni di quei dottori, mi veniva voglia di ammazzarli. Nei capitoli in cui, da grande, Rachel si rende conto che la sua vita è stata completamente rovinata per sempre, mi veniva ancora voglia di ammazzarli.
Sapete cosa, soprattutto, mi preme tanto? Queste cose sono DAVVERO accadute a dei bambini, un tempo, e ci sono DAVVERO state delle conseguenze serie.
Sapete perché ne sono sicura, a parte quello che c’è scritto nella trama?
Perché ho testimonianze e prove che tanto tempo fa non si capiva il vero effetto delle radiazioni.
Mia nonna era ai primi mesi di gravidanza (ma non ne era ancora consapevole), intorno agli anni ’60, e per qualche motivo legato a qualche malattia che si stava diffondendo in quel periodo, fu “costretta” dalle circostanze a fare una radiografia.
Quando partorì la bambina nacque completamente nera (non di carnagione ovviamente, era bruciata) e con il cranio tagliato da una linea orizzontale. Il cervello era per metà fuori.
La bambina superò la notte ma morì la mattina dopo, si chiamava Paola.

Se una radiografia ha potuto fare questo a una bambina nella pancia di mia nonna, immaginatevi cosa ha potuto fare a quei bambini degli esperimenti con i raggi X che venivano sottoposti ogni giorno a trattamenti per malattie che NON avevano.
Secondo me è a dir poco terribile.

Il voto per questo libro è 8 e mezzo.

 

Recensione: Due madri – Ugo Barbàra

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Certe storie non hanno un solo passato, né un solo presente. Certe storie si intrecciano continuamente, e scambiano chi le vive come se conoscessero i fili che compongono il tempo uno a uno. Certe storie non ammettono distanza e continuano a pulsare nel caldo e nel freddo, aspettando il destino. Il nuovo romanzo di Ugo Barbàra è un intreccio di passioni dolci e terribili, di amori senza speranza e di sogni senza pace che attraversano il tempo e lo spazio, come solo le grandi passioni riescono a fare. Attraverso una scrittura discreta e delicata come un sussurro ma forte, ritmata e incisiva come un tamburo di guerra, il racconto di come certi fiori resistano alla neve. E di come donne e uomini sopravvivano al silenzio e all’infamia della Storia, per restare umani.

Maurizio de Giovanni

Titolo: Due madri
Autore: Ugo Barbàra
Editore: Frassinelli
Pagine: 288
Prezzo: 16,00€


Sono davvero felice di aver scoperto, e di aver letto, questo libro.
Stella è una anziana donna italiana che vive, da sempre, nel paese di San Virginio e lì ha vissuto la seconda guerra mondiale. Si trova a raccontare ad un prete la sua storia, come ha perso suo marito in guerra e i peccati che ha commesso per salvare se stessa e suo figlio.

<<Io ho peccato>>, dice, <<Ma non sono pentita. Non sono pentita affatto.>>

Olga è una donna argentina che è costretta a scappare con suo figlio in seguito alla sparizione di suo marito nell’era dittatoriale di Videla.
Due periodi completamente diversi; due storie di fughe e sotterfugi; due donne sole col solo pensiero di salvare le anime innocenti che hanno partorito.
All’inizio avrei detto che quasi mi piaceva di più la storia di Olga, ma quando entri in quella di Stella, volere o volare, ti immergi fino al collo e non sai se ne esci viva.

Quando la realtà irromperà nelle vostre vite, lo farà con la violenza di qualcosa che è stato accantonato per inseguire un’illusione. Ho visto cosa può fare il mondo reale quando precipita nel mezzo di un’illusione. Nessuno si salva. Perdi tutto quello che credevi di avere conquistato, in un attimo. E la tua vita diventa come una casa con i muri di carta che si disfano sotto la pioggia.

La scrittura è ottima, le trame ben sviluppate, i personaggi sono ben costruiti. D’altronde l’autore, nei ringraziamenti, specifica che per gli avvenimenti si è ispirato alla storia della sua famiglia, a fatti realmente accaduti.
Quando pensiamo alla guerra, noi giovani, ovviamente ci immedesimiamo in ciò che hanno provato i nostri nonni e chi prima di loro… non possiamo capire profondamente i sentimenti ma leggere libri così dà sempre un aiuto in più.

<<Avete presente quando i temporali si abbattono sulla costa e in mezzo alle nuvole si vedono quei fulmini che sembra che devono spaccare la terra?>> comincia a dire. <<Ecco: la guerra era la stessa cosa. Il rumore arrivava fino a noi, ma era una cosa distante, come le disgrazie quando capitano agli altri. Noi ci sentivamo al riparo.>>

Non è una lettura facile, non è uno young adult, non è una favoletta: è un libro che ha bisogno del suo tempo per essere assimilato… e nonostante questo l’ho divorato.

Non posso che dargli un voto 9 e consigliarlo a tutti.