Recensione in ANTEPRIMA: La figlia Perfetta – Amanda Prowse

Buongiorno a tutti!
Oggi vi propongo la recensione di un titolo in uscita il 23/06/2016 per Newton Compton Editori: “La figlia perfetta” di Amanda Prowse.
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Trama

Molto tempo fa Jacks Morgan aveva dei sogni. Voleva un lavoro importante che le permettesse di viaggiare per il mondo. Desiderava una grande casa, un portico dove trascorrere lunghe notti osservando il cielo stellato con un uomo che la rendesse felice. Ma la vita aveva altri piani per lei. E così, prima è arrivata Martha e poi Jonty che adesso, una in piena adolescenza e l’altro di appena otto anni, non sono proprio facili da gestire. Poi sua madre si è ammalata di Alzheimer e si è trasferita da loro. Ora i soldi sembrano non bastare mai e tutto sta lentamente implodendo. Jacks ha abbandonato i suoi sogni per prendersi cura della famiglia. Forse però se riuscirà a garantire a sua figlia un futuro brillante, ogni sacrificio avrà un senso… Ma sarà veramente così?


Recensione

Questo libro si sviluppa su due piani: quello del presente e quello del passato. In entrambi i piani troviamo la protagonista, Jacks, e la sua vita.

Nel presente Jacks è una donna di trentasei anni con una figlia quasi maggiorenne, un figlio di otto anni, un marito che la ama ed una madre con la demenza che suona sempre una campanella quando ha bisogno di qualcosa.
Nel passato Jacks era una ragazza piena di sogni che ha dovuto mettere da parte.

Continuamente, nel presente di Jacks, assistiamo alla sua totale insoddisfazione. Nonostante tutte le persone che la circondano cerchino di renderla felice, lei non fa altro che vedere sempre e solo il lato negativo delle cose. Ha una vita stressante, questo glielo dobbiamo, ma perché non godersi dei piccoli momenti di felicità per pensare sempre e solo all’insieme non proprio perfetto?
Jacks ha, come ho già detto, una figlia quasi maggiorenne che sta per diplomarsi ed andare al college. Le dice continuamente cosa fare, la sprona a seguire determinati sogni e la rimprovera quando esce con un ragazzo perché potrebbe “rovinarsi la vita”.
“Com’è successo a te, Jacks?”… esattamente.
Perché la nostra cara protagonista è totalmente insoddisfatta e ha dovuto rinunciare a tante cose perciò, di riflesso, tutte queste cose deve farle sua figlia e guai se ciò non si verificherà.
Questa cosa me l’ha fatta un po’ odiare. Insomma, non penso che sia questo il modo giusto di pensare alla vita.

Per fortuna, però, la protagonista Jacks verso il finale aggiusta un po’ il tiro… altrimenti gliel’avrei fatto aggiustare io a suon di padellate in testa. Santo cielo.

Tutto sommato questo libro fa capire molte cose, lascia degli insegnamenti, ed è uno di quei libri che ti fa capire lo scopo della tua lettura. Amanda Prowse voleva dirci qualcosa.
Cosa? Lo scoprirete leggendo il libro.

Troviamo uno stile di scrittura scorrevole, una trama ben fatta e personaggi adorabili (tranne Jacks per un buon 70%, ma mi rendo conto che era necessario).

Voto: 8

Recensione in ANTEPRIMA: Il cattivo ragazzo che voglio – Giulia Besa

I nostri visi sono vicini e ci fissiamo negli occhi. Non so se riuscirò a estirpare i rovi che imprigionano la sua anima, né se riuscirò a lenire le sue ferite. Sicuramente mi pungerò nel tentativo. Ma so che voglio lui, e non mi interessa nient’altro. Per tutti può essere un cattivo ragazzo. Per me è solo Cesare.

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Trama:

Chiara, ultimo anno di liceo a Roma, è la classica brava ragazza. La sua migliore amica lotta da anni per trascinarla in discoteca e farla divertire, ma invano.
La storia con Tommaso, un ragazzo più grande di lei, si è chiusa nel peggiore dei modi: al momento in cui si sono trovati insieme e nella giusta circostanza, Chiara non è riuscita a fare l’amore perché le è mancata la sicurezza. E lui, dopo averla invitata al Circo Massimo in una bella serata di vento, la molla, umiliandola davanti agli amici. Pochi giorni dopo Chiara conosce Cesare: alto, fisico atletico e muscoloso, capelli neri che lambiscono il viso dalla carnagione chiara; e gli occhi, due opali nere, sul fondo delle quali si nasconde sempre un velo di malinconia. Ma Cesare è pericoloso quanto fascinoso: schivo, volubile, ha tatuato sul petto un intrico di rovi, simbolo evidente della sua chiusura agli affetti. Chiara è attratta, ma cerca in tutti i modi di starne alla larga. Anche Cesare, che nasconde ferite antiche e profonde, vorrebbe stare lontano da lei, ma l’attrazione reciproca è forte. Comincia così un’in- tensa e combattuta storia d’amore, sullo sfondo di una bellissima Roma, affascinante quanto i giovani protagonisti.


Eccomi nel mio habitat naturale, sul mio morbido letto, ad osservare il libro di Giulia Besa che ho appena finito di leggere.
Posso dire che è stata una bella avventura.
Sul mio blog si valorizzano gli autori italiani e le storie come questa, ormai lo sapete.
Cesare è un cattivo ragazzo, Chiara il suo opposto.
Ma cosa differenzia, realmente, i bravi dai cattivi? Può davvero essere cattivo un ragazzo che ha avuto tutte le sofferenze di Cesare? Chiara ha capito chi ha davanti, ha capito le sue sofferenze e cerca di comprenderle senza invadere il suo spazio. Questo è quello che Cesare apprezza di più: che la ragazza sia capace di amarlo senza opprimerlo.

La cosa più bella di questo libro è che ti puoi immedesimare in quello che stai leggendo: io sono decisamente Chiara nelle prime pagine, quella insicura e totalmente convinta che la vita sia fatta solo per essere vissuta dagli altri.
La sua migliore amica, Alessandra, ha dei comportamenti che sono l’emblema di ciò che non si deve fare. Non è colpa sua – tutti commettono degli errori – ma spero che le ragazze, leggendo questo libro, possano aprire un po’ di più gli occhi sul mondo.
Evitiamo di stare sempre con le cuffiette, chiusi nel nostro mondo, senza guardarci attorno. Le cose brutte accadono… e purtroppo non sempre andrà bene come è andata bene ad Alessandra.

Ogni capitolo si apre con una domanda ed una risposta su ask.fm che, per chi fortunatamente non lo conoscesse, è un sito internet che fino a poco tempo fa era usato da tutti gli adolescenti del mondo. Si possono fare delle domande in modo anonimo e ricevere delle risposte. Il problema è che la gente poteva scrivere, senza mostrare il proprio nome, le peggiori cattiverie ed una marea di insulti.
Che cosa stupida!!!
Adesso questa ask mania si è perduta, e sono molto contenta. Io per prima lo usavo e me ne pento.
Questo sito internet ha causato dei suicidi (non in Italia) e non è una cosa da poco.
NON USATE ASK.FM. Ve lo dico io, visto che nel libro non si parla dei suoi pericoli.

Giulia Besa è una scrittrice italiana che ha scritto tante storie, di diverso genere. Questo è il primo suo libro che leggo e non ne sono rimasta per niente delusa, anzi. Sono sempre molto contenta quando scopro delle belle storie ed esse sono scritte da autrici italiane. Valorizziamo i nostri tesori!
Ho cercato in tutti i modi – servendomi del mio occhio critico e di una lente di ingrandimento alla Sherlock Holmes – di trovare un piccolo difetto in questa storia, ma non ci sono riuscita.
Si lascia leggere velocemente (mi è arrivato il giovedì pomeriggio intorno alle 17 e l’ho terminato il venerdì mattina alle 10), è scritto bene, è pieno di dettagli, i personaggi sono ben costruiti e il bad boy di turno ce piace.
Roma, nelle mani di Giulia, è più bella che mai: prende vita intorno a noi e ci fa sognare.
Cosa possiamo chiedere di più? Nulla.

Voto: 9

Il libro esce il 25 maggio per la Giunti, perciò non fatevelo scappare!

Recensione: L’emozione in ogni passo – Fioly Bocca

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Titolo: L’emozione in ogni passo
Autrice: Fioly Bocca
Casa Editrice: Giunti
Pagine: 176
Prezzo: 12,00€

Trama:

Un desiderio, una speranza, un dolore da lasciare andare: come tutti quelli che decidono di intraprendere il Cammino di Santiago, anche Alma ha una ragione profonda che la induce a chiudere per qualche settimana la sua libreria nel cuore di Bologna e a partire in un’alba diafana di giugno. Sta cercando di dimenticare Bruno, ma in realtà sono proprio i suoi appunti su un foglio spiegazzato a guidarla passo passo lungo il Cammino. E un quadernetto azzurro a cui affida tutti i suoi pensieri: chissà se su quel masso si è seduto anche lui, chissà se ha alzato lo sguardo su quello stesso cielo. Frida invece è una psichiatra che dopo un fatto terribile non è più in grado di occuparsi degli altri. Per questo ha lasciato il suo lavoro, e l’unica cosa che le importa adesso è cercare le persone che hanno conosciuto Manuel, suo marito.

Alma e Frida si incontrano al termine di una lunga giornata di marcia a Puente de la Reina. Sono due donne totalmente diverse, ma in comune hanno un conto aperto con la vita. E insieme scopriranno che la condivisione della fatica e del dolore è spesso il preludio di un miracolo: perché il Cammino scandisce il proprio tempo e influenza il destino di chi lo compie in modi che nessuno può prevedere…


 

Questo libro parla d’amore

Alma decide di andare in vacanza con una sua amica ed incontra un uomo, Bruno. I due si innamorano ma non possono stare insieme. Lei sta aprendo una libreria in città, sta per coronare il suo sogno. Lui è un tipo che non può vivere lontano dalla sua vita, dai suoi cavalli, dai suoi paesaggi.
Dopo la vacanza Alma e Bruno si separano perché nessuno dei due può, e soprattutto vuole, abbandonare la propria vita.

Frida è una psichiatra sposata con Manuel che improvvisamente muore lontano da lei, in una missione, per una febbre.
Quando Frida perde Manuel, perde tutto.

Alma e Frida si incontrano per caso, durante il Cammino di Santiago e si danno forza a vicenda.
Alma è distrutta per la sua storia d’amore non andata in porto, Frida è triste perché non si sente più capace di amare.
Le due donne raccontano tutta la loro storia: Alma si apre perché l’altra sa ascoltare, Frida non parla con qualcuno da troppo tempo.
I motivi che le hanno portate a intraprendere il cammino sono differenti. Alma spera di incontrare Bruno, perché sa che lui ha già percorso quelle strade, mentre Frida vuole conoscere qualcuno che stava a cuore a suo marito.

Questo libro parla d’amore, di due tipi di amore diversi che si incontrano e si confrontano. Parla di due donne e della loro forza.

Le parti che mi sono piaciute di più, in questo libro, sono quelle del diario di Alma. Alla fine, ogni volta, lei scrive una frase di uno scrittore famoso e la discute, confrontandola con ciò che accade nella sua vita.
Un’idea molto carina.

Lo stile di scrittura è scorrevole. Non ho letto il precedente libro di Fioly Bocca, Ovunque tu sarai, quindi purtroppo non posso farvi un paragone.

Il mio voto è 8-, perché in alcuni punti le conversazioni sono così profonde da sembrare quasi irreali. Profonde e bellissime, ci tengo a precisarlo, ma non so se incontrerò mai persone che mi diranno le cose che si dicono i personaggi del libro.

 

Recensione: Fragile come noi forte come l’amicizia – Sara Barnard

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Trama:

Caddy, sedici anni, è la brava ragazza per definizione: buoni voti a scuola, volontariato, sempre ubbidiente, un po’ timida. Lei e Rosie sono amiche inseparabili da sempre e, nonostante non abbiano mai frequentato la stessa scuola e siano molto diverse, nel tempo le differenze tra loro non hanno fatto altro che avvicinarle. Ma cosa può succedere a un incastro tanto perfetto se si tenta di aggiungere un pezzo? Quando compare Suzanne, una nuova compagna incredibilmente bella e spigliata con cui Rosie comincia a passare tutto il suo tempo a scuola, Caddy ne è inevitabilmente gelosa. Suzanne però non è esattamente la ragazza perfetta che lei vede: ci sono cicatrici sul suo corpo, ma soprattutto sul suo cuore, segni indelebili di un passato molto recente che l’hanno resa una ragazza danneggiata…


 

Caddy è alla disperata ricerca di un evento significativo e, alla fine, le capita anche. Solo che non era quello che si aspettava.
Caddy e Rosie sono amiche da sempre, nonostante frequentino scuole diverse, e niente le ha mai separate.
Fino a quando Rosie non conosce Suzanne, una nuova ragazza della sua scuola, e la presenta a Caddy.
L’armonia delle due amiche comincia a sembrare minata: Caddy è gelosa.
Ciò che non si aspetta nessuno è che è proprio Caddy a diventare amica di Suzanne, lasciando da parte Rosie.
Suzanne è una ragazza complicata, che ha avuto problemi durante la sua infanzia per colpa del padre ed ha accumulato tanti, tanti problemi che hanno conseguenze sui suoi comportamenti.
Va alle feste, si ubriaca, si concede ai ragazzi senza avere amor proprio. Nulla sembra importarle, soprattutto la scuola.

Caddy è gentile, vuole aiutarla. Ci prova in tutti i modi, quasi fosse una missione. Il problema è che, mentre Caddy si concentra su Suzanne e la asseconda, perde anche la sua strada.
Sono tutti preoccupati per Suzanne e cercano di aiutarla, rinfacciando continuamente a Caddy i suoi comportamenti sbagliati.
Assecondare Suzanne, non significa darle una mano ed essere una buona amica.

In tutto questo Rosie osserva, valuta i comportamenti delle due ragazze e decide di tenersene alla larga.

Un romanzo sull’importanza dell’amicizia e su come, alcuni legami, si creino quando meno ce lo aspettiamo.

Voto: 8 e mezzo.

Da oggi in libreria: La libreria dei desideri – Claire Ashby

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Meg Michaels, giovane proprietaria di una libreria, si sta leccando ancora le ferite per aver chiuso, una dopo l’altra, due storie con due uomini sbagliati. Durante una festa a casa di amici conosce Theo Taylor, un medico dell’esercito in congedo, che per puro caso scopre il suo segreto: Meg è incinta. Theo è stato ferito in guerra e sembra un tipo scontroso e orgoglioso, ma nasconde in realtà un lato dolce, discreto e premuroso. Tra i due, giorno dopo giorno, nasce un legame strano, fatto di dettagli e confessioni, di comprensione… e di una straordinaria attrazione fisica che coglie entrambi di sorpresa. Tra uno scaffale da riordinare, una pila di bestseller da spolverare e una vita che nasce, Meg sarà capace di darsi di nuovo la possibilità di essere felice?

Data di uscita: 4 febbraio 2016
Prezzo: 12,00€


 

C’è qualcuno, su questo blog, che ha amato il romanzo “Io prima di te“?
Ho letto la prima pagina e mi sono ritrovata con le stesse sensazioni che avevo leggendo quel romanzo.
Con “La libreria dei desideri” conosciamo Meg, ragazza incinta senza marito ne fidanzato, che può contare solo sull’aiuto di suo fratello Steve, della sua amica Ellie, anche lei incinta, e del marito di Ellie, Jack.
Nel primo capitolo Meg conosce Theo, il fratello di Jack, che è stato in guerra e, oltre a portare le cicatrici sul corpo e nell’anima, non ha più una gamba.
Theo odia essere guardato con pietà, odia la compassione, odia se qualcuno cerca di fare le cose per lui. Meg lo sa e lo tratta esattamente come vuole lui: come una persona normale.
Lei è incinta, lui non ha una gamba. Come possono, questi due individui, essersi utili a vicenda?
In realtà non ci stupirà scoprire che saranno più utili gli aiuti che si danno tra di loro, di quelli degli amici.
Meg e Steve sono gemelli ed entrambi non sono cresciuti con una mamma. Il padre li ha allevati, si è risposato con Nina ma Meg non riesce a creare un rapporto con lei. In realtà si vergogna di dire a chiunque che è incinta, lo tiene nascosto finché la pancia non lascia più dubbi e si rende conto, dopo aver dato la notizia, che lei non ha mai avuto una mamma esemplare affianco e mai l’avrà.
Non significa che non potrà essere una brava mamma per il proprio figlio, però.
E se anche il padre della creatura che porta in grembo non vuole saperne nulla, non significa che le cose andranno per forza male.
Meg ha Theo, lui non scapperà come tutti gli altri uomini della sua vita e, soprattutto, come sua madre.

Voto: 9

Veramente bellissimo!

 

 

Recensione: La bambina numero otto – Kim van Alkemade

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Trama:

Ispirato a fatti realmente accaduti, La bambina numero otto è un affascinante romanzo storico incentrato sul dilaniante conflitto interiore di Rachel Rabinowitz, un’infermiera trentenne che si trova a dover scegliere tra vendetta e compassione quando incontra Mildred Solomon, l’ambiziosa dottoressa che tanti anni prima l’ha sottoposta a pericolosi esperimenti.

La storia inizia nel 1919, quando Rachel è solo una vivace bambina di di quattro anni che vive con la sua famiglia in un affollato caseggiato del Lower East Side di New York. Ma in seguito ad un’imprevedibile tragedia familiare che le ha strappato entrambi i genitori, la piccola viene separata dal fratello Sam e spedita in unorfanotrofio ebraico dove la dottoressa Solomon si occupa degli orfanelli e porta avanti le sue ricerche mediche. Sottoposta a pesanti trattamenti a raggi X che lasciano sfigurata, Rachel soffre per anni delle angherie crudele riservatele dagli altri orfani. Ma appena compiuti quindici anni, riesce a fuggire in Colorado dove ritrova il fratello che perso anni prima e scopre una famiglia che non ha mai saputo di avere.

Ma quando crede di aver ormai rimosso i ricordi della sua infanzia dolorosa, Rachel si trova a dover fare i conti il suo passato oscuro quando diventa infermiera all’ Old Hebrews Home di Manhattan. Tra i suoi pazienti infatti si trova proprio la dottoressa Solomon, ormai malata di cancro e segnata dagli anni. Che fare? Vendicarsi per gli orrori del passato o dimostrare compassione  verso un’anziana paziente senza più speranze di guarigione?


 

Chi mi conosce sa, lo dico sempre, che spazio tra tanti generi di libri diversi ma i miei preferiti rimangono sempre quelli che hanno una qualche ambientazione storica reale e problematica.

“La bambina numero otto” ci fa conoscere Rachel da piccola, con i suoi genitori e suo fratello; Rachel che cresce, lontana dal fratello, nel brefotrofio ebraico in seguito alla morte di sua madre e alla fuga di suo padre ed è sottoposta a esperimenti con le radiazioni; Rachel che viene trasferita nell’orfanotrofio ebraico e rivede suo fratello; Rachel che comincia ad appassionarsi al mestiere di infermiera; Rachel che capisce di essere una ragazza “non normale”; Rachel che non ha più i capelli; Rachel che scopre di avere un brutto male e incontra la donna che glielo ha fatto venire; Rachel l’infermiera che lavora con i vecchietti e potrà vendicarsi di tutto il male che le è stato fatto.

Tutto questo, ovviamente, non accade nella lettura nell’ordine in cui ve l’ho detto. Il libro è costruito su due livelli: si alternano capitoli in cui Rachel è grande e in cui Rachel è piccola.
Mi è piaciuto molto questo stile di narrazione, come sono stati sviluppati trama e personaggi e la storia in se.
Nei capitoli in cui Rachel era una bambina che veniva sottoposta ad esperimenti dei dottori in cerca di fama, mi veniva voglia di ammazzarli. Nei capitoli in cui Rachel subiva ancora le conseguenze delle azioni di quei dottori, mi veniva voglia di ammazzarli. Nei capitoli in cui, da grande, Rachel si rende conto che la sua vita è stata completamente rovinata per sempre, mi veniva ancora voglia di ammazzarli.
Sapete cosa, soprattutto, mi preme tanto? Queste cose sono DAVVERO accadute a dei bambini, un tempo, e ci sono DAVVERO state delle conseguenze serie.
Sapete perché ne sono sicura, a parte quello che c’è scritto nella trama?
Perché ho testimonianze e prove che tanto tempo fa non si capiva il vero effetto delle radiazioni.
Mia nonna era ai primi mesi di gravidanza (ma non ne era ancora consapevole), intorno agli anni ’60, e per qualche motivo legato a qualche malattia che si stava diffondendo in quel periodo, fu “costretta” dalle circostanze a fare una radiografia.
Quando partorì la bambina nacque completamente nera (non di carnagione ovviamente, era bruciata) e con il cranio tagliato da una linea orizzontale. Il cervello era per metà fuori.
La bambina superò la notte ma morì la mattina dopo, si chiamava Paola.

Se una radiografia ha potuto fare questo a una bambina nella pancia di mia nonna, immaginatevi cosa ha potuto fare a quei bambini degli esperimenti con i raggi X che venivano sottoposti ogni giorno a trattamenti per malattie che NON avevano.
Secondo me è a dir poco terribile.

Il voto per questo libro è 8 e mezzo.

 

Cosa penso del mio Kindle…

(Amazon NON mi da un centesimo per questo mio post, Amazon NON mi ha fornito il Kindle, questo post NON è per pubblicità.)

“Se avessi ascoltato prima Andrea…” (ecco, ora caro amico sarai contento)

Ho ricevuto il Kindle per Natale ed è il modello normale, quello che costa di meno, quindi non ha luci incorporate ne altri optional strani.
Fino a pochissimo tempo fa ero una di quelle che professavano la religione del cartaceo tutta la vita, se sentivo parlare di ebook storcevo il muso e anche se capivo il risparmio e la comodità ero assolutamente fedele all’odore di un libro appena comprato.
Da quando mi è venuto in mente che prendere un Kindle sarebbe stata una svolta per il mio essere blogger (parlo sia in merito a collaborazioni con case editrici che spediscono solo ebook, sia in merito a determinati libri che costano tantissimo in cartaceo e pochissimo in ebook) ho cominciato a cambiare un po’ idea.
Nel momento esatto in cui ho cominciato ad usare il Kindle… ho capito tutti quelli che leggono in ebook!

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Adesso io parlo di Kindle perché ho acquistato questo MA un e-reader vale l’altro, secondo me, quindi se volete comprarne uno scegliete quello che vi pare e piace!

Quello che sto cercando di dirvi è che il mondo degli ebook è un altro universo perché:

  • posso leggere in qualsiasi posizione io voglia (supina, a pancia in giù o stesa di lato) senza che capiti ciò che mi succede coi libri, ovvero non riuscire a vedere determinati punti del libro;
  • posso stare tranquilla e farmi passare l’ansia di rovinare la copertina;
  • leggo molto più velocemente perché il calcolo è fatto in kindlepagine (io le chiamo così) e affianco mi appare la percentuale di pagine che ho già letto, questo mi motiva ad andare avanti senza farmi sentire pressioni (è una cosa psicologica, credo);
  • ultimamente volevo comprare la conclusione di una saga che aspetto di finire da qualcosa tipo due anni e ho notato che il prezzo cartaceo è 12,90€ mentre il prezzo ebook 1,99€;
  • amazon, ibs, gli store online in generale offrono degli ebook ( ne ho già scaricati una sessantina )che hanno un costo pari a 0 euro (a volte sono spin-off, prologhi o epiloghi di saghe, a volte mini racconti o semplicemente libri di self-publishing) e che sono molto validi a livello di trame e contenuti;
  • posso smettere di sfracellarmi gli occhi davanti al computer per leggere gli ebook che mi spediscono autori e case editrici grazie allo schermo opaco;
  • ho tutti i miei libri in un posto solo e posso cambiare da uno all’altro senza perdere il segno e senza, soprattutto, dovermi trasportare in giro per la casa tutti i volumi (sono una che legge tanti libri contemporaneamente e che è nomade nel corso della lettura, alterno posti di tutta la casa a seconda di come mi gira);
  • posso portarmelo in giro senza che la borsa cerchi di staccarmi una spalla;
  • posso segnare tutte le citazioni più belle (cosa che chi mi segue su Facebook sa che faccio abitualmente anche con i cartacei) evidenziandole e poi le ritrovo tutte in un file che si sfoglia come un libro e dal quale posso fare copia e incolla salvandole in altri posti;

Con questo elenco ovviamente non voglio dire che ho smesso di comprare cartaceo, anzi, ma solo che adesso capisco molto di più chi legge in ebook.
Molto presto il mio e-reader sarà pieno di ogni sorta di libro e non vedo l’ora quest’estate di fare il pieno e portare tutto a casa a mare (voi non sapete che testa mi faceva mio padre ogni trasloco quando mi portavo dietro dai 15 ai 20 libri ).

Voto al Kindle? 9.
Perde mezzo punto perché ovviamente non posso leggere al buio ne in zone illuminate solo in parte e un altro mezzo punto perché la scritta Kindle non si vede quando faccio le foto 😦