Recensione: La lettera scarlatta – Nathaniel Hawthorne

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Trama

La giovane Ester Prynne, condannata per adulterio nella puritana Boston, sarà costretta a portare per sempre sul seno una fiammeggiante, scarlatta, lettera «A» (A come adulterio? Come Arte? Come America?), da lei stessa ricamata. Ester non ha mai voluto rivelare il nome del suo “complice” che infine – lacerato tra ansia di schiettezza e orgoglio, e perseguitato dal marito della giovane – cederà, confessando la sua colpa. La lettera scarlatta, libro che rese celebre il nome di Nathaniel Hawthorne, è un mirabile esempio di fusione perfettamente riuscita tra sviluppo tematico-narrativo, delineazione dei personaggi e procedimenti linguistico-stilistici. Hawthorne fa di Ester un personaggio esemplare: mostrando, da un lato, una compartecipazione profonda, ma soffermandosi, dall’altro, in un pensoso e drammatico indugio di fronte alla sua “colpa”, pur condannando l’implacabilità puritana e la violenza moralistico-sociale di cui è vittima.

Recensione

Questa è la storia di come mi sono avvicinata a “La lettera scarlatta”:
Ho visto “Easy girl”, ho riso un po’ in seguito alle splendide performance di Emma Stone che sfoggiava una lettera scarlatta sui vestiti e ho notato che parlavano sempre di questo grande classico della letteratura.
(Pare che in America vada alla grande e lo diano da studiare nelle scuole).
Certo, avevo già sentito parlare della storia di questa donna che veniva accusata di adulterio perché aveva generato una figlia fuori dal matrimonio, ma prima di aver visto quel film non ero così curiosa di leggerla.
Quando ho visto questo libro ad un mercatino dell’usato, l’ho afferrato e mi sono detta “Ok, Serena, ecco il momento in cui leggerai un gran classico della letteratura e, se tutto va bene, te lo farai piacere”.
Sbagliato, Serena. Non te lo farai piacere proprio per niente.
Mi dispiace deludervi, ma ho fatto un gran buco nell’acqua.
Questo linguaggio d’altri tempi super complicato, le lunghe descrizioni e i personaggi proprio non mi hanno colpita. A momenti mi addormentavo sulle pagine e avevo sempre bisogno di qualcuno che mi desse un colpetto per intimarmi di stare sveglia.
E’ stata una sfida con me stessa.
Fallita, ma pur sempre una sfida.
E alla fine il tutto si è evoluto in una vera e propria guerra: c’ero io che volevo mollare ed il libro che mi implorava di continuare e di dargli, ogni volta, un’altra occasione.
Alla fine questo mio inesorabile andare avanti mi ha portata, inevitabilmente, all’odio profondo.
E quindi eccomi qui che vi dico una cosa: questo libro mi ha aperto gli occhi sui miei gusti letterari e non credo che riproverò a leggere un classico così facilmente.
Sono troppo superficiale.
Fine.
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5 thoughts on “Recensione: La lettera scarlatta – Nathaniel Hawthorne

  1. Per quanto concordi sull’avversione verso lo stile di scrittura classico (io stesso ho interrotto a metà “Orgoglio e pregiudizio” e “Anna Karenina”), devo ammettere che questo romanzo mi è piaciuto.
    Resistendo a tutti i “difetti” che hai elencato, ho comunque apprezzato la storia; se vuoi, qua puoi leggere la mia recensione https://ordineecaos2.wordpress.com/2016/06/24/la-lettera-scarlatta/ 🙂

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  2. Ti capisco in pieno.
    Io l’ho comprato tre anni fa – un po’ per la sua fama di classico, un po’ per il suo titolo, un po’ per non so che cosa. Ma santo cielo, quanto è stato difficile.
    Spesso non capivo di cosa si stesse parlando e a volte dovevo rileggere una frase un sacco di volte per inquadrarne il senso – non parliamo poi dell’inizio con tutti quei termini dei permessi della marina o non mi ricordo che cosa.
    E’ stata una lettura portata avanti con molta sofferenza, non vedevo l’ora di arrivarci in fondo e l’ho finito solo perché non mi piace abbandonare i libri.

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  3. Io l’ho ripreso in mano dopo un pò, mi capita coi libri, a volte non ci piacciamo subito ma a mente fredda l’ho letto e devo dire che mi è piaciuto.
    Sarà che io sono terribilmente strana, sarà che io adoro le descrizioni perchè mi proiettano direttamente in un mondo parallelo che non solo leggo ma “vedo, però mi è piaciuto….

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  4. Non ho letto il romanzo in questione ma posso facilmente comprendere la difficoltà che si può vivere quando ci si immerge in un testo i cui contenuti (soprattutto stilistici, derivanti dall’epoca di appartenenza dell’autore/autrice) sono completamente estranei al nostro ambiente (sociale, personale, culturale, temporale, politico e via discorrendo).
    Ciò nonostante io non mi arrenderei, anzi. Forse vi è solo bisogno di entrare nel mood (come si suol dire) del libro che si sta leggendo.
    E’ chiaro che se alle spalle si hanno solo letture di testi Young Adult o romanzetti rosa, sarà maggiore la complessità del “classico” in questione. Forse è solo una questione di esperienza e tenacia.

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